Diario di Helen, intensa Carmela Vincenti

Con la parola scritta, con i libri si fissano i ricordi e le testimonianze di quello che è accaduto e che non dovrebbe accadere mai più. Con i libri si diffonde la conoscenza, si costruisce una coscienza critica, indispensabile per essere cittadini attivi e rafforzare i valori etici a cui ispirare la propria azione.

E’ questo è stato il senso del reading di venerdì scorso, presso il Teatro Comunale di Ruvo di Puglia.

L’attrice Carmela Vincenti, accompagnata dalle musiche del fisarmonicista Gigi Carrino, ha letto e interpretato alcuni brani del libro autobiografico di Helene Lewis, “Il tempo di parlare. Sopravvivere nel lager a passo di danza. Diario di una ballerina ebrea” (Einaudi, 1996). Il reading era inserito nell’ambito del “Mese della Memoria”, rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Ruvo di Puglia, in collaborazione con i Presidi del Libro e l’Associazione Culturale Calliope di Ruvo di Puglia.

Scenografia scarna: un leggio, un tavolo e una sedia. Poi i due protagonisti, Vincenti e Carrino, di nero vestiti, sobri, con l’unica nota di colore della fisarmonica, di un rosso fiammeggiante. Perché è la musica, la danza che riporta la vita liddove regna sovrano il grigiore della cenere e la morte.

Helen Lewis, nata Katz, in Boemia, fondatrice, nel 1962, del Belfast Dance Modern Group, parla della sua esperienza di morte e vita a Terezin, Auschwitz – sopravvisse a due selezioni di Mengele – e Stutthof. Vincenti, che molti conoscono per i suoi ruoli brillanti in commedie e programmi ironici, appare in una veste inconsueta. Voce sognante, sommessa, sobria nell’esprimere il dolore di Helen e la sua gioia, il suo ritorno apparente alla vita di un tempo, nella vivace Praga, quando danza ad Auschwitz, sulle note di “Coppelia”, per le sue compagne e i suoi compagni, restituendo spirito e umanità a essi e un barlume degli stessi ai carnefici. Purtroppo l’arte non ha salvato, sempre, i corpi, ma l’anima sì. Uno dei sogni di Vincenti, come ha confidato nell’intervista concessa – è quello di interpretare il diario di Anna Frank, simbolo dell’Olocausto e dei massacri di tutti i tempi, anche i nostri.

Ma anche simbolo di speranza nella «intima bontà dell’uomo».

Il Mese della Memoria si concluderà, a Ruvo di Puglia, venerdì 16 novembre, alle 18.30, a Palazzo Caputi con la lezione di storia del professor Michele Lotito, “I profughi istriani e le foibe: la memoria ritrovata”.

Ritrovare la memoria significa – o dovrebbe significare – che non si deve essere condannati a rivivere le ore più buie della storia dell’umanità.

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