Cammino silente, fatto con lo spirito giusto. Da comunicare, come fosse un viaggio che arricchisce sè stessi e gli altri. Ed è in quest’ottica che abbiamo accettato di pubblicare il Diario di viaggio – Cammino di Santiago di Giulio Di Vittorio. Un racconto estivo sul quale riflettere molto.

“Giorno 1/2: Doveva essere una normale partenza ma ovviamente, trattandosi del sottoscritto, niente può andare nel verso giusto. Volo Bari Milano domenica mattina ok, volo Milano Madrid, domenica ore 11.30, un’ora e mezzo di ritardo. Dopo aver imprecato e aver fatto una corsa folle, arrivo a Madrid (dove dovevo prendere l’ultimo volo per Oviedo) esattamente 5 minuti dopo la chiusura del gate (mai una gioia). Tento in tutti i modi di convincere l’hostess ma con scarsi risultati.(Tra le tante cose rimborso negato perché il ritardo non superava le 3 ore..bah). Ormai avevo realizzato che dovessi passare almeno il primo giorno in aeroporto. In tutto questo, il mio compagno di avventura Carmine Petrarota (si proprio lui) era arrivato ad Oviedo in perfetto orario. Dopo minuti interminabili passati al telefono su cosa decidere del nostro futuro, decidiamo che la cosa più logica sia visitare Madrid nel giorno che altrimenti avremmo sprecato nel dolce far niente. Dalle 17 della domenica pomeriggio, il mio compagno di sventure arriva a Madrid alle 3 del mattino successivo. Ore interminabili per me passate in aeroporto e viaggio interminabile per il mio compagno passato in pullman. 2/3 ore di riposo e all’alba ci dirigiamo verso il centro di Madrid. Colazione e giretto piacevole per il centro della capitale. Iniziamo ad informarci su come ritornare ad Oviedo (o meglio in una cittadina lì vicino) per poter iniziare il cammino il giorno successivo. Ad un info point ci dicono che l’unico pullman disponibile per poter arrivare in questa cittadina, fosse un pullman che partiva un’ora più tardi (alle 14) e che arrivava a destinazione alle 21 di questa sera. Per avere la certezza di poterci rifocillare degnamente dopo questa partenza sprint, decidiamo di prenotare in fretta e furia un bed and breakfast economico. Mai scelta fu più sbagliata. Ci mettiamo in viaggio e, alle 18.30, arriviamo ad Oviedo dove cambiamo pullman per poter arrivare nella famigerata cittadina. Viaggio stancante, infinito ma tutto sommato tranquillo. 10 minuti prima dell’arrivo nella cittadina, iniziamo a preoccuparci di dove fosse la via del bed and breakfast. E qui l’amara scoperta. Il bed and breakfast era a 53 km da questa ridente cittadina spagnola. Non so quale santo ci abbia trattenuti dal voler commettere una strage. Telefono alla mano, cerchiamo in fretta e furia la soluzione più adatta alle nostre esigenze, dopo aver letteralmente buttato i soldi di una notte in un bed and breakfast mai utilizzato. Troviamo un classico ostello che si trova lungo il cammino di cui, purtroppo, non abbiamo la certezza della disponibilità. In tutto questo non ci rendiamo conto che la fermata per questa meravigliosa cittadina fosse passata avanti. Parliamo con il conducente che, per fortuna, accosta e ci lascia nel posto della foto qui sotto. Potete immaginare, dopo tutto questo calvario (non mi viene un termine migliore) il nostro stato d’animo nel vedere che eravamo finiti sperduti in mezzo alle montagne del centro della Spagna (alle 21.30 di sera). Armati di pazienza e infinita santità, ci incamminiamo verso quella che poteva essere la nostra oasi nel deserto, l’ostello lungo il cammino di Santiago. Dopo aver camminato per circa un km arriviamo nel luogo desiderato e ad attenderci c’è la proprietaria che, dalla faccia, non è proprio entusiasta di vederci. Chiediamo se ci fossero posti disponibili per la notte e ovviamente la risposta è stata negativa. L’ipotesi di passare la notte in aperta campagna il primo giorno del cammino, si fa sempre più seria. Ad un certo punto la proprietaria dell’ostello ci indica come unica alternativa un ostello disponibile a 4 km di distanza lungo una super strada da percorrere alle 22. Non avevamo altra scelta. Stanchi, stremati, affamati e sporchi ci rimbocchiamo le maniche e con due zaini sulle spalle, iniziamo a camminare verso quella che poteva essere la nostra ultima ancora di salvezza. Nel frattempo si è fatto davvero buio e diventa difficile qualsiasi cosa. L’autostop non sortisce l’effetto desiderato e continuiamo a camminare e a vagare lungo la super strada. Cerchiamo di farci forza dicendoci frasi senza senso e ad un certo punto, sentiamo, dalle foreste ai lati della strada, il rumore di un animale che si avvicina verso di noi. Ora, alle 22.30 di sera, dopo due giorni di viaggio e svariate peripezie, ci saremmo mangiati volentieri un bel cervo fresco ma abbiamo pensato che non fosse il caso aggiungere altri episodi a questo romanzo già pregno di suo. Cosi, da uomini coraggiosi, alziamo il passo cercando di allontanare il più possibile il rumore inquietante che veniva dai lati della strada. E finalmente dopo altri 20 minuti di cammino, vediamo quello che ormai per noi era diventato un sogno: il nostro ostello. Avremmo voluto tantissimo abbracciare questa santa ragazza che ha deciso di posticipare un’ora la chiusura del check in per poterci ospitare ma non ne avevamo le forze. Alla consegna della chiave quello che era il nostro unico desiderio da due giorni è diventato realtà. E dopo esserci rifocillati a dovere e come meritavamo, ci siamo da poco messi a letto per dormire due giorni di fila e riprenderci da questo film dell’orrore che ci è capitato all’inizio di quest’avventura. Si è tutto vero. Vi scrivo dal mio letto/paradiso. È tutto finito. Ah, un’ultima cosa: se questi sono i primi due giorni, non oso immaginare cosa potrebbe accadere nei successivi tredici. Ma questo è tutto da scoprire”. 

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