Religione

LA STORIA DI SAN BIAGIO

Il 3 Febbraio si celebra San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), martirizzato probabilmente nel 316 per decapitazione sotto la dominazione di Licinio.
Biagio passò la giovinezza studiando e dedicandosi particolarmente alla Medicina. Curava le infermità del corpo e con la parola e il buon esempio, quelle spirituali. Amante della vita religiosa, pensava di entrare in un monastero, quando morto il Vescovo di Sebaste, venne eletto per succedergli. Da quel momento la sua vita fu dedicata al bene per i fedeli che lo stimarono incondizionatamente.
Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola e la benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente.
Il potere taumaturgico del Santo si estese nel tempo anche a numerose altre malattie: in particolare, in Germania è invocato contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine che indica quest’organo (Blase).
Biagio è stato innalzato alla dignità di Santo ed è invocato contro i mali di gola.
Il corpo di Biagio venne deposto nella sua Cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la leggenda, una improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea (Pz) presso l’isolotto di Santo Ianni. Maratea rappresenta anche uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, poiché sede di un’importante Basilica Pontificia che custodisce i resti del Santo, tra cui il torace.
Il Santo viene ritratto da solo o con altri santi, rivestito con le insegne episcopali, spesso con il libro in mano o con altri attributi specifici, cioè con le candele incrociate, con il vaso delle medicine, nei paesi germanici e scandinavi con il corno da caccia. Da qui deriva il patronato affidato a S. Biagio per i suonatori di strumenti a fiato e per estensione anche dei venti.
Fra tanti miracoli operati, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via la sua unica ricchezza: un maiale. Per intervento del Santo il maiale fu riportato sano e salvo e in gran fretta dal lupo. Dopo questo avvenimento San Biagio fu incarcerato e condannato a morte. A tale notizia la vedova, uccise il maiale, fece cuocere le parti più delicate, le pose su un piatto, arricchite da vari frutti e portò tutto a San Biagio, insieme ad alcune candele. Il Santo, dopo essersi ristorato, ringraziando la donna le disse: «Offri ogni anno una candela alla chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai molto bene e nulla ti mancherà».
Le più antiche immagini del santo sono probabilmente l’affresco dell’XI secolo nella chiesa di San Clemente a Roma e la corona reliquiario, sempre dell’XI secolo, conservata nella Cattedrale di Ragusa. Solo partire dal XIV secolo, le sue immagini sono più numerose. Nella Cattedrale di Namur è conservata una statuetta smaltata, considerata uno dei capolavori dell’oreficeria francese.
Nella nostra Regione San Biagio è protettore di Ruvo di Puglia, dal momento che nel 1857 in occasione di una grave epidemia che colpì la gola di molti bambini, fu esposta la reliquia del Santo che compì il prodigio di far scomparire il morbo e da quel momento San Biagio fu eletto protettore della città. I devoti invocano il Santo e presentano per la benedizione piccoli pani detti “frecedduzze” realizzati nelle forme di mitria, pastorale, anello, mano benedicente, piedi. Mangiandoli esprimono la condivisione con la vita del Santo fino a farne nutrimento di vita spirituale. Tra il patrimonio artistico della Cattedrale di Ruvo, si annovera la statua in legno intagliato di S. Biagio, risalente al XVI secolo.
La festa di San Biagio coincide con la Candelora (benedizione delle candele). Il Santo è tradizionalmente invocato e protegge, come detto, dal mal di gola e dalle patologie di interesse otorinolaringoiatrico e gli stessi otorinolaringoiatri.
(a cura del Comitato Feste Patronali)

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