Religione

LA LETTERA DI DON GAETANO BIZZOCO ALLA CONFRATERNITA DEL CARMINE

Carissimi fratelli e sorelle della Confraternita del Carmine, vi scrivo questa lettera guardandovi negli occhi, con il cuore colmo di affetto. Ritornare con la mente e con il cuore a voi significa far riaffiorare gli anni del mio servizio come viceparroco della amata Concattedrale di Ruvo. Anni in cui ho toccato con mano la vostra fede, condividendo la fatica e la bellezza di un cammino comune. Quello che ci lega non è solo un ricordo del passato, ma un attaccamento affettivo ed effettivo che continua a battere nel ministero e nella preghiera per ciascuno di voi.
Oggi, salire idealmente sul Monte Carmelo è il pellegrinaggio dell’anima per riscoprire la dolcezza infinita di avere una Madre che non ci perde mai di vista. E questa dolcezza ci viene incontro anzitutto attraverso la forza della Parola di Dio che abbiamo ascoltato.
Guardiamo al profeta Elia sul monte, in ginocchio nel tempo della siccità e dell’aridità. Al culmine della preghiera, egli scorge quel segno così discreto: «Ecco, una nuvoletta, come una mano d’uomo, sale dal mare» (1 Re 18, 44). I Padri della Chiesa hanno sempre visto in quella piccola nube l’immagine profetica di Maria. Lei è la presenza umile che prepara la pioggia della grazia. Carissimi, in un mondo spesso arido di amore, il vostro primo servizio effettivo è proprio questo: essere quella piccola nuvola di speranza, portando la pioggia fresca della consolazione e della vicinanza a chi vive nella solitudine.
Il cammino sul monte ci interroga con le parole del Salmo: «Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul tuo santo monte?» (Salmo 14, 1). Voi rispondete a questa domanda ogni giorno in cui scegliete di indossare lo Scapolare. Lo scapolare non è un semplice oggetto devozionale; è un pezzetto dell’abito di Maria, il segno concreto di un abbraccio materno che ci copre e ci protegge.
Ma ricordatelo sempre: essere rivestiti della misericordia di Maria ci impegna a nostra volta a rivestire, consolare e curare le ferite dei poveri, degli ultimi e di chi è rimasto indietro. La vostra bellissima divisa confraternale è un promemoria costante. La nostra devozione non può rimanere chiusa nelle sagrestie; è vera solo se si fa carne e se si piega con tenerezza su chi ha fame di dignità e di ascolto.
San Paolo ci ha ricordato la via scelta da Dio per salvarci, una via incredibilmente umana: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Galati 4, 4). Il Signore ha voluto avere bisogno di una madre, di un grembo, di braccia umane. E sotto la croce, nel momento più drammatico, Gesù ci ha lasciato il Suo testamento d’amore affidandoci l’un l’altro: «Donna, ecco il tuo figlio!… Ecco la tua madre!» (Gv 19, 26-27). «E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa». Prendere Maria nella nostra casa significa accogliere la scuola del silenzio orante, della carità e della cura. Significa fare della Confraternita un santuario e una casa accogliente per chi è solo, ricordandoci che la vera bellezza non sta nell’essere forti o impeccabili, ma nella capacità di piangere con chi piange e di proteggere la vita quando è più fragile.
Carissimi confratelli e consorelle, custodite questo fuoco vivo di carità, forte e concreto come l’abbraccio di Maria. Quando stringete sul petto il vostro Scapolare, ricordatevi che le vostre mani sono chiamate a essere le mani stesse di Maria che si allungano per accarezzare gli ultimi della nostra Ruvo.
Vi porto sempre nel cuore e vi ringrazio per la bellezza del cammino condiviso.
Buon cammino, a Te caro don Massimiliano che lavori pastoralmente benissimo in questa bellissima famiglia del Carmine. Che la Vergine Santa benedica ogni vostro passo di carità!
Con immenso e immutato affetto Auguri!

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