Cultura

ESODO RUVESE AL CARNEVALE CORATINO. A RUVO SI LAVORI PER IL RITORNO IN AUGE DI MBA’ ROCCHETIDDE

L’assenza ci fa cogliere l’essenza e la bellezza di qualcosa che per dieci anni avevamo ripristinato e ora, invece, è stato messo da parte. Carnevale è la festa dei bambini, un momento nel quale gli adulti lasciano a casa i propri abiti quotidiani e tornano a mostrare l’animo fanciullesco. In un vortice di colori e divertimenti, le maschere dominano e lanciano messaggi intensi.

Quello che è accaduto negli ultimi due anni è triste e ci rimette a contatto con la realtà. Ma non è e non può essere solo una questione di soldi. Il grido dell’associazione “Biagio Minafra” si è disperso nel vuoto, specie perchè negli ultimi tempi i sacrifici fatti sono stati enormi. Il loro problema sta nel fatto di essersi sentiti soli e di aver sentito l’enorme peso organizzativo sulle spalle. Un grido di aiuto nato anche dal fatto che in molti, comunque, preferivano recarsi altrove per festeggiare Carnevale. C’è da essere onesti e dire che questa consuetudine è diventata un abuso negli ultimi tempi. Impostare il nostro Carnevale in maniera tale da non accavallarsi con quelli limitrofi potrebbe essere un giusto mix. A patto che la burocrazia non esasperi un rito di piazza come quello del “Calzone” promosso dall’associazione “E.A.T.”.

La rinuncia all’organizzazione del Carnevale rubastino ad opera della “Biagio Minafra” nasce dalla mancanza di cooperazione con le altre forze sul territorio e addio funerale per il povero “Mbà Rocchettidde”. Aspetto superabile se la rete di associazioni si metta in moto accanto agli associati della storica compagnia teatrale ruvese. L’assenza negli ultimi tempi di un trascinatore in tal senso come Michele Pellicani si è fatta sentire parecchio.

A quel punto resta da ponderare l’aspetto finanziario. Per la costruzione dei carri allegorici, le aziende e le attività commerciali vengono coinvolte dai promotori stessi, per cui per l’associazione “B. Minafra” diveniva un problema raccogliere adesioni pubblicitarie. Visto che le origini del nostro Carnevale sono “povere” si potrebbe optare per una manifestazione a basso respiro, basato sulle tradizioni e sul folklore legato a “Mba Rocchetidde”. L’importante è che questa città non resti a guardare e che dieci lunghi anni di soddisfazioni non vengano gettati nel dimenticatoio. Lo sforzo degli amici della “Biagio Minafra” va onorato e non merita di cadere nel vuoto. Con l’amministrazione comunale che dia la spinta giusta per ripristinare il tutto.

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