Puglia, piano xylella in vigore. Olivicoltori temono di diventare un ghetto

Il piano anti-xylella è in vigore. La direttiva comunitaria della commissione fitosanitaria che considera la provincia di Lecce ”zona infetta” è stata recepita dal Ministero delle politiche agricole e forestali con un decreto del 19 giugno del ministro Maurizio Martina con cui vengono stabilite le misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa.
Vale su tutto il territorio nazionale ma chiaramente l’applicazione riguarda il Salento dove l’emergenza si è manifestata. Oltre alla provincia di Lecce, dichiarata ”zona infetta”, la nuova delimitazione territoriale prevede una fascia cuscinetto intorno al focolaio di Oria (Brindisi) ed un’area di sorveglianza in parti delle province di Brindisi e Taranto.
Ora spetta fare osservare le nuove regole al commissario delegato di Protezione civile, Giuseppe Silletti, a capo del Corpo forestale dello Stato. Il primo impatto, però, è subito indigesto perché si traduce in divieti molto rigidi da cui stanno scaturendo le prime multe ai produttori agricoli. Gli olivicoltori sono molto preoccupati e temono un effetto ”pianeta Marte”, una sorta di desertificazione dell’agricoltura e del paesaggio.
La definizione di ”zona infetta” ha due risvolti. Uno è in linea di massima positivo poiché sono evitate le eradicazioni massicce (ad eccezione delle piante manifestamente malate) mentre per il contenimento si punta sulle corrette pratiche agricole, consentendo anche i trattamenti erbicidi. Di contro, però, c’è una misura che a lungo andare può avere un effetto inaccettabile.
Vige il divieto di impianto delle specie vegetali ”ospiti” della xylella, vale a dire quelle che sono sensibili al batterio che provoca il Codiro, il complesso di disseccamento rapido dell’olivo. E gli ulivi sono la prima specie su cui pende il divieto di mettere a dimora nuove piante nelle zone delimitate, a cui si aggiungono anche i gli oleandri, le acacie, piante mediterranee e varie altre specie ornamentali e vivaistiche.
I primi a condividere il punto sulle corrette pratiche agricole sono i produttori che si sono riuniti nel comitato ”Voce dell’Olivo”, fondato a Racale, e che stanno facendo dimostrazioni sulla resistenza di alcune piante olearie al batterio. Gli stessi, però, non mandano giù le rigorose misure previste dall’Unione europea e fatte proprie dall’Italia.
”Sono molteplici i punti – sostengono gli olivicoltori salentini – che ci hanno lasciato perplessi, in particolare l’introduzione di misure di contenimento con trattamenti erbicidi, eradicazioni in tutta la provincia di Lecce di piante ammalate, installazione di segnaletica stradale per l’identificazione della zona delimitata. Il tutto è aggravato dal totale scollamento di questo documento dalle peculiarità del territorio tale da renderlo adatto solo al pianeta Marte”.
Sono fortemente contrari ai trattamenti erbicidi che possono mascherare l’irrorazione di fitofarmaci. ”Nei campi diserbati – ipotizzano – l’insetto vettore, non avendo più erba per alimentarsi, si concentrerà nelle zone non diserbate, provocando l’aumento indiretto e considerevole dell’intensità e dell’aggressività del patogeno”. E’ molto forte il timore di diventare un ”ghetto agricolo” per una quarantena a tempo indeterminato per ora, con una raffica di regole penalizzanti. Anche la movimentazione è impedita.
Un agricoltore di Gallipoli, forse per disobbedienza civile, è stato multato insieme al suo vivaista per aver impiantato delle piante di olivo nei suoi fondi. Ha violato così proprio quel divieto di impianto di specie ”ospiti” che sono sensibili al batterio e che colpisce l’albero simbolo della Puglia, caratteristico del paesaggio, elemento di riconoscibilità e di identità di un territorio.
Dura lex sed lex. Il Corpo forestale dello Stato sta già vigilando sull’applicazione delle norme e dal quartier generale di Martina Franca (Taranto) si muovono le pattuglie di agenti, rafforzate con l’arrivo di uomini di numerosi altri Comandi Stazione, non solo pugliesi. Il commissario Silletti ha già inviato una circolare alle numerose aziende vivaistiche sulle ”piante specificate”, vale a dire quelle che sono sottoposte al divieto di uscire dalla zona delimitata (quindi, dalla provincia di Lecce) per muoversi in Italia o nel territorio dell’Unione europea.
Ciò, a ragione delle misure di contenimento della xylella, per evitarne l’ulteriore diffusione ed infestazione di altri territori. Le piante ”specificate”, tra cui tutte quelle tipiche, dovranno essere distrutte ed il commissario ha chiesto alle aziende sia una stima della consistenza complessiva che un’ipotesi dei costi del danno che subiranno, in vista dei ristori che si stanno prevedendo sul fronte legislativo. Il Salento sta pagando un duro prezzo per un’emergenza causata, presumibilmente, dall’importazione di una pianta infetta di caffé arrivata dall’America Centrale in un porto di qualche altro Paese europeo, forse Rotterdam.
Non a caso, l’Unione europea è intervenuta su questo vuoto di controlli. Per il suo territorio, l’Italia ha imposto il divieto di introdurre vegetali destinati alla piantagione, ad eccezione delle sementi, di ”Coffea” originarie di Costa Rica o Honduras.
Fonte Adnkronos

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