Attualità

IL BIODISTRETTO DELLE LAME IN DIALOGO CON IL GIAPPONE

Per costruire relazioni significative a partire dal 2026, lo scorso novembre – dal 19 al 21 – una rappresentanza pugliese di produttori, agricoltori e progetti sociali, ha accolto l’associazione “Italia Giappone” sul territorio del Biodistretto delle Lame (Ruvo, Terlizzi, Bitonto).

L’iniziativa è nata con l’obiettivo di costruire un legame strategico, economicamente e culturalmente, tra alcune produzioni artigianali agroalimentari, che operano sul territorio pugliese del Biodistretto delle Lame, e il Giappone, con lo scopo di valorizzare l’identità unica del territorio e le eccellenze che definiscono questa rete locale. Tra le presenze e le visite effettuate dal gruppo giapponese: Olio Infiore, Tenute Pagano, Buoni! Come fatti in C.A.S.A., Suberito, Saita, Terre del Carro, Terrae Delizie, le orecchietta che vorrei, Terlizzi Experience e l’Azienda Agricola Mazzone.

La visita, costruita grazie allo sforzo delle aziende coinvolte, in primis Olio Infiore con il supporto e l’accoglienza del Comune di Terlizzi, ha dato possibilità al territorio di essere esplorato dal gruppo giapponese guidato da Vincenzo Andreacchio, presidente dell’AIS Japan. Il percorso si è caratterizzata come un’occasione per avviare una collaborazione culturale e di scambio in cui le aziende e i progetti locali ricoprono un ruolo di primo piano, una visione internazionale che valorizza le eccellenze del territorio riconosciute per la qualità dei prodotti da parte del gruppo nipponico.

I tre giorni sono stati un’immersione completa nella vita agricola e sociale del territorio, bilanciando esplorazione culturale e scoperta enogastronomica. L’itinerario ha incluso passeggiate tra le architetture medievali e barocche e una masterclass dedicata all’olio extravergine di oliva. L’immersione nella vita locale si è estesa dalla visita al mercato dei fiori di Terlizzi, a quella di progetti di agricoltura sociale visitando la Comunità C.A.S.A. sede del progetto Buoni! Come fatti in C.A.S.A., e scoprendo anche l’aspetto dell’artigianato attraverso la ceramica locale. Un momento importante di questo percorso è stato caratterizzato dalla visita a Castel del Monte, icona UNESCO che sottolinea il forte legame tra paesaggio e terroir. Infine, momenti conviviali tra gli ulivi e incontri informali hanno completato il percorso, consolidando la creazione di relazioni significative.

Nelle giornate di permanenza della delegazione giapponese in Puglia fondamentale è stata la visita alla Comunità C.A.S.A. don Tonino Bello di Ruvo di Puglia che da quarant’anni accoglie persone fragili e promuove percorsi di reinserimento sociale lavorativo anche attraverso l’agricoltura sociale e il progetto Buoni! Come fatti in C.A.S.A.: una linea di prodotti etici e genuini, realizzati a “Km 0”, coltivati naturalmente e trasformati direttamente dagli ospiti della comunità terapeutica per persone con dipendenza patologica  C.A.S.A.. Qui la terra diventa strumento terapeutico: gli ospiti coltivano ortaggi in modo naturale e li trasformano nel Laboratorio Buoni!, dove nascono conserve e sottoli artigianali, simbolo di economia circolare e sostenibilità ambientale.

Il percorso della delegazione si è arricchito grazie a degustazioni di miele, melograno, cotto di fichi e pasta artigianale raccontando la biodiversità e il valore umano dietro ogni prodotto senza dimenticare la scoperta dei vitigni autoctoni e del borgo medievale di Sovereto, scrigno di storia crociata e bizantina.

«È stato un momento davvero interessante oltre che formativo per noi; vedere quanti intrecci ci siano tra le radici e la cultura giapponese e il nostro modo di intendere la valorizzazione del territorio ed il lavoro come strumento di dignità e di armonia con la comunità e di questo ringraziamo ancora l’associazione italiagiappone.com per l’occasione e Olio Infiore per averci reso parte di questa bella iniziativa.» prosegue Enzo Rutigliani, Presidente della Comunità Oasi 2  «Speriamo di poter costruire nel tempo legami e relazioni contribuendo agli obiettivi di sviluppo sostenibile e alla costruzione di comunità resilienti dimostrando come il cibo possa essere strumento di cambiamento sociale».

 

 

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