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PAOLO STRAGAPEDE PORTA RUVO IN CIMA AL TENNIS TAVOLO PIEMONTESE

Ruvo di Puglia non smette di produrre figure sportive capaci di imporsi in ogni ambito dello sport nazionale: è il caso di Paolo Stragapede, di recente laureatosi Campione Regionale di Tennis Tavolo di IV Categoria in Piemonte. Cresciuto dell’ASD Tennis Tavolo “Biagio Todisco” Ruvo e trasferitosi per motivi di studio e lavoro nel capoluogo piemontese, Paolo ha raccolto numerose soddisfazioni sportive, tra le quali il riconoscimento regionale di domenica scorsa. Partendo come seconda testa di serie, il ruvese ha battuto in finale Ivan Tocchetti, coronando un piccolo grande sogno. Dopo questo successo, Paolo ci ha concesso un’intervista, nella quale non sono mancati passaggi emozionanti.

Ti va di introdurci al contesto che ti ha visto trionfare come campione regionale del Piemonte?

È stato un anno intenso, difficile a tratti. Mi sono ritrovato ad essere numero uno della mia squadra e a dover portare in prima persona i punti per le vittorie in campionato. Da noi le squadre sono formate da tre giocatori, che si affrontano in maniera schematica: ogni giocatore gioca al massimo tre volte e le gare si considerano vinte quando una squadra porta per prima 5 punti, ciascun punto equivale ad una partita vinta. Negli altri anni avevo sempre qualcuno più forte di me che portava costantemente tre punti alla squadra. Io e il mio altro compagno non avevamo troppa pressione in quanto bastava portare a casa un punto ciascuno. Quest’anno la società ha deciso che il giocatore “forte” dovevo essere io. Da qui mi sono responsabilizzato e ho cominciato a inanellare tante vittorie in campionato, chiudendo con 33 vittorie su 37 giocate e perdendo sole quattro partite per pochissimi dettagli. Ovviamente questo mi ha dato grande fiducia anche nei tornei di singolo, tanto da portarmi al titolo regionale.

Quali sono le emozioni che hanno accompagnato una vittoria così importante?

Non lo so. Mentre giochi non pensi a niente, cerchi di non sentire niente, di trovare la concentrazione e la calma necessarie a capire quello che sta realmente succedendo in ogni istante di ogni singolo scambio: difficile, a tratti impensabile. Gli elementi che contraddistinguono chi vince da chi perde, soprattutto nelle ultime gare, nelle quali i giocatori sono tutti bravi allo stesso modo, è la calma e la voglia di affrontare quello che sta succedendo senza immaginare quello che può succedere. È stata una finale intensa , bella, mi sono divertito come un pazzo perché vedevo che il mio avversario e amico Ivan era molto preso e non stava vivendo quello che stava succedendo. Ripeto, è difficilissimo: in quei momenti pensi a mille cose e infatti tanti punti scivolano via senza che tu ti accorga di nulla. Gli amici e il pubblico di certo non aiutano. Quando mi giravo a guardare mi tremavano le gambe ma dovevo cercare la serenità. Alla fine è stata un esplosione, sono salito in piedi sul tavolo e ho ricevuto l’applauso. Dopo mi sono steso a terra, cercando di tornare con la mente all’ultimo scambio dell’ultimo punto: il più bello di tutto il torneo.

Come ti sei appassionato a uno sport meno praticato come il tennis tavolo, che poi ti ha regalato tutte queste emozioni?

Da piccolo, quando avevo 9 anni, i miei cugini giocavano a Ping Pong. Io ero negato fino all’osso, non riuscivo neanche a tenere la racchetta in mano, ma poi la voglia di riuscire è stata più forte della mia incapacità. Nella società di Ruvo ho cominciato a “camminare “ pongisticamente parlando, sotto lo sguardo attento di Maurice Rotondo, grande allenatore ma soprattutto persona fantastica. Devo a lui, e a tutte le chiacchierate che facciamo, i miei momenti di tranquillità sul tavolo.
Quali obiettivi hai per il futuro? Prima o poi tornerai a giocare qui a Ruvo?
Tra gli obiettivi per il futuro ci sono senza dubbio i playoff promozione della prossima settimana. Poi, per gli obiettivi più lontani nel tempo non saprei. Mi piacerebbe tornare a Ruvo anche perché mi piacerebbe tornare a casa. Questo dipende dal lavoro: qui a Torino sono diventato un ingegnere e sto cercando di fare carriera in una grande azienda che progetta e produce cavi elettrici. Quindi un domani, dipendentemente dal lavoro, magari potrò tornare. Il Ping Pong, per me, è un hobby, così come è giusto che sia in un paese come l’Italia. Ho vinto un torneo regionale, avessi vinto un mondiale magari con il giusto compenso mi sarei mosso. A parte gli scherzi, sarebbe bello ma adesso è più un sogno.
Ringraziamo Paolo per la dispobibilità mostrataci e gli auguriamo il meglio per il prosieguo delle sue carriere, tanto quella pongistica quanto quella lavorativa.
Per l’immagine in evidenza si ringrazia L’ASD Tennis Tavolo “Biagio Todisco” Ruvo.

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