Gurtu dà voce alla Natura. Le “Angelite” cantano la libertà e…nasce la polemica

Saffo, Eraclito da Efeso, gli ebrei di Salonicco, intellettuali e poeti  sono gli “Echi onirici dal Mare Egeo” cantati da Georgia Sylleou ed evocati dal pianoforte di Sakis Papadimitriou che hanno pervaso due ali della Pinacoteca Comunale di Ruvo di Puglia nell’appuntamento pomeridiano del Talos Festival Internazionale,  lo scorso venerdì.  Sugli evanescenti echi hanno danzato, celebrando l’Amore più puro, gli ospiti dell’Istituto “Sant’Agostino” di Noicattaro nella performance “Passionale”, laboratorio coreografico curato da Giulio De Leo della Compagnia Menhir.

Dopo le atmosfere classiche  ed eteree della Grecia antica e moderna, Piazzetta Le Monache risuona dei ritmi tellurici del percussionista indiano Trilok Gurtu che fa conoscere agli ascoltatori la voce della  Natura con la sua straordinaria arte nel far cantare tablas, batteria, gong e un secchio d’acqua. Gurtu scherza col pubblico, pregandolo di ascoltare per 40 minuti e di resistere anche se dovesse suonare male. Non solo. Gurtu dopo aver dato spiegazioni sul suo talento con un esilarante scat (canto onomatopeico che riproduce i suoni degli strumenti musicali) organizza una seduta di meditazione che si trasforma in un concerto collettivo dove le voci maschili e femminili del pubblico si alternano e si incontrano.

La serata si conclude con le purissime voci delle coriste bulgare “Angelite” (le quali hanno dato un delizioso saggio già in conferenza stampa) che commuovono per la stupefacente bellezza e drammaticità il direttore artistico Livio Minafra che le presenta insieme al giornalista Fabrizio Versienti, guida all’ascolto della serata.

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Le “Angelite” sono uno dei più apprezzati ensemble di world music e portano la loro storia («che è anche la nostra storia perché in noi scorre il sangue dei popoli con cui siamo venuti in contatto» chiosa il giovane Minafra).

Le diciassette coriste, dirette dalla loro Maestra Katya Barulova, indossano gli elaborati abiti della regione di provenienza le cui trame sono attraversate dalla cultura e dal vissuto della comunità, entrambi fieramente custoditi e preservati.

La loro è una storia di amore, fatica, quotidianità, orgoglio e speranza celebrata dai canti polivocali dai ritmi dispari o zoppi, le melodie fiorite e la danza.

Dopo una breve incursione di Michel Godard e Cesare dell’Anna, ecco l’omaggio alla libertà dei popoli oppressi, in ogni epoca, è il “Bella Ciao” intonato dall’ensemble.  Un omaggio che ha suscitato polemiche circa l’opportunità di intonare un canto considerato parte di una precisa cultura politica. Ma alla polemica ha replicato seccamente il giovane direttore del Talos:«Le splendide Voci bulgare “Angelite” hanno preparato per l’occasione, autonomamente, un arrangiamento di Bella ciao. Dovete sapere che “Bella ciao” in tutta Europa è simbolo di Liberazione dal Nazifascismo e non solo. Trovo dunque inappropriate le critiche o le richieste di “par-condicio” con “Faccetta nera”. Sbaglia la destra a non identificarsi con “Bella ciao” (visto che destra è una cosa, fascismo un’altra, no?). Sbaglia la sinistra a farne un proprio baluardo.

Ricordo infatti che “Bella ciao” fu cantata nel 1974 al Congresso nazionale della Democrazia cristiana (che certo di sinistra aveva poco) e prima ancora, per la prima volta, nel 1947 a Praga al Primo Festival mondiale della Gioventù democratica.

Chiudo con una considerazione. La Bulgaria ha subíto il Comunismo. Per i bulgari comunismo e fascismo sono la stessa cosa. Lo so perché a Sofia c’ho suonato. Quindi nessun dubbio. Destra riprenditi Bella ciao, Sinistra difendila pure ma ricorda che è un valore di tutti!».

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