TRISTEZA: COLDIRETTI TARANTO, SUBITO TAVOLO CON LA REGIONE PER PIANO STRAORDINARIO AGRUMI NEL PSR; TUTELARE PATRIMONIO DI 1.041 IMPRESE

“Chiederemo attraverso la struttura regionale un tavolo urgente alla Regione Puglia per far ricomprendere anche la ‘tristeza degli agrumi’ nella Misura 5.2 del PSR che sostiene la realizzazione di investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo agricolo aziendale danneggiato o distrutto dal verificarsi di calamità ed eventi avversi a carattere eccezionale, comprese fitopatie ed infestazioni parassitarie. Gli agricoltori di alcune aree della provincia di Taranto vanno sostenuti, perché non possono essere lasciati in balia di espianti e aggravio di costi e burocrazia, dato che per poter esportare agrumi con foglia sono obbligati a dotarsi di passaporto verde”. E’ il Presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, ad intervenire sulla delicata vicenda della ‘tristeza degli agrumi’, convinto che non vada tenuta la testa sotto la sabbia, piuttosto debba essere profilata una strategia complessiva della Regione Puglia che finora ha considerato tra le fitopatologie la sola Xylella fastidiosa.

“Le imprese agricole che si dedicano alla produzione di agrumi in provincia di Taranto con grande sacrificio e sforzo imprenditoriale – aggiunge il Direttore di Coldiretti Taranto, Aldo De Sario – sono 1.041, il 9% del totale dell’imprenditoria agroalimentare jonica. Producono agrumi di eccellente qualità, come dimostrato anche dal riconoscimento comunitario IGP alle ‘Clementine del Golfo di Taranto’ e tale patrimonio va valorizzato attraverso un piano straordinario agrumicolo ed un sostegno al reddito, considerato anche il fatto che la concorrenza sleale degli Paesi comunitari ed extracomunitari sta determinando un calo dei prezzi di vendita fino del 25%”.

In Puglia si producono 1milione e 100mila quintali di arance e clementine prodotti di eccellente qualità che spesso non trovano mercato. L’impossibilità di esportare sul mercato russo – secondo Coldiretti – ha peraltro provocato per molti prodotti alimentari una situazione di eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. Ai danni diretti, poi, vanno aggiunti quelli indiretti determinati dalla diffusione sul mercato russo di imitazioni low cost dei prodotti italiani che rischiano di scalfire l’immagine dei prodotti originali nel tempo.

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