Home Cultura PILLOLE RUVESI n.18: LE DONNE NELL’ARTE RUVESE

PILLOLE RUVESI n.18: LE DONNE NELL’ARTE RUVESE

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Una pillola speciale, quella di oggi, in occasione della festa della Donna. Scegliamo, così, di dedicare queste righe a tutte quelle figure femminili rappresentate nella pittura ruvese: ne viene fuori un’importante lista.

Partiamo in ordine cronologico. Sicuramente, il tipo di arte più antica conservata a Ruvo è quella archeologica del Museo Nazionale Jatta. Come ben sappiamo, il museo ospita vasi, gioielli e utensili della vita quotidiana della Grecia antica. Sui vasi, prevalentemente sono raffigurati soldati eroi che nella mitologia greca sfidavano gli dei; e le donne? Le donne raffigurate, invece, sono schiave, dee oppure mogli di questi eroi, tutte ben vestite, con gioielli e lunghi abiti; quasi sentiamo il profumo con il quale erano solite ungersi. Tra l’altro, proprio nel museo sono conservati unguentari, bruciaprofumi e collane. Insomma, nell’antica Grecia non solo uomini ma anche donne che, pur avendo una accettazione sociale più bassa di quella virile, erano vissute e venerate come vere e proprie dee.

Le vesti di quest’ultime rimandano quelle delle donne raffigurate sulla Tomba delle danzatrici (ne avevamo già parlato nella quarta pillola ruvese). La tomba, ritrovata a Ruvo nel 1833 e appartenente all’Avanti Cristo, raffigura la danza funeraria di queste nove donne che accompagnano il defunto verso l’Oltretomba. Questo ribadisce la funzione divina, deificatoria della donna nell’età greca.

Dall’Avanti Cristo ci spostiamo al 1200, secolo in cui la nostra Cattedrale iniziava a prendere forma. Anche qui, nella sua architettura tutta romanica, vediamo volti femminili essere scolpiti alla base degli archetti pensili che coronano la facciata insieme a motivi floreali, teste maschili e animali.

Dal 1200 facciamo un salto al 1900, all’arte moderna del ruvese Domenico Cantatore. Oggi, nella pinacoteca a lui intitolata possiamo ammirare i suoi innumerevoli quadri. Tra questi spicca la dedizione del pittore ruvese per le odalische. Nei secoli passati, queste donne, che Cantatore dipinge formose, sensuali e fortemente colorate, erano le serve delle mogli dei re e di imperatori; poi nell’arte moderna hanno assunto una forte carica erotica. Non a caso, le Odalische di Cantatore sono spesso raffigurate su un letto, distese; sembrano in attesa di un qualcosa o di un qualcuno che le venga incontro.

Dunque, che siano divinità o serve, la figura della donna nell’arte, anche, come visto, in quella ruvese, è sempre presente e di fondamentale importanza. Una cosa è certa: l’arte sarebbe diversa da come la conosciamo oggi se la donna non ne fosse stata protagonista.

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