Gaetano Quagliarello, del Movimento"IDeA", spiega le sagge ragioni del "NO" alla riforma costituzionale

“Perché è saggio dire no – La vera storia di una riforma che ha cambiato verso” è un dialogo tra due costituzionalisti, Valerio Onida e Gaetano Quagliarello, senatore e presidente nazionale del movimento “IDeA” che ieri, nella Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea a Ruvo di Puglia, ha spiegato la ragioni del “No” alla riforma della Parte II della Costituzione, oggetto del prossimo referendum

Con lui ha conversato il direttore de “Lo Stradone”, Giuseppe Di Bisceglie, ma la prima domanda a cui l’ex Ministro per le Riforme Costituzionali ha risposto è quella rivoltagli da Luigi Elicio, Presidente del Comitato Referendario del “No” – “Un’Altra IDeA per Ruvo, Italia in Comune”. “Il saggio e compianto Carlo Azeglio Ciampi avrebbe approvato questa riforma?”

Non dirò come avrebbe risposto Ciampi, persona autorevole, saggia. Di certo si sarebbe espresso a tutela dei valori della Costituzione, la nostra legge fondamentale.”

Dire saggiamente “No” alla riforma costituzionale significa fare un’analisi costi e benefici. Quagliarello e Onida, costituzionalisti di ideologie contrapposte, in questo libro spiegano come i costi che gli italiani sopporterebbero, se la riforma dovesse passare, sarebbero notevolmente superiori ai benefici.

“La Costituzione, legge fondamentale dello Stato, è senza dubbio perfettibile, oggetto di miglioramenti che devono, però, essere effettivamente tali!” spiega Quagliarello.

Nel libro è narrata la genesi della riforma, di quando trentacinque costituzionalisti, di schieramenti ideologici differenti,  si riunirono per un progetto di riforma condivisa che poi è rimasta lettera morta, disattesa.

Ed è per questo atteggiamento che, dietro la riforma, vuole solo affermare “una leadership arrogante e strumentale”, rafforzando i poteri del Governo a scapito del Parlamento e quindi del Popolo, che è necessario dire “NO” alla riforma.

Il “NO” vede schierati partiti e movimenti politici contrapposti ma tutti uniti per impedire una svolta autoritaria del Governo, figlia di una  funesta combinazione tra riforme e “Italicum” che prevede un ampio premio di maggioranza alla Camera per il partito più votato anche se rappresenta una bassa percentuale di votanti. In tal modo, appunto, si rischia di accentrare il potere nelle mani del Governo e della forza politica che lo sostiene.

“Si dice che con questa riforma si semplificherà il modo di legiferare. Oggi il metodo è uno solo, ma da domani i procedimenti legislativi si moltiplicano, diventano sette, otto, nove e non si sa su ciascuna materia quale strada imboccare. A scegliere il metodo devono essere i presidenti di Camera e Senato, atavicamente in conflitto,  e se non sono d’accordo che si fa?” ammonisce Quagliarello.

Inoltre la riforma oggetto di referendum andrebbe ad aggravare molti problemi, quali il conflitto di competenze tra Stato e Regioni già compromesso con la riforma del 2001. Tra l’altro questo si ripercuoterebbe negativamente sulle attività produttive in quanto l’esigenza di “certezza del diritto” fa rinviare molte importanti decisioni e azioni in attesa di una decisione  della Corte Costituzionale, chiamata a giudicare sui numerosi conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni. E spesso passano molti mesi.

Inoltre la riforma non abolisce il Senato dal momento che i senatori verrebbero sostituiti dai consiglieri regionali e sindaci, portatori delle istanze dei propri partiti. Quindi non si emulerebbe il modello tedesco.

Inoltre il cavallo di battaglia dei fautori del “Sì” per cui i costi della politica si abbatterebbero tanto che si parla di un risparmio di 49 milioni di euro, cadrebbe miseramente sotto l’obiezione che i costi aumenterebbero in altra forma (pagamento diarie, trasferimenti dalle Regioni a Roma, rimborsi spesa).

“Una riforma fa risparmiare se funziona! E questa riforma non funzionerebbe” è il monito di Quagliarello che è a favore di una riforma seria della Carta, nata nel 1948 dalla volontà di un’Assemblea Costituente rappresentativa del Popolo, che non subì alcuna pressione dall’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Un riferimento a qualcuno?

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