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Dalla violenza domestica a una nuova felicità. Il racconto di una giovane donna ruvese

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Luciana, donna di 27 anni di origine ruvese, oggi vive in Veneto, dove ha costruito e ritrovato la sua felicità. Ci racconta del suo passato, della violenza fisica e psicologica subita da parte di un uomo che credeva di amare. Testimonianza questa che gli eroi dei nostri tempi sono anche le donne come Luciana, armate di coraggio e di tanta forza, quella di rialzarsi e combattere per ritrovare la propria felicità e dignità.

Due giorni fa, 25 novembre, è ricorsa la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una ricorrenza istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di comunicare, educare e prevenire un problema di cui oggi si continua a parlare. I dati inquietanti registrano in tutto il mondo che una donna su tre subisce violenza dai 15 anni in poi. Anche Ruvo di Puglia non scappa a questi numeri. Ce lo racconta Luciana, nome di fantasia che permetterà alla protagonista di restare nell’anonimato.

«Avevo solo 17 anni quando ho incontrato quello che ho sempre creduto essere l’amore della mia vita. Lorenzo appariva perfetto ai miei occhi, era più grande di me di dieci anni, ma mi amava così tanto che soli dopo tre anni decidemmo di convolare a nozze», racconta Luciana con un’aria quasi malinconica. L’incipit di una storia che si sarebbe potuta evolvere nel migliore dei modi. Luciana immaginava un matrimonio felice, l’arrivo dei figli, la condivisione di idee e il rispetto reciproco. «Ma Lorenzo non si è rivelato un buon marito. Solo dopo pochi mesi dal matrimonio e dunque dalla convivenza sotto lo stesso tetto, ho cominciato a notare comportamenti strani e fastidiosi. Era sempre irritato, stanco, comunicava poco e non gli andava bene mai niente. – Ci dice Luciana – Fino a che una sera, tornata da un turno serale di lavoro (ero cameriera presso un ristorantino a Trani), dovetti subire le sue urla per soli dieci minuti di ritardo e perché la cena non era ancora pronta». Che donna sei?/Quando torno a casa la cena deve essere a tavola/Non posso aspettare i tuoi comodi, fai più in fretta/Io sono stanco e vorrei cenare presto/Lascia il lavoro e resta in casa, il mio può bastare. Questo fu l’inizio di una vita tramutata in un vero e proprio incubo per l’ancora giovanissima Luciana che a soli vent’anni si ritrovò a dover lasciare il lavoro per amore di un marito incomprensivo, possessivo e padrone dei suoi movimenti.

«Mi direte che sono stata una stupida, ma ero giovane e innamorata di lui. Le violenze verbali continuarono anche per un semplice piatto più salato e da lui non apprezzato. Ai miei genitori non dissi nulla. Quando annunciai loro il matrimonio non erano molto d’accordo a causa della mia giovinezza. Non volevo dunque deluderli, non volevo far vedere loro che avevo sbagliato. Piangevo e pensavo che tutto si sarebbe messo a posto facilmente, che insieme a mio marito avrei superato tutto, che era solo un brutto momento, ma non fu così». Luciana, nonostante tutto, era piena di speranze. Era il 2013 quando passato un anno dal suo matrimonio, la situazione mai migliorata nel tempo sfociò in un grave episodio di violenza fisica. Il motivo che quel brutto giorno fece saltare i nervi a Lorenzo fu un bicchiere rotto durante il passaggio dal tavolo alla lavastoviglie. «Ti può sembrare un motivo questo? – Mi dice Luciana prima di raccontarmi l’intero episodio – Una donna, una moglie, non può essere pestata da suo marito solo per aver fatto cadere e rompere sul pavimento un bicchiere di vetro. Non può essere eppure è successo. Quella sera ha rappresentato la giornata più brutta della mia vita. Non mi va di raccontarvi i dettagli, vi dico solo che era quasi mezzanotte ed io ero ancora a terra, in cucina. Probabilmente avevo perso i sensi per un’oretta, mi sentivo morire e completamente dolorante. Mi accorsi di tutto solo quando mi svegliai in una pozza di sangue che stavo perdendo dal naso e dalla bocca. Lui era a dormire. Riuscii per fortuna a mettermi in piedi e a prendere il cellulare. Chiamai immediatamente i miei genitori che si precipitarono a casa insieme ai Carabinieri».

Luciana da quel giorno è riuscita a porre fine a un incubo. «La strada è stata lunga, lui è stato momentaneamente arrestato, poi presto rilasciato. Ho vissuto nella paura che potesse cercarmi, ma tutte le persone a me care mi sono state accanto in ogni momento, accompagnandomi anche lungo la strada del divorzio», racconta Luciana che, nel 2015 decide di proseguire gli studi e di trasferirsi a Bologna. Lì la sua vita è cambiata, ha frequentato una scuola per acconciatori ed estetisti. Ha lavorato in provincia di Ferrara come parrucchiera sino al 2016 ed oggi ha un suo grande salone in Veneto dove vive felice con la sua nuova famiglia, il suo nuovo marito e le sue due figlie.

«Quello di Lorenzo è stato un lungo capitolo di sofferenze, ma per fortuna ne sono uscita grazie alla mia forza e all’aiuto della mia famiglia. Oggi sono felice, ma resterà per sempre la cicatrice di quegli anni. Voglio dire alle donne di allontanare gli uomini cattivi al primo segnale di violenza, anche se credete di essere innamorate e di non poter fare a meno della loro presenza. Noi donne riusciamo a brillare anche da sole, non abbiamo bisogno di un uomo che ci rovini la vita. Amate innanzitutto voi stesse». È l’intenso messaggio di Luciana. Un messaggio da condividere, da sentire e da rendere vivo ogni qualvolta un uomo non ci rispetti. Luciana ce l’ha fatta, adesso ha una vita felice. Basta solo avere coraggio.

 

 

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