Disastro del 12 luglio: dalla Ferrotramviaria i primi indennizzi per trentasei tra morti e feriti

Per trentasei persone, tra i morti e i feriti del disastro ferroviario del 12 luglio, è stato definito un primo gruppo di indennizzi provenienti dalla Ferrotramviaria Spa che ha affidato alla società barese di gestione dei sinistri, la “Spada Spa”, le pratiche dei risarcimenti. Gli indennizzi, parziali e totali, riguardano dodici morti e ventiquattro feriti che fanno parte dell’elenco ufficiale fornito dalla Procura della Repubblica di Trani che sta indagando sul disastro.
Si parla di “elenco ufficiale” perché sono in attesa di valutazione le domande di coloro che hanno presentato certificati medici successivi al 12 luglio, in cui si attestano “ferite” e “traumi psicologici”. Alcune di esse sono state respinte per palese incongruenza.
Anche il proprietario del fondo in cui è avvenuta la tragedia ha chiesto un risarcimento di 3mila euro per i danni provocati dai treni e dai mezzi di soccorso.
Queste somme risarcitorie, comunque, non rientrano nei 10 milioni di euro che il Governo stanziò, con un decreto legge per i finanziamenti degli enti territoriali, che assicurava 200 mila euro alle famiglie delle vittime e una cifra da stabilire per i parenti di coloro che avessero riportato lesioni gravi o gravissime. A questo proposito il Capo Dipartimento del Coordinamento Amministrativo, Annalisa Cipollone, convocò, il 9 ottobre, una riunione per decidere la nomina di una Commissione che dovrà stabilire i criteri di pagamento. Di questa Commissione faranno parte i sindaci di Andria e Corato, Nicola Giorgino e Massimo Mazzilli ma, come confermato da Giorgino, non è stato ancora emesso il decreto di nomina della Commissione. E son trascorsi più di quaranta giorni.
Buona parte dei familiari delle vittime non si è messa in contatto, tuttavia, con la “Spada Spa”. Per molti il danaro non compenserà la grave perdita, come i genitori di Antonino Summo che avvertono il triste vuoto in casa, un tempo invasa dalla musica del ragazzo.
(Fonte “La Gazzetta del Mezzogiorno”)

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