Ridare vita alla terra utilizzando il vermicompost. L’agricoltura rigenerativa di tre cugini ruvesi

Da un progetto di tre ragazzi ruvesi nasce un strumento utile a contrastare siccità e cambiamenti climatici.
Paolo Chieco (34), Davide Colasanto (35) e Gianluca Guastamacchia (35) sono tre cugini ruvesi, tutti provenienti da scelte accademiche totalmente diverse (giurisprudenza, lettere, biotecnologie) ma uniti, ora, da un unico obiettivo: recuperare gli scarti agricoli, come letame e altre matrici organiche per fornire un concime naturale utilizzabile per qualsiasi tipo di terreno consentito in agricoltura biologica.

Da qui nasce il progetto Greenta, un’azienda specializzata in vermicompost. Protagonisti sono infatti i lombrichi, abili produttori di concime naturale, essenziale per la fertilità dei suoli e per la crescita sana delle piante, grazie alle sue proprietà ammendanti, fertilizzanti e biostimolanti.

Abbiamo deciso di tornare nel nostro paese natale, Ruvo di Puglia, e avviare un’azienda agricola – racconta Paolo – La prima attività che abbiamo messo su è quella della produzione del vermicompost, concime naturale che deriva dalla digestione di letame maturo da parte del lombrico“.

Si tratterebbe, dunque, di una valida soluzione a quelli che sono gli attuali problemi dell’agricoltura. L’utilizzo intensivo ed improprio di mezzi tecnici quali fertilizzanti di sintesi, insetticidi e diserbanti hanno causato un progressivo impoverimento della biodiversità e della sostanza organica. A questi ci sarebbero da aggiungere le problematiche derivanti dagli attuali cambiamenti climatici che non restituiscono al suolo le giuste condizioni produttive. “La siccità e la mancanza di fertilità del suolo – spiega Davide – sono problemi risolvibili con il vermicompost che risponde ai tre principi fondamentali per la fertilità: l’apporto nutritivo, la ritenzione idrica e la microbiodivertà di cui un suolo ha bisogno per essere rigenerativo e vivo.”

Greenta stringe stretti rapporti con il mercato: “ci rivolgiamo sia a privati (hobbisti, orti domestici, aiuole, piantine in vaso, ecc) – spiegano –  sia a vivaisti, che aziende agricole. Può essere impiegato su tutte le tipologie di terreno e coltura (variano solo le quantità di impiego)”. 

Basta un anno di produzione per ricavare il vermicompost e molto meno tempo per cambiare, invece, l’aspetto dei nostri campi. “L’obiettivo è reintegrare sostanza organica nel terreno – conclude Davide – Dobbiamo cambiare il modo di fare agricoltura, ridare vita alla terra e con piccoli atti concreti e progressivi possiamo tener testa ai grandi problemi dei nostri tempi“.

Foto di Mirella Caldarone

Ruvesi.it

 

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