Presentato il progetto sull’affido familiare. A Ruvo di Puglia 376 minori “chiedono aiuto”

A Ruvo di Puglia 376 minori chiedono aiuto. Hanno bisogno di cure, attenzione, amore. Per sé e anche per i propri cari. Tra loro, 172 sono attenzionati dai Servizi Sociali attraverso progetti individuali che prevedono la collaborazione delle famiglie di origine e di questi, 77 sono sotto la diretta tutela dei Servizi Sociali, 32 sono dati in diverse modalità di affido, legate alle peculiarità del caso concreto.

Dati, questi, su cui riflettere se si considera che sono ufficiali e lasciano fuori un mondo sommerso, avvolto dal silenzio o, peggio, dall’indifferenza, fatto di disagi e mancanza di cure.

Fotografia drammatica dell’infanzia ruvese più fragile quella che Angela Spinelli, assistente sociale al Comune di Ruvo di Puglia, ha restituito, martedì scorso, a Palazzo Caputi, nel corso della presentazione di “La strada verso casa”, progetto promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ruvo di Puglia per favorire percorsi di accoglienza e solidarietà nei confronti dell’infanzia e delle famiglie più fragili della città. Erano presenti psicologi, istituzioni, operatori del terzo settore e comuni cittadini interessati all’accoglienza.

I 376 minori che chiedono aiuto provengono da contesti familiari difficili – 10 famiglie, per esempio, hanno problemi economici, spesso determinati da cattiva gestione del danaro; 30 famiglie, invece, non sono in grado di costruire un percorso educativo sano e solido. Questo perché manca una rete familiare e amicale che li sostenga. Un valido aiuto è fornito dai Servizi Sociali del Comune, dalla Caritas, dal Centro diurno “Il regno di Oz” e dal Centro Polivalente per Minori in via Martiri delle Foibe. Ma non basta.

E’ necessario che la rete di solidarietà si irrobustisca attraverso azioni efficaci che partano dal basso, da chi è disponibile ad amare e ad accogliere con semplicità e naturalezza chi vive nella carenza o scarsità di mezzi, di valori e di punti di riferimento.
Lo conferma Filippo Ferrara, psicologo che si occupa di affidi e adozioni per l’Ambito 3: «Si deve ricordare che elemento imprescindibile dell’affido è l’accoglienza, il far sentire il minore a proprio agio riconoscendogli anche degli spazi fisici e psichici propri». Ferrara precisa, poi, il concetto di “disagio” che si concretizza quando vi sia una costante incapacità di curare la persone; quando la frammentazione dei rapporti familiari nelle famiglie allargate turba la psiche dei più giovani («Nessun giudizio moralistico, attenzione. -ammonisce – Ma dalle statistiche risulta che i rapporti all’interno delle famiglie allargate, dove figli di coniugi diversi convivono, sono sempre a rischio di incrinarsi»). E’ indicatore di disagio anche il continuo cambio di residenza – e connesso cambio di scuola, che destabilizza il bambino. Come lo è anche l’incapacità di proteggere i figli da possibili situazioni di rischio esterno (uso di sostanze stupefacenti, molestie sessuali). Quando si accerta la sussistenza di tali situazioni, gli assistenti sociali si attivano per proteggere il bambino e spesso prendono decisioni difficili che rischiano di trasformarli, a occhi esterni, in carnefici. Una cosa deve essere chiara: l’azione degli operatori sociali e dei giudici, per legge, è tesa a salvaguardare il principio per cui il minore non deve mai essere separato dalla famiglia di origine. Per questo l’affido spesso si estende all’intera famiglia, affinché la proposizione di modelli positivi conduca all’acquisizione o al recupero delle competenze genitoriali. Si consideri che genitori “inaffidabili” sono stati bambini poco curati, per cui è necessario curare anche “vecchie ferite”.

Ne è convinta anche Luciana Martinelli Iannuzzi, presidentessa dell’Associazione “Famiglia Dovuta”, fondata a Bari trent’anni fa, la quale ha parlato della propria esperienza di affidataria familiare.
L’associazione è nata da una rete di vicinato solidale, dove i vicini appunto si sono offerti di accudire i bimbi di coloro che erano costretti a partire per lavoro. Poi, il progetto si è esteso ad altri ambiti, coinvolgendo anche minori extracomunitari non accompagnati. Esperienza sfidante, complessa ma appagante. Perché fondata sull’amore, sul dare senza pretendere nulla in cambio. E la bontà, la cura disinteressata, il rispetto per la famiglia di origine danno buoni frutti dal momento che spesso coloro che sono stati dati in affidamento riacquistano la propria centralità e diventano, a loro volta, affidatari. Bene che genera bene.

Parole confermate anche dal sindaco Pasquale Chieco, affidatario del giovane malinese Djakari di cui in famiglia hanno rispettato volontà, desideri e personalità.

Patrizia Depergola, responsabile del Progetto “La strada verso casa”, illustra il progetto che si articolerà in incontri a cui parteciperanno i potenziali accoglienti dei quali, con l’aiuto di psicologi ed esperti, si ricostruirà anche il vissuto, si analizzeranno punti di forza e debolezza. «Bisogna conoscere sé stessi  – spiega – perché i bambini intercettano le nostre fragilità. Solo se siamo consapevoli dei nostri limiti e ricchezze, possiamo aiutare gli altri. Ricordatevi che l’accoglienza, l’affido sono belli ma faticosi per cui è indispensabile che chi è interessato si affidi a esperti che lo aiuti a essere di sostegno agli altri. Dico questo perché spesso assistiamo a casi di restituzione dove le famiglie affidatarie hanno sottovalutato il compito o sopravvalutato le proprie capacità».

«Mi auguro che i ruvesi – conclude l’assessora alle Politiche Sociali Monica Montaruli – contribuiscano al successo di un progetto che porterà benefici a tutti. Anche il semplice doposcuola, il dedicare una piccola parte del proprio tempo con costanza e amore, può fare molto, ponendo un tassello nell’educazione del minore».

In fondo basterebbe essere come Addy, l’anziana signora di colore, protagonista del romanzo di Lori Lansens “La strada di casa mia” (assonanza felice con il nome del progetto). Addy accoglie la piccola Sharla, “affidatale” dalla giovane mamma che parte col suo nuovo amore. Tra le due si instaura un rapporto fondato sull’affetto e sulla tenerezza dove entrambe si arricchiscono a vicenda di stabilità e allegria. O basti vedere il film “Il ragazzo con la bicicletta” dei fratelli Dardenne. Narrazioni sull’accoglienza pura, semplice, dove “l’altro sono io”.

Gli interessati al progetto “La strada verso casa” possono contattare Angela Spinelli al numero +39 080 9507412 o all’indirizzo asssociale.spinelli@comune.ruvodipuglia.ba.it.

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