Agricoltura

MIMOSE IN DONO DA 5 PUGLIESI SU 10; IN ALTERNATIVA ROSE, PRIMULE E RANUNCOLI GIALLI

Cinque pugliesi su 10 (51%) che hanno deciso di fare un regalo per l’8 marzo hanno scelto le mimose che sono il simbolo della giornata perché dietro una fragilità apparente mostrano una grande forza con la capacità di crescere anche in terreni difficili. E’ quanto emerge da una rilevazione della Coldiretti Puglia nei mercati di Campagna Amica in occasione del tradizionale appuntamento della festa della donna che ricorda la forza e il ruolo femminile nel mondo. Se la metà dei pugliesi si indirizza sulle mimose che al tempo della guerra non rinunciano a celebrare le donne, l’altra metà dei pugliesi che sceglie di acquistare fiori per la festa della donna si orienta su ranuncoli gialli, primule e rose gialle, perché a causa del clima è crollata la produzione di mimose in Puglia.

Quest’anno in Puglia la produzione della mimosa è stata fortemente condizionata da un inverno bollente – denuncia Coldiretti Puglia – con temperature elevate che hanno determinato la fioritura già nella prima metà gennaio con due mesi di anticipo rispetto al tradizionale appuntamento dell’8 marzo, e tagli dei raccolti del 30% in media, con punte fino all’80% in alcuni areali della provincia di Lecce. Per la festa della donna 2023 i prezzi dei singoli ramoscelli variano dai 5 ai 10 euro mentre per i mazzi più grandi e decorati o per le piantine si arriva anche oltre i 20 euro.

 Gli orientamenti di acquisto delle mimose, ma anche di altri fiori nonostante il momento di difficoltà economica, confermano la forza celebrativa di una giornata che risale al 1908 quando un gruppo di operaie decise di scioperare per vedere riconosciuti i loro diritti, mentre è dal 1946 – spiega la Coldiretti regionale – che in Italia le mimose sono state scelte come il simbolo dell’8 marzo grazie anche alla loro capacità di fiorire in anticipo rispetto alla primavera astronomica. Oltre a essere il simbolo della presenza femminile nel mondo, dalla famiglia al lavoro, la mimosa esprime anche un importante valore ambientale perché – continua la Coldiretti Puglia – è realizzata in Italia con tecniche eco-compatibili soprattutto nei tipici terrazzamenti che si affacciano sul mare, altrimenti destinati al degrado e all’abbandono.

Il consiglio è quello di non fare acquisti di impulso, ma verificare e mettere a confronto i diversi prezzi. Per evitare di cadere nelle trappole del mercato e non alimentare l’abusivismo è meglio – ricorda la Coldiretti regionale– evitare venditori improvvisati e preferire l’acquisto, se possibile, direttamente dai produttori, ricordando che acquistando fiori italiani si sostengono le imprese, l’occupazione, il territorio.

 Il settore florovivaistico in Puglia si sviluppa sul distretto in provincia di Lecce di Taviano e Leverano che si estende anche ai comuni limitrofi di Alliste, Maglie, Melissano, Nardò, Porto Cesareo, Racale e Ugento e quello della provincia di Bari con al centro della produzione e degli scambi Terlizzi, Canosa, Bisceglie, Molfetta, Ruvo di Puglia e Giovinazzo, e altre realtà aziendali sparse nel resto della regione. In provincia di Lecce il settore florovivaistico rappresenta ben il 12,4% della produzione agricola, mentre in provincia di Bari  il settore florovivaistico costituisce il 5,8% del valore della produzione agricola. In realtà, confrontando la distribuzione delle aziende per classi di superficie, si registra che, in termini di dotazione in fattore “terra”, le aziende pugliesi sono mediamente più grandi della media nazionale. Delle 853 aziende floricole il 65% si colloca tra 1 e 5 ha mentre a livello nazionale la stragrande maggioranza delle aziende (58,2%) ha una superficie inferiore ad 1 ettaro.

Ai problemi causati dal clima alla floricoltura nazionale si sono aggiunti peraltro – conclude Coldiretti Puglia – quelli legati al conflitto in Ucraina con l’esplosione dei costi di produzione che pesa su ogni cosa, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre, andando a colpire un settore che rappresenta un fiore all’occhiello del Made in Italy.

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