Cultura

Le musiche della Settimana Santa tra “follia” e spiritualità. Pino Minafra: «La banda musicale è un patrimonio da tutelare!»

La Banda musicale è lo spirito di un popolo, è la summa musicale della sua storia, delle sue sofferenze e delle sue conquiste. Nei suoni gravi dei tromboni, nei ritmi tellurici delle percussioni, nella leggerezza dei clarinetti si esprimono la gioia, le lacrime, la rabbia di uomini, donne e fanciulli.  Proprio per questo, la banda, patrimonio prezioso e nobile del Sud, deve essere protetto. A tutti i livelli.

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Il Maestro Michele Di Puppo

Di questo è convinto e forte sostenitore il M° Pino Minafra che ieri, in occasione del Concerto di Pasqua –  Progetto Speciale “Le musiche della Settimana Santa – Tradizione e Innovazione”, con “La Banda” , il quartetto vocale delle “Faraualla”, i Maestri Michele Di Puppo  e Livio Minafra non ha lesinato aspre critiche nei confronti delle istituzioni regionali per lo scarso interesse nei confronti di «uno strumento nobilissimo», per citare le parole del M° Riccardo Muti, e «uno dei tramiti più efficaci per arrivare al cuore di un popolo», come amava ricordare il musicista e compositore Pietro Mascagni.

E come non riconoscere la verità di queste parole se si pensa ai volti rapiti degli ascoltatori, alcuni dei quali vegliardi, dai volti scavati dal sole, che ricordano i visi dipinti dal M° Domenico Cantatore, mentre in Cattedrale risuonavano le note delle celeberrime marce funebri («riduttivo chiamarle così. Sono sinfonie!» dichiara lo stesso Minafra) dei Maestri Alessandro e Antonio Amenduni, Luigi Cirenei, Domenico Iannuzzi, Pino e Livio Minafra e Gabriella Schiavone?

La mancata erogazione dei finanziamenti da parte della Città Metropolitana non ha consentito che il concerto si tenesse anche al Teatro Petruzzelli di Bari. «Risorse non sufficienti» è la motivazione ufficiale. Minafra ritiene che si tratti anche di scarsa attenzione e consapevolezza nei confronti di questo patrimonio, tutelato dall’Unesco.

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Il Maestro Pino Minafra

Il M° Pino Minafra ha condotto anche la guida all’ascolto di ogni componimento eseguito, narrandone la storia, esaltandone la bellezza. Il repertorio classico e tradizionale è stato diretto dal M° Michele Di Puppo.  “Requiescat in pace” di Luigi Cirenei, “Il pianto dell’orfano” e “Tristezza” di  Antonio Amenduni e “Giorno di dolore” di Alessandro Amenduni, musiche struggenti e potenti, che evocano nella mente il volto addolorato di Maria, il volto delle donne che hanno pianto i propri figli, i propri mariti nelle guerre,  negli incidenti di lavoro.

La tradizione confluisce nella sperimentazione e nell’innovazione per il tramite dell'”Inno alla Desolata” del M° Domenico Iannuzzi, eseguito a cappella dalle “Faraualla”, su un testo tratto dallo “Stabat Mater” di Iacopone da Todi.

“Il canto e la cura” e “Spina Spinella” di Gabriella Schiavone, tra i suoni argentini e magici delle campanelle e dei sonagli, trasportano gli ascoltatori in un’atmosfera in cui religiosità e magia si fondono armoniosamente.

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Il quartetto vocale “Faraualla”

Sonorità piane, telluriche e, infine, gioiose in “Madonna Nera” di Pino Minafra che ha diretto “La Banda”, le Faraualla e Livio Minafra all’organo. La “ricerca e la follia” che contaminano armoniosamente la spiritualità.

“Dio pazzo, Dio Pane” di Livio Minafra che, come dice l’autore, dovrebbe leggersi “Dio pazzo? Dio pane”, è un componimento dedicato all’incapacità dell’uomo di comprendere il disegno divino, ritenuto a volte assurdo o imprevedibile. Una pagina musicale che può dirsi tratta da “Il Libro di Giobbe”. Ma, proprio come Giobbe, alla fine l’uomo accetta quello che proviene da Dio, che è Amore. E questa accettazione si esprime nella stupenda preghiera di un anonimo della prima metà del XIV secolo, “Anima Christi”, cantata dalle splendide voci di Gabriella Schiavone, Maristella Schiavone, Teresa Vallarella e Loredana Savino, le “Faraualla”.

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Il Maestro Livio Minafra

Il miracolo che avvenne a Berlino con i “Berliner Philarmoniker” e nella parigina Basilica di Saint Denis ha trovato compimento e giusto riconoscimento anche nella luminosa e austera Cattedrale di Ruvo di Puglia.

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