SU “LUCE E VITA” L’INTERVISTA A BIAGIO SPARAPANO, MISSIONARIO IN CONGO

Nella giornata internazionale dedicata alle missioni, il settimanale diocesano “Luce e Vita” ha pubblicato un’interessante intervista al dr. Biagio Sparapano, missionario in Africa da ben 37 anni.

«Una certa decadenza morale, perdita di valori, una società senza Dio» così vede l’Italia il dr. Biagio Sparapano, da 37 anni missionario in Africa. Che però aggiunge: «Ma ci sono anche tante persone che conservano e promuovono una fedeltà ai valori più profondi. La ricchezza spirituale dell’Italia non può morire». 

Da poche settimane si trova in Congo, destinazione accolta con qualche esitazione, per qualche scricchiolio di salute (ha 68 anni), ma prontamente ha risposto, come ha fatto nelle precedenti esperienze.

Cresciuto nell’Azione Cattolica della parrocchia San Domenico, in Ruvo, sotto la guida spirituale di don Vincenzo Pellicani, ha cominciato sin da ragazzo ad aprirsi ad una vita che si fa dono, «il senso di una risposta all’amore di Dio, il sogno di una società più giusta da costruire, servendo come medico là dove c’è più bisogno, non dove già ce ne sono tanti». Sin dagli anni del liceo, ma soprattutto all’Università, Biagio ha cercato quel «qualcosa di più» che avesse potuto colmare l’insoddisfazione, il senso di inappagamento nonostante il notevole impegno associativo con i ragazzi.

Aprile 1974: la laurea in Medicina a Bari. Un anno dopo via da Ruvo, nel 1975, per un percorso di formazione e scelta della vita comunitaria a Loppiano, e da lì a Cagliari per due anni e mezzo, dove ha completato la specializzazione in Pediatria. Arriva così la proposta ad gentes, nel 1980 in Costa d’Avorio dove ci rimane per 20 anni. Quindi il Camerun, fino a poco fa, come medico part time nel grande ospedale compreso in Fontem, una cittadella costruita dal Movimento dei Focolari nel cuore della foresta camerunense, e per il resto si occupa di attività apostoliche, con giovani, accogliendo persone che visitano la cittadella.

“Grazie alle nostre newsletter – si legge nell’articolo – e ai comunicati diocesani, e compatibilmente con la disponibilità di connessione, Biagio segue, per come può, la nostra vita diocesana «e questo è bello. Un contatto da mantenere vivo tra diocesani che vivono lontano la propria esperienza missionaria». E questo è bello anche per noi. Quale bilancio? «Sono contento di quello che Dio ha fatto con me. Cerco di accettare le mie insufficienze o quelle altrui ed esserne grato a Dio»”.

L’intervista integrale dove racconta la propria esistenza è qui riportata.

(@foto Luce e Vita n. 34 del 22 ottobre 2017)

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