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La verità sulla “Disfida di Barletta” secondo Mario Albrizio

La “Sfida dei 500 anni” è il titolo del convegno, organizzato dall’Associazione culturale “Partecipare”, durante il quale Mario Albrizio ha svelato la verità storica sulla Disfida di Barletta, grazie a un lavoro certosino e pluriennale di ricerca.

Il 23 febbraio 2017 ai ruvesi è stata resa nota la verità sulla propria storia. 514 anni prima, i ruvesi hanno subito l’oltraggio di vedere la propria città distrutta dagli spagnoli di Consalvo da Cordova.

Tra la distruzione di Ruvo di Puglia e la “Disfida di Barletta”, combattuta dieci giorni prima, c’è un nesso ed è da questo nesso che sono partiti gli studi di ricerca di Albrizio.

Un lavoro importante in quanto teso alla ricerca della verità, alla scoperta della propria storia, perché, come affermava George Santayana, “Chi non ricorda la sua storia, è condannato a ripeterla”.
Il lavoro di Albrizio ha il pregio di evidenziare come dietro la storia “ad usum delphini” ci siano sordide ragioni politiche, economiche.

E come le fonti storiche, da cui poi si è attinta la storia della “Disfida” così come conosciuta da tutti, siano spesso scarsamente attendibili perché frutto di ragioni politiche o di convenienza.

Intanto si deve parlare non della “Disfida” ma di tre sfide combattute in date differenti.

Albrizio ha ricostruito gli antefatti, ha tracciato lo scenario storico-politico.

Siamo nella seconda guerra d’Italia (1499-1504), dove la ricca Italia è suddivisa in tanti stati e il Regno di Napoli di Federico I d’Aragona è ambito dalla Francia di Luigi XII e dalla Spagna di Ferdinando II d’Aragona.

Francia e Spagna stringono un patto segreto a cui non è estraneo il corrotto papa Alessandro VI: la Francia si impossesserà di Abruzzo e Campania, la Spagna di Puglia e Calabria. Federico I, sentendosi minacciato dai Francesi, chiede aiuto al cugino Ferdinando II, non sospettando di nulla. Quando scopre tutto, è ormai troppo tardi: chiede aiuto a Papa Borgia che, in tutta risposta, lo scomunica. La scomunica contro i governanti era un potentissimo strumento di manipolazione del potere: li privava del diritto di governare, sollevando i sudditi dall’obbligo di ubbidire. Immaginabili le conseguenze.

Francesi e Spagnoli si incontrano in Puglia, in Capitanata, ma sorge già un problema: la Capitanata, importante punto di transito del bestiame, soggetto a tassazione e quindi fonte di danaro, appartiene alla Puglia o all’Abruzzo? Il territorio è oggetto di disputa e così ha luogo la prima “disfida” tra Spagnoli e Francesi nel campo neutro di Trani, possedimento della Repubblica Marinara di Venezia. Secondo quanto riportato nei libri di storia, lo scontro avverrebbe il 20 settembre 1502.

Il capitano spagnolo Consalvo da Cordova, temendo la potente artiglieria francese, si rifugia a Barletta in attesa che arrivino rinforzi dalla Spagna. Nemours, capitano francese, avendo pochi uomini, decide di non assediare Barletta ma di conquistare le città circostanti, tra cui Ruvo di Puglia che diventa roccaforte francese.

La seconda “disfida” è tra il capitano francese Bayard e il capitano spagnolo Alonzo de Sotomayor e sarebbe databile al 1° febbraio 1503, secondo quanto riportano alcune fonti.

Nel frattempo, il 12 febbraio 1503, il giorno prima della a noi nota “Disfida di Barletta”, scoppiano disordini a Castellaneta. Il 22 febbraio, dalla città, grazie all’aiuto di truppe spagnole, sono respinti i Francesi. Nemours lo viene a sapere e decide di partire alla volta di Barletta, roccaforte spagnola, con l’intento di espugnarla, credendo di trovarla senza difese. Commette l’errore di lasciare, a Ruvo di Puglia, pochi soldati al comando di un costernato e dubbioso La Palice. Il 23 febbraio, Ruvo di Puglia viene devastata dagli Spagnoli, non solo con le armi, troppo deboli per le possenti mura ruvesi, ma con l’astuzia, approfittando delle lotte intestine tra la fazione filofrancese e quella antifrancese.

La terza “disfida” vede fronteggiarsi i tredici cavalieri Francesi e i tredici Italiani, capitani di ventura al soldo degli Spagnoli, in una zona tra Corato, Andria e Barletta. Ma questa non avviene il 13 febbraio 1503 ma il 16 febbraio del 1501-2.

Ecco la verità “sconvolgente” rivelata da Albrizio.

Albrizio è giunto a questo conclusione sulla base dei testi dello storico Jean D’Auton, ritenuto più attendibile, e per il quale tutte e tre le disfide risalirebbero al 1501.

Il D’Auton, al seguito del capitano francese Nemours per conto di Luigi XII, esalta le gesta francesi ma, al contempo, cerca di essere obiettivo perché non dimentica di aver ricevuto mandato dal sovrano a registrare tutti gli avvenimenti nel modo più fedele possibile. Lo storico spagnolo Cantalicio, che conosce il capitano spagnolo Consalvo da Cordova solo nel 1506, scrive sulla base di quanto gli viene narrato, del “sentito dire” e racconta di gesta eroiche quanto, spesso, improbabili in cui il condottiero spagnolo è dipinto come un eroe potente e magnanimo.

Ecco, quindi, il frutto del lavoro di Albrizio che, come ha sottolineato il professor Biagio Pellegrini, non si chiude nel proprio orticello ma condivide le proprie scoperte, i propri saperi.

Sono venti anni, in fondo, che l’Associazione “Partecipare” costruisce il proprio lavoro di ricerca storica sul motto “partecipare, scoprire e valorizzare”.

Per questo si sta pensando di istituire una “Fondazione storico-culturale”, di creare una realtà nella quale sono invitati tutti coloro che amano studiare il passato della propria città, una realtà nella quale possano confluire tutte le intelligenze per un confronto proficuo. Sarà istituita, poi, una consistente borsa di studio con la quale saranno finanziati studi seri, rigorosi, con principi scientifici da rispettare.

«E’ necessario questo perché Ruvo di Puglia è una città che soffre di mancanza di consapevolezza» sottolinea Albrizio.

E la consapevolezza si può riacquistare con uno studio serio e in proficua sinergia.

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