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Due équipe per asportare un tumore molto aggressivo: al “Di Venere” un delicatissimo intervento su un 60enne

Un paziente trattato per un cancro dell’ano con chemio-radioterapia, poi il ritorno aggressivo della malattia che provoca una recidiva estesa e quindi l’intervento per eliminare definitivamente la neoplasia. E’ una storia clinica particolarmente lunga e tribolata quella del paziente 60enne attorno al quale, nei giorni scorsi, la Chirurgia dell’Ospedale “Di Venere” di Bari ha riunito le migliori professionalità per portare a termine con successo un delicatissimo intervento chirurgico.

Prima l’approccio chirurgico “demolitivo” che ha comportato l’asportazione laparoscopica di tutto il sigma-retto e a seguire, per via perineale, dell’intera massa tumorale che comprometteva ano e retto distale, quindi la parte “ricostruttiva” con la conseguente ricostruzione del piano pelvico e perineale.

In sala operatoria, sotto la guida del direttore della Chirurgia Generale Michele Simone, il team dei chirurghi del “Di Venere” e due chirurghi plastici dell’Ospedale San Paolo, coordinati dal direttore Corrado Minervini, con la preziosa assistenza degli anestesisti del direttore Claudio Petrillo.

«Un team multidisciplinare di chirurgia oncologica davvero straordinario per un intervento molto complesso – sottolinea il dott. Simone, direttore del Dipartimento di Area Chirurgica della ASL Bari – sia per le difficoltà tecniche sia per l’aggressività del tumore: la soddisfazione è doppia per l’essere riusciti a garantire ad una persona non solo le migliori cure possibili ma una migliore qualità di vita».

Valore aggiunto la capacità di «mettere assieme – continua Simone – le competenze ed esperienze di unità operative diverse, che operano in altrettanti ospedali della nostra azienda sanitaria». «Questo riuscito intervento – aggiunge il Direttore Generale Antonio Sanguedolce – è l’esempio concreto del buon funzionamento della Rete Oncologica Pugliese. La Rete ha dato buona dimostrazione della sua efficacia organizzativa anche perché rappresenta l’ambiente ideale all’interno del quale coltivare rapporti tra professionisti in grado di generare percorsi di crescita professionale e fiducia nei pazienti così da raggiungere il miglior risultato in termini di salute».

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