Attualità

LETTERA AL PRIMO CITTADINO E AI RUVESI: “IL MIO MESSAGGIO PENSATO DALL’AUSTRIA”

Gentili Sign.ri/re Redattori/rici della pagina Ruvesi.it,
mi chiamo Dorotea Fracchiolla e sono originaria di Ruvo di Puglia. Vivo da diverso tempo fuori e al momento abito in Austria. Ho provato a contattare il Signor Sindaco negli scorsi giorni con nessun successo.
Posso immaginare sia oberato di lavoro dato il suo attivo e proficuo impegno nella gestione della situazione d´emergenza in cui si ritrova il nostro paese e tutta l´Italia. Anche qui é situazione di emergenza e da una settimana si vive in stato di quarantena. Ho deciso dunque di scrivere una lettera al nostro Sindaco, sperando nella possibilità di condividere con tutti i cittadini e sui maggiori canali il mio pensiero di speranza e per certi versi di indignazione. Spero troviate la lettera pubblicabile. Auguro a tutti buona salute e Vi ringrazio in anticipo del
servizio! Grazie!
Dorotea

Spett.Le Sig.re Sindaco Pasquale Chieco,
é da diverso tempo che intendo rivolgerLe il mio pensiero personale su ormai vari temi che col passare dei giorni e delle stagioni si sono accumulati in una lista che cercheró qui di riassumere. Purtoppo, da Ruvese trapiantata a Vienna (passando per altre cittá italiane ed europee nell’ultimo decennio a oggi) le occasioni per stringerLe la mano e presentarmi a Lei di persona nelle strade del mio Paese sono sempre piú rare.
Mi presento quindi qui, per iscritto. Sono Dorotea. Vivo e lavoro nella cittá di Vienna nell´ambito della Ricerca scientifica in un team internazionale che studia i meccanismi molecolari della Autofagia, un processo che se patologico é da ritenere tra le cause delle patologie neurodegenerative dell´Alzheimer e del Parkinson. Un laboratorio che negli ultimi sette anni é diventato la mia seconda famiglia, la mia seconda Casa.
In questi anni trascorsi in ambienti internazionali, dove é piú comune condividere spazi e servizi con gente che non parla la tua stessa lingua, la volontá e la capacitá di comunicare sono strumenti di sopravvivenza primari. Lo sforzo che si fa per essere capiti, oltre la barriera linguistica, diventa ancora piú grande quando tra le persone si interpone la barriera culturale, basata su una storia di popolazione diversa. Tutto questo per dirLe che, dalla mia esperienza, riuscire a COMUNICARE il proprio pensiero puó essere uno strumento di salvezza. E se di fronte ci sono orecchie che ascoltano, puoi fare la differenza per te e per la/e persona/e che hai di fronte. Per questo motivo ho deciso di scriverLe, e se questa lettera verrá diffusa, questa lettera é per
voi, Ruvesi.

Ricordo l ´ultima volta in cui L´ho vista di persona, durante la pausa natalizia, mentre discorreva con la titolare di un esercizio commerciale nel pieno centro di Ruvo in Piazza Castello. Una piazza imbandita e decorata con le “Luci d´Artista” che mi (ci) hanno fatto sognare, anche quest´anno. Era per dirLe quanto segue se L´ho attesa in piazza quella fredda e ventosa sera di gennaio, prima di ripartire per la cittá da cui oggi Le scrivo, perché uscito da quel locale Le potessi stringere la mano e Le potessi dire: GRAZIE! Grazie per il regalo che Lei e i suoi
collaboratori e i cittadini (bambini e adulti) mi hanno fatto trovare al mio ritorno a Casa, insieme a tutte le altre infrastrutture pubbliche su cui so si sta lavorando operosamente insieme, al servizio della Comunitá.
Quella occasione é poi passata, il tempo che ho avuto a disposizione prima di ripartire é volato, e cosí ho fatto io per tornare qui in Austria, ma il mio pensiero é rimasto lí, sentito come allora, e qui glielo comunico.

Poi, da qualche settimana a questa parte si é presentato un nuovo motivo per venire a stringerLe la mano, magari questa volta nel rispetto delle norme igieniche che la situazione odierna ci impone, in Italia cosí come in Austria. Nel vortice di pochi giorni l´evolversi della situazione d´emergenza ha imposto misure tanto drastiche quanto necessarie per affrontare l´ondata di infezione, al meglio. Nel giro di un weekend i nostri Capi d´Istituto hanno vietato l´accesso ai laboratori perché le nostre attività di ricerca non sono ritenute essenziali, le Autoritá hanno vietato gli assembramenti e i saluti ai miei colleghi (la mia
seconda famiglia) sono avvenuti per messaggio o per telefono. Nemmeno il tempo di un saluto vero, con un abbraccio forte, come piace a me. Da giovedí chiusi in casa, io nel mio appartemento. Nel frattempo l´aereoporto ha bloccato i voli diretti Vienna-Bari che ultimamente riuscivo a prendere una volta al mese per tornare a casa per necessitá diciamo del cuore, dato che la mia famiglia é tutta lí. In brevissimo tempo l´Austria ha bloccato i treni spola per l´Italia data la paura del contagio, che comunque giá covava da settimane nelle regioni meridionali
del Tirolo.
Non glielo nascondo, per diverse sere prima di andare a letto mi sono chiesta: ”Come faccio a tornare a casa?”. Nel vivere fuori, dai tempi dell´Universitá, per accorciare le distanze mi sono sempre detta: ”Tranquilla, sei sulla stessa Terra dei tuoi cari. Ci sará sempre un treno, un aereo che ti riporteranno a casa”. Ma questa volta non mi pareva proprio cosí e a questo non ci avevo mai pensato.
In realtà, non ho mai davvero pensato di partire e “scendere” anzi, senza neppure pensarci ma secondo una legge istintiva, interiore, viscerale ho deciso che a Casa non ci sarei “scesa”, e infatti non si doveva fare. Di fronte alla certezza di complicare le cose giá di per sé complicate, la cosa piú sensata da fare in quel momento mi sembrava aiutare a mettere ordine e obbedire a chi si ritrova con l´onere di gestire la situazione. I miei pensieri erano piú dei vaneggiamenti e l´abitudine a cercare una soluzione per cavarsela, anche quando chi hai di fronte non parla la tua stessa lingua, e questo Virus sicuramente non parla l´italiano, ne´ il tedesco, e neppure l´inglese.
Di contro, ricordo ancora la paura che mi ha assalita la mattina di
lunedi di due settimane fa quando, passata la notte, hanno diffuso i video degli assalti ai treni nella Stazione Centrale di Milano, con tutti quelli che invece avevano deciso di “scendere a casa”. Una razzia, una pazzia che mi hanno tolto il fiato. Razzia -perché con questa parola di disprezzo riesco a definire l´accaduto- dei posti in treno per “scendere a casa” di tutti quei meridionali che hanno la fortuna di vivere giusto un pó piú a Sud del confine con l´Austria e in lá delle Alpi, a Milano, e che su quei treni ci sono saliti. Non ho provato invidia, ma vergogna. Per loro. Mi si é stretto lo stomaco e la rabbia l´avrei potuta manifestare solo a gesti, non a parole. Un virus portato nelle viscere della penisola da un´orda di gente impaurita, ma non giustificata. Stento a credere avessero tutti motivi di necessitá a spostarsi.
Questa é la seconda cosa che volevo COMUNICARLE. Lei deve sapere che a parte quelle decine di migliaia di Meridionali, di Pugliesi che sono tornati a casa sull´onda di un panico generale che li ha resi ciechi nelle loro azioni, magari incoraggiati dalle proprie famiglie, IO RESTO A VIENNA, IO RESTO QUI. So che siamo in tanti e voglio che Lei lo sappia. I miei coetanei e concittadini Ruvesi e Terlizzesi che vivono nelle Province di Biella, Torino, Bergamo SONO RIMASTI AL NORD, SONO
RIMASTI A CASA, che quasi suona come un ossimoro.
Noi siamo rimasti qui e da qui collaboriamo con Lei, da qui dimostriamo senza limiti il nostro Amore per voi, con un senso di Comunitá che sento l´esperienza internazionale mi ha inculcato, rendendomi cittadina del Mondo, che mi ha educata a pensare che Casa mia é ovunque su questa Terra, che la mia Famiglia sono gli esseri umani che tengono a me, anche a distanza e con pensiero costante.
Cosí, a testa alta e tanto tanto coraggio, Le e vi inviamo il nostro
supporto e la nostra richiesta disperata di avere cura di Casa nostra e delle nostre Famiglie, quelle di sangue che abbiamo lasciato a Ruvo e che io non vedo l´ora di riabbracciare, tra pochi mesi, insieme a tutte le famiglie che abbiamo deciso di proteggere a distanza, dal Nord.
Se Ruvo puó contare su di noi, noi chiediamo di poter contare su una Ruvo che si impegna a farci tornare presto a Casa, magari per Pasqua.
Che ne dite? Ce la facciamo? STATE A CASA! E mangiate i panzerotti che le vostre mamme vi preparano.

Con l´ammirazione e il rispetto che si devono alle persone che nella vita si impegnano seriamente per un obiettivo, per un bene piú alto, nel rispetto del bene comune, GRAZIE per la collaborazione che ci stiamo mettendo tutti!

A presto Ruvo, bis bald!

Una incurabile innamorata del proprio Paese e delle proprie origini, grazie!

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