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"Prima che sia finita", la canzone del dottor Salvatore Rainò e Livio Minafra per risvegliare le coscienze di tutti

“L’amore per l’immensità e per tutto ciò che poteva evocarla è stato sempre una nota principale del mio essere”. Sono parole di Salvatore Rainò, Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica, Specialista in Medicina Interna e Omeopata Unicità Hahnemanniano. Un uomo colto, di elevato spessore professionale e umano, un medico del corpo, dell’anima e del mondo.

Perché c’è una stretta relazione tra corpo e psiche ed esiste un legame anche tra “due persone che vivono molto lontane in aree differenti e che non si conosceranno mai” e per questo è necessario agire per garantire a tutti la migliore felicità possibile. Come? Liberandosi da logiche opportunistiche, dall’avidità, in poche parole dall’uso improprio del danaro da parte dei poteri forti che tengono per la gola le economie del mondo.

E Rainò ha affidato questo messaggio di fratellanza e di uguaglianza sociale alle sue parole, musicate dal compositore ruvese Livio Minafra, suo caro amico (questo è il link del video https://youtu.be/118BNvpjmsA).

La canzone“Prima che sia finita” è un invito a “prendere in mano la propria vita, prima che sia finita, è un prepotente invito alla coscienza civile e al risveglio sociale, dalle piccole alle grandi cose. Ora, prima che sia troppo tardi”.

A questo progetto musicale ha partecipato anche Pino Minafra, con la tromba e il didjeridoo, con la “melodia, la ricerca e la follia” di tutti coloro che escono dal coro, che sono curiosi, che mettono i propri talenti a disposizione degli altri, un’azione questa che tutti dovremmo compiere perché ognuno di noi, senza retorica, ha un prezioso talento da coltivare. E poi con la musica, con l’arte in generale si dà voce a un sentire comune, allo spirito della gente che avverte il peso schiacciante del danaro nelle proprie vite.

E Salvatore Rainò ha il talento della ricerca continua, della curiosità che lo spinge ad agire per “il bene dell’umanità”.

Lo incontro nel suo studio di Altamura. Alle pareti, numerosi titoli accademici, poesie, paesaggi.

La sua biografia è affascinante: a un certo punto della sua vita, decide di abbandonare una carica importantissima presso una nota azienda farmaceutica e sceglie di dedicarsi alla cura del prossimo – come ha sempre fatto del resto – attraverso metodi “non convenzionali”, rispetto alla medicina accademica, ma efficaci perché tutti basati su uno studio attento e scientifico di quello che offre la Natura.

Ma la non convenzionalità si rivela anche attraverso un approccio  particolare, “pitagorico”, con il paziente: l’ascolto. Le visite del professor Rainò sono lunghissime perché lui ama stare in silenzio, ama “ascoltare” il paziente che è unico, come “unica” è la sua cura, accompagnata da prescrizione e coprescrizione. Un esempio di coprescrizione è questa “Non esistono i livelli delle persone che si incontrano, ma solo i livelli ai quali si incontrano”.

Gli rivolgo una domanda un po’ provocatoria: “Alcuni suoi pazienti colpiti da malattie gravi e curati da lei con l’omeopatia sono guariti. Però i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato come avvalendosi solo dell’omeopatia o di altri rimedi naturali questo non sia avvenuto, mettendo sotto accusa tale sistema, infine. Cosa ne pensa?”

“Io le rispondo con un’altra domanda: quante persone sono morte nonostante la chemio? Sia la medicina convenzionale che quella cosiddetta “alternativa” non sempre raggiungono gli obiettivi sperati e non perché siano inefficaci. Poi le dico anche questo: molte persone guariscono nel corpo ma non nell’anima: sono tristi, cupe e questo, a lungo andare, si ripercuote ancora nel fisico. Una signora, malata terminale, si era rivolta a me, dopo essere passata attraverso le cure “accademiche”: non ce l’ha fatta ma, prima di morire, ha voluto parlare con me, perché io l’ho ascoltata, l’ho aiutata a liberarsi del male che aveva dentro.”

Mi incuriosiscono degli strani apparecchi. Sono sue invenzioni, brevettate, create coi suoi risparmi. Sulla sua scrivania troneggia il bioarmonizzatore, una macchina che “serve a rendere più esplicite le preziose virtù dell’acqua”. Io sono seduta sulla sedia sinergonomica, nata all’interno del progetto SDAPIC. “E’ una macchina che sostituisce letti e cuscini” – mi spiega il dott. Rainò -, “accogliendo il corpo senza finire mai di farlo. Si verifica un aggiustamento continuo dell’appoggio, creando un confort al quale gli uomini non sono più abituati.”

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Ma le sperimentazioni del dottor Rainò non si fermano solo alla cura della persona.

“L’omeopatia si applica a qualsiasi branca. Io l’ho applicata alla agronomia, nella biodinamica steineriana, nell’agricoltura biologica. Ho creato “l’acqua informatizzata”, un’acqua che ha delle informazioni trasmesse, grazie a una nebbiolina,  ai semi prima di affidarli al terreno. Campi sterili sono rinati, i raccolti sono abbondanti. Il grano ha riacquisito il suo fenotipo originario, forte, resistente. Inoltre ho trovato rimedi alla xylella e milleduecento ettari di castagneti sono rifioriti grazie a quello che ho inventato.”

Si potrebbe dire che ha trovato la soluzione a grandissimi problemi connessi all’agricoltura, alla tutela ambientale e all’alimentazione. Le istituzioni hanno mostrato interesse a tal riguardo?

Il dott. Rainò mi sorride. Certo, c’è molto interesse ma ci sono tanti poteri forti con cui relazionarsi. Per Rainò i governanti devono essere “buoni padri di famiglia”, devono avere cura dei propri figli, dei propri cittadini, investendo nelle risorse, nella creatività che non deve essere assoggettata alle logiche della speculazione finanziaria.

La soluzione ai nostri problemi, anche economici, è nell’apertura mentale, nella disponibilità a cercare nuove soluzioni e nell'”inveramento del danaro”, secondo Rainò.

Perché bisogna fare attenzione, non è il denaro “tout court” da demonizzare, ma il suo uso improprio. “Non è l’economia da condannare, e tutti i medici, a mio avviso, dovrebbero impararne le nozioni fondamentali, ma la speculazione finanziaria. Quando si vuole realizzare un progetto, si pensa ai costi e questo comporta un abbassamento della qualità, spesso. Ma non si deve ragionare in tali termini. Bisogna applicare l’omeopatia anche in economia. L’omeopatia, seguita da quattordici milioni di persone, a cui anche le Università stanno timidamente guardando con interesse. L’omeopatia che fa crescere tutti, alla fine.”

Tutto questo lo spiegherà anche domenica 4 dicembre al Teatro Mercadante di Altamura al convegno “Medicina ufficiale VS Medicina alternativa”.

Ci congediamo dal dottor Rainò che dice, alla fine, che “Confrontarsi con la verità è la cosa che auguro a tutti”.

E la verità non è mai unica, assoluta.

 
 
 

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