CORREVA L’ANNO 2018: ADDIO AL PUNTO DI PRIMO INTERVENTO DI RUVO

Era il 15 giugno 2018 quando, nell’ambito del piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia, veniva avviata la procedura di chiusura del Punto di Primo Intervento del nosocomio ruvese.

Ma qual è la storia più recente del nostro ospedale e quali sono le tappe che hanno portato a tale chiusura?

Già nel 2002, lo stesso, in ossequio al piano ospedaliero varato dall’allora Presidente della Giunta di centrodestra, Raffaele Fitto, fu riconvertito in semplice P.P.I., ovvero Punto di Primo Intervento, dedicato principalmente a codici bianchi o verdi.

Sedici anni dopo, poi, l’attuale Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, emanava una delibera regionale con la quale si dava avvio, a far data dal 1 maggio 2018, alla procedura di chiusura di ben 39 Punti di Primo Intervento. Oltre a quello di Ruvo, avvenuto in data 15 giugno, anche quelli dei comuni baresi di Alberobello, Bitonto, Casamassima, Castellana, Conversano, Gioia del Colle, Giovinazzo, Grumo, Locorotondo, Mola di Bari, Noci, Polignano, Rutigliano, Ruvo, Terlizzi e Triggiano furono inclusi in tale delibera.

Con la stessa, inoltre, si stabiliva che per i P.P.I. che garantivano almeno 6000 accessi l’anno sarebbe stata predisposta una postazione fissa del 118, con ambulanza all’interno della struttura e con la disponibilità costante di un medico, mentre, per quelli con accessi inferiori sarebbe stata messa a disposizione una medicalizzata.

La chiusura dei Punti di Primo intervento, come detto, rientra nel riordino del piano ospedaliero con il quale è stato prevista, altresì, la costruzione di un Ospedale Unico del Nord Barese, ufficializzata lo scorso 4 novembre 2019. Tale nosocomio, in particolare, così come specificato del Presidente Emiliano, sorgerà tra la città di Molfetta e quella di Bisceglie, conterà 260/280 posti e sarà punto di riferimento per circa 190mila abitanti.

Questo almeno fino a quando il diffondersi del Coronavirus non ci ha tuffato in una realtà completamente nuova in cui, forse come mai prima di ora, ci si è resi conto di quanto importante sia investire e rafforzare il sistema sanitario pubblico in modo da migliorare la qualità di vita di milioni di persone e assumere stabilmente gli “eroi” che, nel pieno dell’emergenza, hanno combattuto in prima linea.

Forti di questa esperienza, vedremo un’inversione di rotta nei prossimi mesi o si darà seguito a quanto previsto nel suddetto piano di riordino ospedaliero?

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