Home Politica SCHINAIA: “LA RUVO DEL FUTURO NECESSITA DI UN ANDARE OLTRE”

SCHINAIA: “LA RUVO DEL FUTURO NECESSITA DI UN ANDARE OLTRE”

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Giorni di riflessione hanno visto emergere fatti importanti per la nostra comunità ruvese. Pubblichiamo nota del segretario di Azione Popolare di Ruvo di Puglia.

Il commissariamento del locale circolo del PD, la nota importante del neo commissario De Santis, il consumarsi delle elezioni politiche europee con l’avanzare della Lega, il ridimensionamento del cdx avente come fulcro Forza Italia e l’apparente conquista di FdI da parte del satrapo fittiano.

Cosa resterà sul terreno dopo quanto accaduto?

Certamente poco. Il commissariamento del PD passerà come l’ennesima diatriba a sx e si attenderanno le elezioni regionali come anticamera delle comunali che solo nell’autunno 2020 entreranno in agenda delle segreterie.

Allora il motto sarà per molti “Abbasso Chieco” e con ciò si cercherà di mettere assieme una armata brancaleone fatta delle solite liste finte/civetta raccolte magari da un rinnovato cdx che pescherà l’ennesimo nome che farà sognare una vittoria alla portata di tutti.

C’è voglia di governo a tutti i costi e la cultura di opposizione e di alternativa si è persa, mentre avanza un nuovo ceto politico pieno di un algido “buon senso”, come se questo bastasse per governare, e lo farà valere.

Già i tamburi di guerra e posizionamento si sentono.

Ma si è proprio convinti che questo debba essere il terreno di coltura della politica ruvese? Proviamo a fare qualche analisi e si scopriranno delle belle.

Il commissariamento del PD non è un fatto che interessa solo la sinistra, ma va capito ed interpretato in quanto il malaffare politico è stato denunciato a carico dei gestori del centrosinistra prima dell’avvento di Chieco. La defenestrazione della Montaruli è la conseguenza di ciò. E lo si capisce proprio su argomenti come la scelta iettatoria della piazza nuova, del PUG (che qualcuno chiamò la Porcata Unica Generale) e di un atteggiamento improvvido con l’opposizione.

Quindi il PD fa chiarezza, apre al futuro, fa saltare i tavoli del tesseramento e punta a un rinnovamento per andare oltre i nuovi conservatori che hanno infestato da decenni la politica a sinistra e sono inutili al “progetto Chieco”.

Quale sia questo progetto è chiaro: aprirsi alla società che gira attorno alle manifestazioni che l’amministrazione realizza, coinvolgendo secondo il vecchio schema del romano Nicolini, oggi dell’improvvida molfettese Filograno, un consenso orizzontale di giovani e non, legati alla partecipazione civica “loro”; recuperare un consenso contro chi ha affossato la politica e le finanze cittadine (Paparella) e giovare dei contributi e finanziamenti che l’hanno prossimo, da più parti, grazie al buon fare amministrativo del Sindaco, che ha indubbio peso specifico, arriveranno.

Quindi prepariamoci ai cantieri cittadini che sempre più anticiperanno il voto del 2021.

Comunque è aperta una “questione morale”. E il PD l’ha posta e risolta con la defenestrazione di una classe dirigente giudicata colpevole.

Altrove che succede?

Si registra la corsa verso la Lega, che sarà positiva se non accetterà il travaso di rancorosi, sbandati e fuoriusciti da ogni dove ma saprà definire un “nuovo” che non solo parli alla pancia dell’elettorato e con slogan, ma si faccia carico di un progetto aperto, innovativo, inclusivo e credibile.

Forza Italia potrebbe guardare allo spirito di Toti, non solo e semplicemente in senso di rottamazione, bensì nella necessità di capire il nuovo che avanza. E il nuovo è la “questione morale”.

E’ capibile che a Destra nessuno la vuole affrontare perché la satrapia fà comodo, fa potere, è minaccia continua ma, se abbassi il capo, è protezione. Pur tuttavia è il male assoluto.

Ma è l’unica chiave che può aggregare forze diverse che nello spirito sociale possono creare una “visione” comune della città; determinando il suo futuro, la sua crescita, la svolta che da decenni si attende.

La questione morale riguarda quel costume che ha indossato il centrodestra all’opposizione e che ha fatto sì che strumenti urbanistici infami per la città fossero approvati, che singoli imprenditori fossero voce dell’opposizione facendo affari e prendendo lavoro da appalti cittadini, come neanche il peggior Berlusconi si sarebbe sognato. In politica la morale è rinuncia di interessi, sensibilità, opportunità, discrezione che va oltre la legge.

Si vada a leggere, per esempio, la delibera di giunta comunale n.18 del 27 gennaio 2016, albo pretorio 29/01/- 3 febbraio 2016, che una manina ha tirato fuori dal dimenticatoio e che in tutte le segreterie è pervenuta ed è commentata. Un savoir-faire che farebbe inorridire qualsiasi politico e che è un gioiello di legalità ed al tempo stesso di una inopportunità assoluta, almeno quanto un sindaco che permette sotto il suo mandato che venga sistemato un figlio.

Cose di cui Ruvo soffre e che sono alla base di un consenso “amorale” in politica.

D’altronde nella nostra Italia le truffe sono sempre coperte da atti legittimi, e per questo individui sono sempre più attenti al loro tornaconto che al bene pubblico.

Ecco quindi che la questione morale è il patrimonio della Destra che deve emergere.

Per aprirsi, andare oltre, non temere sfide.

Si noti che Ruvo non trova pace da quando il fenomeno Paparella ha preso luce. Trent’anni di satrapia manco fossero i Clinton di Ruvo.

Se si affronterà e si allontaneranno i ciambottisti a Destra come ha fatto il PD a sinistra, si scoprirà un’aria nuova, una maggiore stima, una nuova gioia che pervaderà cuori e persone.

Ed allora, dando il giusto merito a Chieco, per ciò che vale, lo si batterà, lo si vincerà sicuramente e spavaldamente, perché Ruvo tornerà a respirare, con l’apporto di tutti.

E la vittoria non sarà una vittoria della Destra, ma un atto d’amore, il vero 25 aprile di liberazione per Ruvo.

 

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