Politica

500 ANNI DOPO IL 23 FEBBRAIO 1503: SE NE PARLA IN UNO STORY TALK

Giovedì 23 febbraio un interessante story talk sulla storia di Ruvo di Puglia si terrà presso Palazzo Caputi alle ore 18.30, organizzato dalla “Fondazione Partecipare Terzo Millenio”.

Si ricostruiscono le vicende a partire dal 23 febbraio 1503, data nella quale Ruvo fu assalita espugnata e distrutta. Dieci giorni dopo la Disfida di Barletta. Cosa lega i due eventi?

Cinque secoli dopo una verità incredibile, sottolineano gli organizzatori.

L’evento è patrocinato dal Comune di Ruvo di Puglia, mentre lo story talk è curato da Mario Albrizio con la partecipazione di Michele Campanale, Gianvito Loiacono, Biagio Pellegrini, Lidia Sivo e Vincenzo Stragapede.

All’alba del 23 febbraio 1503, tutta la popolazione ruvese arrivò stremata. E non era certo per la stanchezza della così detta Disfida, combattutasi secondo la leggenda solo 10 giorni prima. Si trattava di ben altro.

Dopo un anno e mezzo di occupazione francese. Dopo 4 anni di guerra (tra francesi e spagnoli, ma con noi in mezzo) e tutto quello che ne segue, le privazioni, gli stenti, la carestia, persino la peste. Nulla ci fu risparmiato. Eppure, il peggio doveva ancora venire. Anzi, era appena arrivato sotto le mura. L’intero esercito spagnolo al comando di Gonzalo di Cordova.

L’incubo peggiore, più orribile, più inaspettato. Dall’alba al tramonto riuscirono a penetrare, conquistare e distruggere, letteralmente, la Città: la più importante piazzaforte francese.

Fu la svolta della guerra. Di una delle guerre più vergognose di sempre. Ma fu anche la ”svolta” terribile e sanguinaria per la vita di tutti i ruvesi, che pagarono a caro prezzo l’unica colpa che avevano: l’essere vittima dei giochi delle “superpotenze” di allora, di un destino cinico e baro come non mai.

Molti persero la vita, la salute, l’integrità fisica, la famiglia, i figli, le mogli. Le violenze si accumularono e si accanirono sulla popolazione inerme e disarmata. Donne, vecchi, bambini, uomini — vittime di stupri, violenze, ricatti e ogni tipo di oscenità. La ferocia dei vincitori di ogni tempo. La Città fu incendiata e distrutta. E chi sopravvisse ebbe il destino peggiore: deportati e tenuti o venduti come schiavi.

Cinque secoli dopo, la domanda è ancora nell’aria. A volte pare ancora di sentirla, di riascoltare quelle voci, quelle grida selvagge, quegli urli disperati, quel crepitio che non lascia speranza.

Ma anche un grido e un anelito di giustizia. Una domanda che vaga e cerca risposta attraverso il tempo. Come è potuto succedere? Perché? E cosa ci insegna oggi?

La risposta è quanto di più incredibile possano ascoltare orecchie umane. Nascosta da un accurato e roboante depistaggio di cinque secoli — fatto di omissioni, travisamenti, nascondimenti, trucchi, parrucchi, Disfide e quant’altro il circo politico-mediatico del tempo consentiva. Ne parliamo il 23 a Palazzo Caputi.

Sarà presente il sindaco Pasquale Chieco in rappresentanza della Città — ma l’invito è in particolare, oltre che a tutti gli appassionati e curiosi di Storia, anche ai rappresentanti eletti in Consiglio comunale.

Perché la Storia insegna e non c’è niente di meglio, per evitare errori nel futuro, che conoscere quelli del passato.

Noi, per parte nostra, cinque secoli dopo, figli del nostro tempo privilegiato, l’unico aiuto che possiamo portare a quei nostri antenati è raccontare — finalmente — la loro storia. E farne tesoro, perché non abbia a ripetersi e il suo duro insegnamento sia di guida per costruire un futuro migliore. Cinque secoli dopo, la vera Disfida è sempre quella della Verità.

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