Cultura

Viaggio ad Aliano e Matera. L’Università della Terza Età sulle tracce di Carlo Levi

Un fine settimana interessante, quello organizzato, sabato 13 aprile, dall’U.T.E. di Ruvo: una escursione nella vicina Basilicata con il coinvolgimento di un nutrito numero di corsisti guidati dai docenti Rita Leone e Mimmo Scarongella.

A conclusione di un percorso artistico-letterario che ha visto come terreno di indagine il Sud, fra storia, leggenda e cultura popolare, si rendeva necessario un viaggio alla scoperta di quei luoghi che Carlo Levi fa rivivere nel romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” e che rappresenta nelle sue tele più famose. Obbligatorio pertanto recarsi ad Aliano dove l’intellettuale antifascista trascorse alcuni mesi di confino nel 1936, dopo un breve soggiorno a Grassano. Altrettanto indispensabile una visita alla vicina Matera nell’anno che la saluta orgogliosamente capitale europea della cultura.                                                                                                   Aliano, o Gagliano secondo la pronuncia locale, è un piccolo borgo aggrappato ad uno scosceso sperone argilloso, sospeso in mezzo ad un paesaggio lunare di calanchi. Uno spettacolo di fortissimo impatto per i visitatori, avvolti immediatamente in un’atmosfera diversa, quasi misteriosa. Il parco letterario è il polo di attrazione più significativo: la Casa del Malocchio, la Pinacoteca, il Museo civico della civiltà contadina. La casa di Levi è ubicata all’ingresso del paese ed è come se già la conoscessimo: ci sembra di scorgere il cane Barone che ci accoglie festoso o di vedere sulla porta Giulia la santarcangelese, strega esperta di pratiche magiche. Mozzafiato la vista sulla Fossa del Bersagliere, carica di suggestione la passeggiata fra le silenziose stradine, gli stretti vicoli, a ripercorrere in una sorta di sospensione temporale, le pagine del romanzo, con l’impressione di vedere spuntare all’improvviso dietro l’angolo un monachicchio dispettoso o una fatucchiera con il suo filtro d’amore oppure di avvertire in lontananza il suono ritmico del cupi cupi. Nel piccolo cimitero di campagna, meta di solitarie passeggiate durante i mesi di confino, Carlo Levi ha voluto essere sepolto, in mezzo ai suoi contadini, a mantenere la promessa di ritornare e restituire quell’affetto autentico di uomini semplici e rassegnati che gli aveva alleviato l’amarezza di un soggiorno forzato. Racconta nella pagina finale del romanzo:” I contadini venivano a trovarmi e mi dicevano: -Non partire. Resta con noi. Sposa Concetta. Ti faranno podestà. Devi restar sempre con noi-. Quando si avvicinò il giorno della mia partenza, mi dissero che avrebbero bucato le gomme dell’automobile che doveva portarmi via.-Tornerò,-dissi. Ma scuotevano il capo. -Se parti non torni più. Tu sei un cristiano bono. Resta con noi contadini-. Dovetti promettere solennemente che sarei tornato…”.                                                              Dopo una sosta per il pranzo in un caratteristico ristorante del posto dove le specialità locali solleticano il palato ( va bene la cultura, ma anche la gola detta le sue leggi) si prosegue per Matera. La città dei Sassi si presenta con il suo abito più bello “ Open the future”, il centro storico punteggiato dalle geniali sculture di Salvador Dalì.

Prima tappa il Palombaro Lungo, una grande cisterna idrica, risalente al XVI secolo che si estende sotto piazza Vittorio Veneto, in pieno centro e che fa parte insieme alla chiesa rupestre di Santo Spirito del suggestivo complesso di ipogei. Quando riemergiamo, le architetture rupestri di Sasso Barisano, Civita, Sasso Caveoso ci accolgono in uno scenario di incanto. Attraverso le arcate scendiamo sempre più giù, percorriamo i tortuosi sentieri di questa città della pietra, unica nel suo genere, non a caso dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 1993.

Scrive Carlo Levi: “In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante”.

Oggi, dopo anni di degrado e di abbandono, grazie ad un’opera di risanamento e restauro avviata nel 1986, quell’”Inferno” è tornato a vivere, a rivendicare il suo spazio, tanto da essere definito, primo al mondo “ paesaggio culturale”. Concludiamo la nostra visita a Palazzo Lanfranchi dove ad aspettarci è ancora Carlo Levi con i suoi dipinti popolati dagli uomini, donne, bambini, animali e calanchi di Gagliano, impressi sulle tele dai colori accesi. Li sentiamo fratelli dei contadini, dei tronchi di ulivo e dei muretti a secco del nostro Domenico Cantatore. Ci congediamo da loro, è il momento di ripartire. Il bilancio di questa esperienza? Decisamente positivo, nonostante la pioggia che ci ha fatto compagnia per tutto il percorso. Una bella iniziativa, fra le tante che l’Università della Terza Età non manca di promuovere da un po’ di anni a questa parte.

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