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“STRAVOLTO IL PUG”: NE HA PARLATO L’ARCH. DEL ROSSO OSPITE DI “FUORI DAL CORO”

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Si è di fatto stravolto un sistema costruito per rendere più organico l’attacco tra la parte residenziale con la campagna da un lato e con le aree produttive dall’altro”, lo ha ribadito a chiare lettere l’architetto Giambattista Del Rosso, ospite dell’approfondimento televisivo di Teleregione (canale 14 del digitale terrestre) “Fuori dal coro”. Con il direttore Salvatore Petrarolo, Del Rosso ha affrontato la questione del Pug, stravolto dopo il consiglio comunale del 21 febbraio 2019.

“Sono disposte zone – ha proseguito – che erano anch’esse soltanto agricole e che disciplinavano con precisione gli interventi all’interno nell’obiettivo di sanare il problema della forma urbis, che è proprio di quel versante, perché dall’altro vi è la ferrovia. Si trattava di un sistema interessante in cui si prevedeva una zona F dove sarebbero andate a finire le grandi strutture per la cultura. Una fascia di raccordo con la cava che nel momento in cui cesserà la sua attività resterà purtroppo soltanto un buco nel territorio.Una città potenzialmente ricca di risorse che viene a essere lesa da questa operazione che dal punto di vista tecnico-urbanistico non ha alcun senso”.

Va ricordato che in realtà l’emendamento della maggioranza ha sconvolto un piano che è stato messo a punto con un fortissimo contributo della comunità tecnica locale.

Tre anni di confronti e dialoghi in cui nessuna di queste persone concordi a questo stravolgimento si è mai confrontata con il tavolo tecnico“, ha ribadito il coordinatore all’ufficio tecnico del Pug, nonchè direttore dell’area X del Comune di Ruvo di Puglia.

Io so chi è venuto e chi non è venuto – ha voluto sottolineare l’architetto – ci siamo riuniti tutte le settimane per tre anni e in questo periodo nessuno di loro è mai venuto a dire una parola. E’ troppo facile far fare, non andare e poi con una compagine politica stravolgere e distruggere”.

Un azzeramento, visto dalla maggioranza come “accoglimento parziale dell’osservazione 50”, spiegato alla cittadinanza ruvese attraverso un manifesto in cui si sottolinea lo “sviluppo coerente con le moderne esigenze di gestione del territorio e di riuso del patrimonio esistente” a cui non ha esitato a rispondere l’Architetto, vedendolo quasi come uno ”slogan che lascia il tempo che trova”.

“Si trattava di zone che per la maggior parte erano rurali – aggiunge Del Rosso – e disciplinate. Poi se uno vuole portare la città al Medioevo può farlo ma è fondamentale che si veda ciò che vuole la popolazione e credo che la popolazione ritenesse altro. Quello che hanno scritto non risponde ai fatti strutturali del piano. Il consumo di suolo 0 è un obiettivo, ovvero qualcosa che si raggiunge attraverso un progetto ma questo non vuol dire che una città non si debba fornire di strutture per non consumare suolo. Si tratta di cose senza fondamento. Quello che si racconta non corrisponde ai fatti urbanistici. Queste pianificazioni hanno un pubblico e attori che sono politici e altri che sono tecnici. E’ una vera e propria un operazione di decapitazione strutturale e strategica del piano. Decidere, legittimamente, in un consiglio comunale di passare sopra a un progetto di dieci anni e non dotare la città di servizi è una bella presa di responsabilità che bisogna dire alla città, a parte dalle parole scritte in un manifesto”.

Fare le operazione come quelle con l’emendamento sono anacronistiche. Fare un piano in quella previsione, magari per una pulsione ideologica, che può essere condivisibile sul piano astratto ma che non ha nulla a che vedere con la realtà e non può essere una materia assorbita dal PUG”.

Un piano che è distrutto e con esso sono compromesse le prospettive di sviluppo della città a cui, forse, sono legati altri fatti che hanno spinto all’approvazione di questo emendamento.

La nostra struttura economica nel rapporto con il suolo – commenta l’Architetto rifacendosi alle parole dell’ingegnere Mezzina – è legata a fatti speculativi o, per lo meno, l’edilizia è un settore trainante. Muove tanti interessi, parlo di quelli legittimi, quindi l’urbanistica necessariamente tiene al suo interno una serie di soggetti e quindi i politici. Purtroppo di questo in Italia se ne è sempre occupata la politica, ovvero gente che sa poco in ambito. In questo campo si concentrano tutte le contraddizioni di gente che opera secondo una sua idea. A volte si crede di essere interpreti ma poi bisogna farsi un esame e questo piano lo hanno cambiato persone che non sono per nulla urbanisti. Possono essere sicuramente amatori della materia ma è fondamentale che ci sia una cultura dell’architettura della città”.

Non ci si può inventare urbanisti e architetti, lo ha sottolineato il coordinatore al tavolo tecnico del PUG, alla stesura del PUG e all’aerea 10 da marzo a dicembre 2016, concludendo con una citazione di Italo Calvino: “La forma della città è quella che si oppone al deserto che la circonda”.

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