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Il “modello Olivetti” applicato anche alle start up ruvesi? Se ne è discusso con Mario Citelli

Industriale, intellettuale, scrittore, politico e urbanista: Adriano Olivetti è l’imprenditore ideale, la cui biografia affascina anche le giovani generazioni per la sua visione di economia etica, che punta al profitto anche e soprattutto attraverso la valorizzazione dei lavoratori, del loro know-how.

Di questo imprenditore illuminato, sensibile ai problemi sociali e consapevole dello stretto legame tra impresa e territorio tanto che, nel 1937, incaricò gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini di progettare a Ivrea un quartiere residenziale per i suoi dipendenti, con uffici, mense, asili e abitazioni, si è parlato mercoledì scorso, nell’ambito della tappa ruvese del Festival della Complessità, giunto all’ottava edizione, promosso da AIEMS. Il dibattito “Il futuro contemporaneo: lavoro, innovazione, comunità” ha avuto come protagonisti Mario Citelli, autore, con Elserino Piol, del saggio “Adaptive Business Model – L’Olivetti dopo Adriano” (Guerini e Associati Edizioni), l’assessore al Personale del Comune di Ruvo di Puglia Francesco Stolfa e l’assessora alla Cultura Monica Filograno, dinanzi alla libreria L’Agorà-Bottega delle Nuvole.

Il Festival della Complessità, nella sua mission, ha lo scopo di suggerire come «comprendere la nostra realtà, come vivere e agire. Come comprendere la complessità del vivere e agire nella nostra vita, nel mondo e nel tempo a noi assegnati». Poco prima si è sottolineato lo stretto legame tra impresa e territorio tanto caro ad Olivetti: ebbene, quando si parla di legame indissolubile dell’uomo con tutto quello che lo circonda grazie a forze unificatrici presenti nell’Universo, non si può non parlare della relianza, neologismo creato dal filosofo Edgar Morin dalla fusione di “alliance” e”relier”, ossia alleanza e connessione. Connessione tra le forze presenti nell’Universo che hanno portato alla vita e che, trasferite nella società, conducono al progresso e allo sviluppo in contrasto con le forze disgregatrici che pure sono presenti e che si devono riconoscere: è quanto emerso dalla lettura di un pensiero dell’assente professoressa Chiara Scardicchio, referente pugliese per AIEMS, da parte dell’assessora Filograno.

La sintonia con gli uomini, con la natura ha reso Olivetti una figura straordinaria, con i suoi limiti bruciati dal suo genio creativo. Ma nel libro si esamina il processo di assimilazione del dna di Olivetti anche da chi è venuto dopo di lui, spiega Citelli, scout e advisor per Start Up per la Neon srl, di cui è amministratore delegato. Il “modello di Olivetti” è stato ereditato da manager, investitori che hanno portato l’azienda ai vertici negli anni Ottanta e Novanta.

Il modello di Olivetti può essere mutuato anche dalle imprese nascenti ed è su questo dato che si sofferma l’attenzione dell’assessore Stolfa, convinto che sia possibile realizzare anche a Sud un’impresa ispirata ai valori di eticità e a Ruvo di Puglia, in particolare, città di grandi fermenti culturali. Stolfa apprezza molto il modello giapponese – anche se non lo applicherebbe mai in Italia, essendo figlio di una cultura diversa -: in Giappone i lavoratori si sentono parte integrante dell’azienda, vivono per il lavoro (anche se, ahimé, spesso l’identificazione in toto con il lavoro, da parte dei giapponesi, conduce ai suicidi in caso di licenziamento o anche per eccesso di ore lavorative, ndr). «Il modello giapponese di relazioni interne all’impresa – sottolinea l’assessore – dimostra quanto possa influire sulla produttività e sull’efficienza di un sistema produttivo aziendale il fatto che il lavoratore lo senta come cosa sua, si senta direttamente coinvolto nei suoi destini. Un risultato questo che, in Italia, ovviamente, può (e deve) essere perseguito con metodi e strumenti molto diversi, un po’ quelli che ci ha insegnato Adriano Olivetti (rispetto dei diritti, valorizzazione del lavoratore in quanto persona, sua partecipazioni ai vantaggi)».

«E’ importante – afferma Citelli – sviluppare nelle aziende, l’imprenditoria soggettiva, ossia perseguire non solo gli obiettivi stratificati, aziendali ma anche quelli individuali. E’ importante, poi, che i lavoratori siano non solo pagati adeguatamente (magari anche condividere i profitti attraverso determinati strumenti) – Olivetti, su questo piano, superava le aspettative degli stessi sindacati – ma siano rispettati nei propri diritti. Basta che questo accada perché un’azienda possa definirsi etica e raggiunga un profitto che derivi dall’elevata produttività dei dipendenti. Tutto questo si può applicare a ogni modello societario, tenendo conto delle sue peculiarità».

Il Modello di Olivetti, basato anche sull’innovazione e sulla cooperazione, può essere trasferito anche nel pubblico, garantendo il corretto funzionamento dell’Amministrazione e il benessere dei cittadini (e quindi degli stessi dipendenti pubblici). «E’ uno degli obiettivi di questa Amministrazione – sottolinea Stolfa – che fa della lotta alla corruzione e dell’efficienza burocratica e amministrativa il suo vessillo. Ritengo che, poi, si debba valorizzare, da parte di tutti, un importantissimo organo quale il Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, per la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni».

Dopo un breve intervento del sindaco Pasquale Chieco sull’opportunità che i partiti da sempre attenti alle esigenze dei lavoratori recuperino la propria “vis” a tutela degli stessi, il dibattito si conclude con l’annuncio dell’Assessora Filograno dello svolgimento delle “Giornate di Lettura”, che si terranno a settembre inoltrato, dedicate ai dibattiti su grandi temi sviluppati da diversi autori. Uno di questi è Gabriele Romagnoli che parlerà del suo “Coraggio”.

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