Centrosinistra, testa a testa tra Scardigno e Curci, avanza un terzo nome. A breve anche il candidato di alcune civiche ruvesi
Ciccio Cecalupo dovrà fare Filippo Bisciglia e provare a trovare un punto d’intesa che permetta di superare un impasse diventato ormai imbarazzante. Perché è proprio questo dubbio amletico ad aver frenato tutto, congelando le aspirazioni del centrosinistra di offrire quanto prima un’alternativa a Orazio Saulle.
Mentre il candidato di centrodestra prosegue la sua corsa con l’avvio dei tavoli programmatici che porteranno alla definizione del programma elettorale, dall’altra parte lo scenario è ancora totalmente in divenire. Saulle ha completato la sua lista civica, ne ha un’altra pronta nel cassetto e ha consolidato l’alleanza con i suoi alleati. Lavora da tempo alla sua proposta e, ben presto, presenterà alla città la propria visione. Dall’altra parte, invece, permane lo stallo.
Il primo a “sbottare” è stato Giovanni Mazzone, “Popolari Con”, che ha messo sul tavolo della coalizione la propria candidatura: «Voi non vi decidete e noi non stiamo a guardare». Chiaro e coerente anche il messaggio del Partito della Rifondazione Comunista Ruvo: «O vi date una mossa e ci dite chi è il vostro candidato sindaco oppure andiamo per fatti nostri». Piovuti like su facebook anche da tesserati Pd.
Un messaggio che si inserisce nel solco di quanto già detto dal segretario Pierdomenico Di Terlizzi durante una puntata de Il Confronto. Siamo di fronte a uno scenario inedito, perché la sinistra, negli ultimi anni, è sempre stata compatta sulle scelte da effettuare. Ma i tempi sono cambiati e oggi c’è una coalizione che attende la scelta del PD Ruvo per muoversi di conseguenza.
E, in tutto questo, c’è anche il nome di Antonio Mazzone, che troverebbe sicuramente sponde all’interno della coalizione, persino dentro il Partito Democratico.
Neanche i vertici del partito sono riusciti finora a offrire una soluzione. E la via d’uscita dal “casotto” potrebbe chiamarsi terzo nome. Al momento, però, vere alternative all’attuale presidente del Consiglio e all’assessore ai Servizi Sociali non sembrano esserci. Si era provato a stuzzicare anche una ex dirigente comunale, oggi in pensione, ma la burocrazia e la volontà della diretta interessata hanno spinto la discussione verso altri fronti. Sarebbe davvero singolare dover cercare fuori dal partito, o attingere dalla società civile, la soluzione a questo “enigma” elettorale. Singolare, ma attualmente appare l’unica strada decisiva per trovare una soluzione laddove Scardigno e Curci decidano di proseguire sulla loro strada imperterriti.
Michele Scardigno è la prima scelta del partito, per storicità e dovere istituzionale. Nico Curci rappresenta il “numero 2”. Ma, come accade spesso anche in Formula 1, a volte le gerarchie vengono stravolte. Non sarebbe un torto personale a Michele, quanto piuttosto il risultato di una comunione d’intenti maturata prima al di fuori del partito stesso e successivamente rafforzata da qualche sponda interna.
Michele appare leggermente favorito, anche alla luce dell’orientamento di una parte del Pd verso un candidato percepito come più vicino alla gente, in grado di rappresentare uno strappo con il passato. Un passato recente che, però, potrebbe rientrare dalla finestra qualora il Governo Meloni dovesse dare il via libera al terzo mandato. Da Roma potrebbe così arrivare l’assist decisivo per risolvere la questione. Ma i tempi sono lunghi e il centrosinistra ha fretta di sciogliere le riserve.
Attenzione, però, perché non saranno soltanto in due al “ballo” delle amministrative. Le liste civiche si sono unite e potrebbero sciogliere ben presto la riserva. Sono realtà che contestano l’operato tanto del centrosinistra quanto del centrodestra e che, sebbene di estrazione politica diversa, hanno scelto di unirsi per trovare una sintesi e provare a convincere quella parte di elettorato che resta a casa e, in qualche modo, decide di non decidere. Nelle prossime settimane verrà individuato un candidato sindaco che possa scendere in campo e sparigliare le carte. E, a quel punto, il “falò” del centrosinistra potrebbe diventare soltanto uno dei tanti appuntamenti di una campagna elettorale tutta ancora da scrivere.