Religione

Uniti nel dono: “Spezzare la catena della povertà, cominciando dalle piccole cose”

Tre centri diurni per minori nei quartieri periferici di Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo. Anche così la diocesi di mons. Tonino Bello scende in campo facendo rete con le istituzioni e le persone di buona volontà nella lotta alla dispersione scolastica. Don Cesare Pisani, direttore della Caritas diocesana, ci descrive questo percorso condiviso sul terreno dell’educazione.

Emergenza educativa e dispersione scolastica: nodi centrali per le Chiese del Sud, con un’attenzione ulteriore richiesta anche dal Sinodo. Ne è convinto don Cesare Pisani, direttore della Caritas diocesana di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nonché parroco di S. Agostino in Giovinazzo (BA). “In linea con la Chiesa del grembiule di Don Tonino Bello, vescovo in odore di santità – afferma don Cesare – stiamo garantendo un’esperienza di tre centri diurni per minori, soprattutto nei quartieri periferici di Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo, per aiutare i ragazzi a

interrompere l’ereditarietà della povertà, che non è solo economica,

con un’opera di sensibilizzazione e conoscenza di tutto il territorio”. Così in un locale di proprietà diocesana, in quello che era un convento e ospitava la Caritas cittadina, è nato a Terlizzi il centro diurno “La casa di Santa Luisa”, ristrutturato nel 2014 con fondi 8xmille, per rispondere alle esigenze di venti utenti tra 6 e 12 anni. La struttura è finalizzata alla prevenzione secondaria del disagio e offre ai minori un sostegno educativo dopo il rientro in famiglia, successivo ad un periodo di collocamento in comunità. Ad accoglierci è l’avvocato Edgardo Bisceglia, vicedirettore della Caritas diocesana e responsabile dell’opera. “Utilizziamo – dichiara l’avvocato – una Carta dei Servizi ispirata alla Costituzione Italiana e a direttive specifiche del settore assistenza, e diverse metodologie d’intervento: progettualità educativa individualizzata e in gruppo, ascolto dei bambini, integrazione per evitare ulteriori processi di emarginazione causata da violenza domestica, disgregazione del nucleo familiare, povertà economica e culturale, difficoltà linguistiche. Il nostro obiettivo è generare comunità sul territorio, un’azione di testimonianza dell’impegno della chiesa nei processi educativi. Quindi no a logiche di servizio fini a se stesse, ma per innescare buone prassi sociali. Il servizio è infatti attivo per 5 giorni alla settimana, dalle 13.30 alle 19.00; l’accesso può essere filtrato dai servizi sociali territoriali e può rientrare nell’ambito dei provvedimenti civili assunti dal Tribunale per minorenni di Bari. Laddove esista il rischio di recrudescenza di fenomeni criminali inseriamo i minori del circuito penale con percorsi ad hoc sulla legalità, in rete con le istituzioni”.
A farci da guida nell’esplorazione della struttura è Francesca Dell’Aquila, assistente sociale e coordinatrice del centro. “I locali constano al piano terra di una ludoteca, con un cortile esterno attrezzato a verde e recintato; al primo piano ci sono cinque 5 stanze per lo studio, una per i laboratori di manipolazione e una sala mensa. Le attività proposte sono connesse allo studio e alla socializzazione. I ragazzi pranzano, tenendo presenti le indicazioni del pediatra e nutrizionista, poi sistemano gli ambienti, mettendo in ordine e sparecchiando la tavola, e si procede allo studio (doposcuola), con una pausa merenda. Le attività ludiche sono spesso le più attese e aiutano una comunicazione corretta, in controtendenza con i modelli sperimentati in famiglia. Seguono poi laboratori di manualità, manipolazione ed espressività per conoscere se sessi e l’ambiente circostante. Il centro è aperto anche nel periodo estivo, tranne il mese di agosto, per coltivare la dimensione sportiva all’aperto e sensibilizzare la società civile con attività di volontariato, coinvolgendo associazioni, gruppi e parrocchie con musica, danza e teatro. Nel periodo primaverile ed estivo si organizzano anche numerose uscite che si concludono con un campo-scuola della durata di sette giorni. Oltre alla rete istituzionale – prosegue la coordinatrice – come équipe multidisciplinare partecipiamo a incontri o progetti di formazione promossi da cooperative, consorzi o da altri enti, pubblici e privati, e siamo responsabili della stesura del Piano annuale per la formazione e l’addestramento del personale. Insomma, ci ispiriamo ad una pedagogia del quotidiano, secondo la quale è importante sperimentarsi nella normalità per aiutare i minori nell’acquisizione di responsabilità, di autonomia personale e di autostima, di regole e di appartenenza alla comunità, consolidando il rapporto con la famiglia di origine.

Sono infatti le piccole cose della vita ordinaria che aiutano a crescere.

La famiglia non deve mai essere esclusa nei progetti educativi – precisa Francesca – in quanto è considerata il principale ambito di sviluppo, di soddisfazione affettiva e di relazione personale. All’inizio dell’inserimento è data la possibilità alla scuola di interfacciarsi con il centro, per condividere un accordo di collaborazione calibrato sugli obiettivi scolastici che il ragazzo dovrà raggiungere”.

Altra realtà emblematica in diocesi è il centro polivalente “Carlo Acutis” di Giovinazzo, nella Parrocchia S. Agostino, per la presenza di un orto botanico e del campo sportivo inaugurato a gennaio 2024 e intitolato a don Michele Fiore (sacerdote terlizzese morto nel 2019 all’età di 81 anni).
“L’orto è coltivato dagli stessi ragazzi che usufruiscono del raccolto, ortaggi in particolare – riprende don Cesare Pisani -. Quando sono in eccesso i prodotti per le cinque famiglie che gestiscono la coltivazione degli ortaggi, li condividiamo con tutti gli utenti Caritas. Con questa attività diamo la possibilità ai minori di sporcarsi le mani e lavorare la terra, con l’aiuto degli educatori e dei ragazzi più grandi. Prestare attenzione al cambiamento, evidenziare la ciclicità e i ritmi della natura sono tutti aspetti che emergono da questa esperienza educativa. La bellezza del volontariato e la serietà professionale degli educatori selezionati creano percorsi virtuosi – conclude don Cesare – con l’auspicio di interrompere la catena della devianze e dello stigma sociale”.

(testo e foto di Sabina Leonetti)

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