Maria Fida Moro, figlia di Aldo, al “Tedone”: «Padre e nonno amorevole, su di lui scritte tante non-verità»

Un uomo è seduto a tavola per la colazione: una mano è ferma sulla spalla di un bimbetto di pochi anni che fissa l’obiettivo.

«Il pavimento era bagnato per un guasto e, per evitare che Luca scivolasse sui giornali posti come trincea, mio padre lo teneva fermo, amorevolmente. Era il 15 marzo 1978. Questa foto l’ho scattata per terminare un rullino. Ma ha acquistato un significato speciale, poi».

Chi parla è Maria Fida Moro e suo padre Aldo, il grande statista, è l’uomo ritratto nella foto di copertina del libro «Mio nonno Aldo Moro» (ed. Ponte Sisto), scritto da Luca Moro, che ha chiesto e ottenuto di portare il cognome della madre, ed è il piccolo protetto dal nonno. Un libro dove traspare il dolore ma non la rassegnazione, un libro intimo, colmo d’amore per un uomo definito «mite, santo, innocente e amico» da Paolo VI, suo grande amico.

Il giorno dopo, giorno per la fiducia al quarto governo Andreotti, Aldo Moro è rapito dalle Brigate Rosse in Via Fani e la sua scorta trucidata. Poi i cinquantacinque giorni di prigionia in via Camillo Montalcini e il ritrovamento del suo corpo, privo di vita, nel bagagliaio di una Renault rossa in Via Caetani, vicino a Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana di cui fu segretario e presidente del consiglio nazionale, e via Delle Botteghe Oscure, sede del Partito Comunista.

Maria Fida Moro, giornalista e politica, già senatrice della Repubblica nel 1987 con la Democrazia Cristiana, ospite, questa mattina, della rassegna “Al Tedone con l’autore – Incontri di Cittadinanza Attiva”, è molto chiara e diretta.

«Su quanto vissuto da mio padre, sulla sua morte, sono state scritte tante non-verità, spesso consapevolmente. Ma i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta, istituita per questo caso, sta giungendo alla verità. Una verità che capovolgerà tutto. Troppo semplice far ricadere le colpe sulle Brigate Rosse».

Per comprendere il caso Moro bisogna studiare il suo pensiero, la sua azione di pacificatore, la visione di un’Europa autorevole ma non autoritaria in campo politico e sociale. Bisogna comprendere lui, Aldo Moro, che ha trasmesso ai propri figli la stessa finezza spirituale da coltivare con letture quotidiane.

«A casa nostra, era proibito leggere più di un libro al giorno!» ama ricordare Maria Fida e, prima di ripassare, per l’indomani, la lezione di diritto per i suoi allievi, Moro leggeva, per dovere e approfonditamente, i quotidiani nazionali e internazionali, articolo per articolo, pagina dopo pagina. Non amava, tuttavia, i giornali ma adorava i libri.

Aldo Moro ascoltava tutti, anche i bimbi e rispettava le loro idee. Riteneva, poi, la politica insita nella quotidianità e rifiutava ogni compromesso che andasse contro l’uomo, la sua libertà.

Lo statista, consapevole che laddove non ci fosse giustizia sociale sarebbe mancata la pace, ascoltava le istanze provenienti dalle fasce più fragili della società a un maggiore riconoscimento dei propri diritti. I suoi studenti del corso di diritto penale dovevano visitare orfanotrofi, carceri, manicomi criminali prima dell’esame, perché solo vivendo dal vivo determinate situazioni, conoscendo de visu quegli ambienti, si poteva conoscere il diritto e applicarlo con intelligenza.

«Mio padre, poi, contrariamente a come lo hanno dipinto, era un uomo solare, divertente. Faceva le imitazioni di tutti coloro che venivano citati nei corsivi ironici del giornalista Fortebraccio. Senza malignità. Lui era un uomo del Sud, aveva il calore di questa terra, i contadini lo capivano benissimo».

Maria Fida si fa portatrice, con il proprio pensiero e le proprie parole, dell’etica di Moro, del suo pensiero.

«Aldo Moro ha trasmesso a quanti hanno voluto ascoltarlo, studenti, amici, avversari, figli, un insegnamento spirituale vitale per chi sia in grado di comprenderne il senso».

Agli adulti, Maria Fida dice: «Il male fiorisce dove chi può non fa il bene». Ai ragazzi ricorda un detto dei Nativi d’America: «Ricordati di camminare sempre nella Bellezza». Che vuol dire camminare nella Verità.

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