Cultura

L’ARTE DI VINCENZO GATTULLI PER UNO SPLENDIDO ROSONE DELLA CATTEDRALE SCOLPITO SULLA PIETRA

L’arte manuale custodisce la memoria di un territorio, trasformando la materia un simbolo di identità collettiva. Attraverso il lavoro paziente del Sig. Vincenzo Gattulli, la tradizione e cultura prendono forma in opere che raccontano la storia di Ruvo di Puglia: è questa l’opera del Rosone della Cattedrale di Ruvo di Puglia, scolpita su pietra dall’estro creativo di Vincenzo. Il Rosone è, da sempre, nella memoria collettiva dei ruvesi e non solo, un intreccio di arte, fede e maestria artigiana che continua a vivere grazie a chi, ancora oggi, sceglie di scolpire la pietra con dedizione e passione.

Attraverso le parole di Vincenzo Gattulli scopriremo il sopraffino lavoro che ha permesso la realizzazione dell’opera oggi visibile a tutti.

Che materiale ha scelto e perché per realizzare un simbolo così importante per la città di Ruvo?

“Il Rosone della nostra Cattedrale fu realizzato in pietra di Lecce; io ho voluto realizzarlo con lo stesso materiale. Per poterlo riprodurre, in infinite copie ed ottenere un risultato di definizione tanto più prossimo all’originale, ho dovuto trasformare la pietra di Lecce in polvere e poi  impastarla con la resina. Così ho ottenuto un risultato eccellente.”

Quale è stata la tecnica più complessa da utilizzare per poter riprodurre i dettagli del Rosone su pietra e quanto tempo ha richiesto la realizzazione completa?

“La lavorazione è stata come una sorta di passaggio dal “sogno” alla realtà del prodotto finito, perché l’idea inziale è stata sollecitata da un sogno di mia figlia Lucia, che desiderava avere in casa una miniatura del Rosone della Cattedrale. Per realizzarlo ho impiegato oltre sei mesi, e molto delicata è stata la fase di ricerca dei materiali. Mi sono giovato della consulenza di svariati tecnici di alta specializzazione nel campo di protesi mediche, per poter ottenere stampi che potessero riprodurre sensibili definizioni anche per poter bilanciare la polvere granulosa della pietra con  il suo aggregante, che è la resina. Ogni difficoltà mi offriva più carica; in tal modo ho potuto rendendomi conto sempre più che Ruvo, la nostra città, non avesse, ancora, un oggetto ricordo per i nostri ospiti che vengono a trovarci per ammirare i nostri tesori. Ringrazio Angela, mia moglie, supporto indispensabile come pietra di volta per questo progetto: nella stesura del testo, la realizzazione della brochure, l’ideazione grafica e il confezionamento. Ringrazio, particolarmente il nostro “angelo custode” per le idee e i suggerimenti riguardanti la ricerca storica, per il supporto fraterno e le copiose benedizioni, Fr. Benny Di Bitonto, parroco in Gerusalemme, originario di Ruvo, mio dolcissimo pro cugino. Devo ringraziare Vincenzo Paparella, il tecnico della fotografia “Immagina”, che ha fotografato, ad altissima definizione ed in asse, il Rosone.”

Secondo lei, oggi quanto è importante tramandare queste tecniche artigianali alle nuove generazioni?

“Oggi diventa indispensabile e non solo più auspicabile, il dovere di tramandare le tecniche artigianali ai giovani. Un celebre detto cinese, legato all’apprendimento, dice “ascolto e dimentico, vedo e ricordo, faccio e capisco”. La conoscenza non si acquisisce solo sui libri, ma deve essere accompagnata costantemente dall’esperienza diretta, infatti è esempio lampante il metodo formativo di tutti i conservatori musicali dove si studia e contemporaneamente si fa pratica. Purtroppo, è questo che manca nelle scuole; per questo mi auguro davvero che queste arti divengano sempre più fruibili per le giovani generazioni determinando così un bagaglio culturale che porti con sé anche la tradizione.”

In un tempo in cui tutto sembra veloce e destinato a cambiare, il lavoro dell’artigiano Vincenzo Gattulli ci ricorda il valore della pazienza, della cura e della memoria. Ogni segno inciso nella pietra del Rosone della Cattedrale di Ruvo di Puglia non è soltanto un gesto tecnico, ma un atto d’amore verso la propria terra e la propria storia. Attraverso le sue parole emerge la profonda emozione di chi non realizza semplicemente un’opera, ma contribuisce a custodire un simbolo che appartiene all’identità collettiva. È proprio in questa unione tra mani, esperienza e sentimento che l’arte artigiana continua a parlare alle generazioni presenti e future, mantenendo viva l’anima autentica della tradizione.

Anna Catalano

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