Un parco che valorizzi la storia e sia un nuovo polmone verde della città. La proposta di “RuvoLab” e “Forza Italia”

La storia di Ruvo di Puglia, per fortuna, riviene sempre a galla. Ultimo episodio temporale quello di qualche giorno fa con i ritrovamenti di strade peucete nei pressi del Pantano. Dalla valorizzazione dell’archeologia e dalla possibilità di far nascere a Ruvo un nuovo parco botanico attrezzato nasce l’idea dell’associazione culturale “RuvoLab” e dei consiglieri di Forza Italia di presentare un progetto che possa inserirsi nel contesto della programmazione regionale riguardante la “Rigenerazione urbana sostenibile” (Azione 12.1 del POR FESR-FSE 2014/2020), all’interno dell’ambito prioritario APRU.05 “via Corato” del DPRU.

Per la partecipazione al bando propongono un intervento “forte” di riqualificazione e valorizzazione di un brano di città semiperiferico, dalla spiccata vocazione residenziale, dotato di una pluralità di strutture pubbliche destinate all’istruzione, alla pratica sportiva, al tempo libero, ai servizi cittadini.

La volontà di costruire una palestra nei pressi del plesso scolastico “Cotugno” aveva portato alla ribalta una tomba e tracce di storia rubastina. Lavori bloccati, azioni di recupero archeologico ma al momento quel nuovo sito archeologico rischia di essere nuovamente cancellato dalla nostra attualità. Da qui l’idea e fino a questo momento la volontà di Orazio Saulle di tutelare quel plesso e di cercare in ogni modo di far sì che gli studenti stessi della palestra in fase di costruzione siano i primi fruitori delle tracce di storia rubastina.

Ma entriamo nei dettagli della proposta presentata

Un intervento che intende “ri‑generare”, nel senso di “dare nuova vita”, ad un contesto urbano disorganico e incoerente che nel recupero, nella rifunzionalizzazione e nella valorizzazione innanzitutto degli spazi pubblici può trovare motivo di ricostruzione, ridisegno e ritessitura della città come “luogo privilegiato” delle relazioni e degli inter‑scambi: spazi pubblici che, così, perdono la loro esclusiva connotazione “decadente” di “vuoti”, ma si qualificano quali strumenti di socializzazione e incontro in una dimensione che, potenzialmente, può eliminare l’insorgere di fenomeni di marginalità e disadattamento attivando una molteplicità di azioni finalizzate, prioritariamente, a dare concreta, articolata, coerente e duratura soluzione alle problematiche urbane attraverso, in particolare, processi partecipativi “pubblici” condivisi e coerenti.

Tra via per Caprera e via Ippedico, tra la scuola media “D. Cotugno”, il parco pubblico “P. Mennea” e la nuova palestra coperta, all’interno di un’area di proprietà comunale parzialmente degradata, lo studio tecnico ”Asastudio Antonello Simeone Architetto” (con la collaborazione dell’Arch. Mariangela Ciliberti e la consulenza agronomica e ambientale della Dott.ssa Graziella Valentino) ha tracciato un “ideale percorso naturalistico e culturale” immaginando un esempio di riqualificazione urbana che recupera, salvaguarda, rigenera, valorizza il patrimonio identitario ruvese fondato inscindibilmente sulle sue testimonianze storico‑archeologiche e singolarità paesaggistiche e ambientali.

Si è così immaginato un ampio parco naturale urbano attrezzato (di circa 8000 mq) strettamente interrelato ad un “sistema archeologico che mostra e racconta” quelle tracce dell’Età del Ferro rinvenute recentemente nell’area della scuola “D. Cotugno”, seppur ora trascurate e abbandonate: un duplice sistema che accentua e qualifica la vocazione pubblica di questo brano di città integrandosi sia con le reti della viabilità che con il tessuto insediativo residenziale e delle strutture di interesse collettivo circostanti (uffici comunali, istruzione, parco Mennea, palestra coperta, …) in una dimensione urbana e sovraurbana che, procedendo nel solco di approcci “sostenibili” e di “efficientamento energetico”, recupera e riusa le acque meteoriche, limita le “isole di calore”, controlla l’albedo, amplia le zone d’ombra, ottimizza l’illuminazione pubblica riducendo i consumi e incrementando, senza determinare inquinamento della volta celeste, illuminamento e sicurezza.

Il parco urbano si qualificherà quindi come un autentico “polmone verde cittadino” nel quale, grazie alle attrezzature e alle dotazioni sportive e per il fitness previste, si potrà svolgere una molteplicità di attività ginnico‑sportive e per il benessere psico‑fisico (jogging, percorso “vita”, palestra open‑air, …), e dove, immersi nella biodiversità delle essenze vegetali piantumate, si potrà anche incontrare, socializzare, relazionarsi, in un contesto moderno, accogliente, accessibile, smart.

Gli esemplari vegetali che si piantumerà, nel rispetto degli equilibri ecosistemici e delle biodiversità tipiche, apparterranno tutti alla tradizione agronomica autoctona, prescelti tra quelli identificati dal PPTR e dal PSR come testimonianze identitarie: costituiranno una sorta di “orto botanico urbano” e necessiteranno di ridotte cure colturali, contenuti apporti d’acqua e minimi interventi di mantenimento e manutenzione: il parco diventerà inoltre pretesto per attivare anche percorsi di conoscenza e apprendimento soprattutto per studenti, bambini e giovani, proponendo attività formative ed educative incentrate sul tema della sostenibilità ambientale e della biodiversità.

Il progetto di valorizzazione dell’area archeologica, che ospita, insieme a resti di antichi insediamenti, una tomba di bambina, traccerà, nel rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza MiBAC, percorsi “accessibili” che, oltre a connettersi con la viabilità circostante, il parco urbano attrezzato, la scuola media e il parco Mennea, consentiranno di proiettarsi direttamente in prossimità dei ritrovamenti consentendo, tramite parapetti totalmente trasparenti, e in totale sicurezza, di sentirsi a diretto contatto con le testimonianze storiche e insediative rilevate, preservandone l’integrità: è questo un modo moderno per “vivere” attivamente e integralmente l’esperienza sensoriale storico‑archeologica, capace di instaurare rapporti percettivi diretti con le testimonianze del passato non più sentiti come un elemento museale distaccato, ma come parte costitutiva del patrimonio identitario personale, una sorta di “realtà virtuale” della memoria vissuta per contatto diretto e non mediato dagli strumenti informatici o digitali.

In conclusione, la proposta, sia nella sua declinazione “naturalistica”, che “storico‑archeologica”, ha inteso, quindi, generare, individuare, valorizzare gli elementi nodali del tessuto costruito e attivare modelli innovativi di riqualificazione e rigenerazione, innescando nuovi processi di relazione in grado di “creare valore”, eliminando/minimizzando i fattori di disagio sociale e di marginalizzazione, sottraendo aree pubbliche urbane all’abbandono e all’incuria, moltiplicando, diversificando e qualificando i fattori “captive” e di interesse culturale e turistico.

L’intera proposta progettuale sarà presentata ai cittadini ruvesi, in maniera particolareggiata, la serata del 23 settembre 2017 nell’ambito della “Festa Azzurra”, durante un incontro moderato dal Dott. Mario Albrizio, a cui parteciperanno Mariatiziana Rutigliani, Mariangela Ciliberti, Orazio Saulle ed il progettista della proposta Arch. Antonello SIMEONE.

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