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TRIBUTO A GIANLUCA BASILE. IL PERIODO BOLOGNESE

Un’arte che qualsiasi giocatore, a qualunque livello sogna di apprendere. E’questo spirito da eterno Peter Pan della pallacanestro, che lo porta a non considerare nemmeno l’ipotesi di invecchiare, di sedere in panchina in giacca e cravatta, di allenare. Sembrava una scelta un po’ da Peter Pan anche quella di rinunciare al lavoro che conduceva già da tre anni, dopo aver lasciato la scuola a 14, in campagna con suo padre per un’esperienza così “azzardata” e di notevole sacrificio economico come quella nel basket professionistico. Gianluca invece, sollevato di non dover più piegarsi alle levatacce che la vita agricola impone, prende di petto l’opportunità di trasferirsi a Reggio Emilia per disputare il Campionato Juniores. I primi due anni emiliani sono a dir poco travagliati, forse punizione di quelle divinità della pallacanestro che avevano già intuito l’affronto che stava loro rivolgendo: un ragazzino del Sud, venuto dal nulla, destinato a deliziare le più grandi platee italiane ed europee. Il primo anno si frattura ulna e radio, nel secondo riceve la chiamata dei Carabinieri per i quali aveva fatto domanda mentre era ancora a Ruvo. Si dice pure abbia svolto un provino con la Pallacanestro Varese, nel quale avrebbe peraltro impressionato, rischiando di andar via.

La svolta però arriva. Stagione 1996-97, 30 Dicembre: il C.T. degli azzurri, Ettore Messina, lo lancia in Nazionale in un’amichevole contro la University of North Carolina di due futuri All Star NBA come Vince Carter ed Antawn Jamison. Termina poi l’annata con una maturità spaventosa per un ventiduenne, riportando la Pallacanestro Reggiana in Serie A. Nella serie finale contro l’Unione Ginnastica Goriziana (così denominata fino al 1999) esagera: 80 punti in 4 partite, 27 nella decisiva gara 4. Un altro anno e mezzo in Emilia e poi, nel Gennaio 1999 se lo contendono le padrone del basket italiano, le due bolognesi: le Vu Nere della Virtus Pallacanestro Bologna e la Effe, la Fortitudo Pallacanestro Bologna (così denominata fino al 2012). Gianluca si rende conto di voler firmare con la Fortitudo, quando suo padre gli esprime invece la preferenza per la Virtus. Dopo i primi sei mesi bolognesi, si va in FranciaEuropei di Parigi-Bercy. Questo è forse il momento più emozionante della carriera del Baso. Contestualmente alla vittoria dell’oro nasce la sua prima figlia. Andrea Meneghin e Giacomo “Gek” Galanda, suoi compagni di Nazionale, per festeggiare l’avvenimento ritagliano una Gazzetta dello Sport e ottengono un fiocco rosa da piazzare sulla porta del ruvese. Nella stagione successiva, arriva il primo Scudetto della carriera. Per i seguenti cinque anni, Basile sarà riconosciuto universalmente come la guardia più forte del Campionato italiano, erede naturale e designato del grande Carlton Myers tanto in Nazionale quanto con l’Aquila bolognese.

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