"Mediterraneo senza spettatori – Naufragi con Angeli", benedetta la barca dei migranti, monito e speranza per tutti

«Se la gente sapesse cosa custodisce il Mediterraneo. Se la gente sapesse quanti sogni infranti e quanti sogni spezzati riposano in quel mare. Se la gente trovasse il coraggio di alzare lo sguardo e di guardare oltre».

E’ lo stralcio di una delle «Lettere dal fondo del mare. Un figlio a sua madre», una delle tante lettere scritte dai nuovi angeli che rinascono dallo stesso mare che ha inghiottito la loro “argilla”ma non la loro anima.

Un’anima che rivive nella barca sulla quale sono scritte quelle parole, quella barca che per una settimana, nell’atrio di Palazzo Pirlo – Rubini, coi suoi colori vivaci ha inteso aprire gli occhi sui drammi a cui ci si sta assuefacendo, quello dei migranti che annegano nel Mediterraneo, nel corso dei loro viaggi per la salvezza, i tanti uomini, donne e bambini che fuggono dalla disperazione col rischio di essere bloccati da muri, reali e simbolici.

Ieri si è concluso l’appuntamento ruvese dell’evento “Mediterraneo senza spettatori – Naufragi con Angeli”, organizzato dalla Fondazione “Angelo Cesareo” nell’ambito dell’evento “I sentieri della solidarietà” dell’ Associazione “Apuliae Terrae” e C.A.S.A. “Don Tonino Bello”. Ed esiste un legame con la comunità fondata dal Vescovo della Pace perché la barca, nella quale sono stati deposti i pensieri, i sogni, le voci dei migranti, è stata benedetta da Padre Gabriele della Comunità C.A.S.A. e diventerà un altare che sarà ospitato in una sala della struttura.

Ma questa barca diffonderà il suo messaggio di solidarietà e di monito a essere sempre attenti, a rispecchiarci negli altri uomini, in altre città. Infatti essa raggiungerà la città fantasma di Craco, in provincia di Matera, per ridarle nuova vita, nuova speranza e con lei le foto scattate da Donato Anselmi, Domenico Mastandrea e Marco Volpe che hanno inserito le formelle di legno di ulivo dipinte, ritraenti angeli migratori, in un contesto personale, frutto della loro sensibilità, moltiplicata da quello che hanno ascoltato e visto. Le formelle possono essere dipinte da chiunque voglia dare testimonianza della vita dei migranti che hanno visto infrangere i propri sogni, le proprie speranze. Piccoli “haiku”, brevi componimenti in versi accompagnano le foto e le formelle, quale commento e spunto di riflessione sul vero senso della fratellanza.

Di loro è stata data testimonianza anche con l’arte. Il flautista Vincenzo Mastropirro e il percussionista Vincenzo Mazzone hanno musicato un aforisma del primo, che è anche poeta dialettale, “Amore è u’ mare”. Intensa l’interpretazione di Nabil dei Radiodervish, come le narrazioni che cantano di amore e solitudine di Ahmed Mohamed Gamal e Laura Marchetti in “Samar – Narrare alla luna”. Ricca di suggestioni l’interpretazione di “Murale” del più grande poeta palestinese Mahmoud Darwish fatta dall’attore Bruno Soriato e Iyas Jubeh della Compagnia Teatrale “Kuziba”.

Uno schiaffo alle coscienze è stato anche il monito di Francesco De Palo a non essere indifferenti, a essere veri discepoli di Don Tonino Bello di cui si narra che, la notte di Natale, andasse nelle periferie a consolare i derelitti, il Don Tonino degli “auguri natalizi scomodi”, il Don Tonino della lettera “Fratello marocchino”. Rileggersi quella lettera e quegli auguri restituisce un senso al Natale.


 

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