Cultura

Lo “Zibaldone” del M° Nicola Stragapede regala ai ruvesi la loro identità

Il Maestro Nicola Stragapede non era solo un poeta, il cantore della “ruvesità”, del suo vernacolo, della campagna, dei vizi e delle virtù dei suoi concittadini ma anche uno storico appassionato della Ruvo di Puglia antica, quella dei suoi palazzi nobiliari, delle chiese, delle viuzze del centro storico.

Della levatura intellettuale del Maestro Stragapede ha dato un saggio il dottor Francesco Picca, direttore del Museo del Libro, quando ieri, nell’ambito della rassegna “Evoluzioni Libri”, ha narrato di come, venticinque anni fa, fosse venuto a Ruvo di Puglia per visitarne le bellezze e si fosse rivolto alla Pro Loco per avere informazioni. Lì un signore educato, alto, distinto lo aveva accolto amichevolmente, anzi, lo aveva ospitato a casa sua per mostrargli, entusiasta, manoscritti originali, le sue opere e tanti altri documenti preziosi. Era il Maestro Stragapede, che condivideva la cultura con tutti.

E lo “Zibaldone” è il libro a cui ha lavorato fino all’ultimo, è un dono d’ amore per la sua città e i suoi concittadini che invita a guardarsi intorno, come ha sottolineato il figlio Francesco, curatore della raccolta.

“I ruvesi devono osservare attentamente ogni parete antica, ogni portone nobiliare, ogni pietra sacra alla ricerca di una traccia del passato. E le epigrafi nelle chiese, gli stemmi nobiliari che sovrastano gli ingressi dei palazzi nobiliari ci raccontano della nostra storia, contribuiscono a recuperare la nostra identità” ha sottolineato Stragapede.

Il libro è, infatti, una raccolta di appunti di Carlo Lojodice e di suo figlio Francesco, studiosi di storia locale, i cui manoscritti originali sono stati recuperati e conservati dal Maestro Stragapede. Sono note, osservazioni che vanno a comporre anche le “Passeggiate storiche”, di cui una copia è conservata nel Museo del Libro.

Quello svolto dai Lojodice è un percorso che tocca tutte le chiese, i conventi, i palazzi nobiliari attraverso le iscrizioni risalenti a epoca romana, le epigrafi e gli stemmi, su disegni di Lojodice e riprodotti nel libro con accuratezza.

Il libro è stato presentato dall’epigrafista Marcella Chelotti, la quale ha tradotto alcune iscrizioni che, ancora oggi, si possono intravedere sulle lastre tombali  che adornano la Cattedrale e in qualche palazzo. Ha spiegato quali relazioni, quali giochi di potere si sviluppassero semplicemente attraverso i disegni riprodotti sugli stemmi: matrimoni combinati, alleanze tra famiglie (Caputi e Rubini). Di Antonio Avitaja, per esempio, sappiamo che si firmava Ottaviano Janida quando scriveva le sue opere teatrali. Scrisse “Gli sdegni placati” in onore del primogenito di Carlo Carafa. Palazzo Avitaja era la sede dell’Accademia degli Incogniti.

Una storia affascinante, un modo di scoprire la nostra identità in modo inconsueto, la storia locale che è tassello importante della “Grande Storia”.

E quale segno del recupero della propria identità, in occasione di “I-light: luci e suoni di artista”, dal 2 al 4 dicembre, Picca ha proposto di fare una ricerca, una specie di “caccia al tesoro” delle iscrizioni ed epigrafi durante gli Itinerari tematici organizzati dalla Pro Loco di Ruvo di Puglia per la città monumentale.

Un invito a essere osservatori più attenti e consapevoli della bellezza e ricchezza della nostra storia. Come avrebbero voluto i Lojodice e il Maestro Nicola Stragapede.

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