Emergenza ospedaliera, il personale: “risultato di una pessima programmazione”

L’emergenza ospedaliera conseguente alla chiusura delle sale operatorie degli ospedali di Terlizzi e Corato, nata dall’intento di creare un polo ospedaliero di primo livello a Molfetta, è un problema che si staglia sull’intera comunità del Nord Barese che si vede privata di punti di riferimento sanitari. Abbiamo voluto, dunque, incontrare un membro del personale direttamente interessato dal riordino ospedaliero per conoscere il punto di vista delle professionalità coinvolte nella riforma. Il professionista in questione ha preferito restare anonimo ma ha comunque rilasciato dichiarazioni molto interessanti sulla vicenda.

Secondo quanto riportato in una nota ufficiale dal direttore generale ,Vito Montanaro, la chiusura delle sale operatorie a Corato e Terlizzi non comporterà disagi per i pazienti. Qual è la vostra posizione a riguardo di tale affermazione?

Dal nostro punto di vista è un’affermazione ben poco realistica. E’ indubbio che i disagi ci saranno e rischiano di essere molto gravi. Si pensi anche solo all’inevitabile difficoltà logistica di trasferimento dai paesi dell’entroterra ai poli ospedalieri più vicini come Andria e Bari, poli che però potrebbero essere anche sovraccarichi di lavoro -visto l’enorme flusso di pazienti-e fornire un servizio poco puntuale. Il tempismo con cui la vicenda ha preso forma assume, poi, risvolti davvero paradossali: la chiusura a Terlizzi e Corato giunge esattamente nel momento in cui a Molfetta hanno luogo i lavori di manutenzione delle sale operatorie. La carenza di personale è un male atavico che colpisce la nostra ASL da tempo immemore. La quasi totale assenza di graduatorie e concorsi rende il ricambio generazionale praticamente inesistente: spesso le professionalità presenti negli ospedali non vanno in pensione perché ben consce della totale assenza di un sostituto nel proprio ruolo. Ancor più spesso abbiamo accettato di fare straordinari per tamponare le emergenze. Vista, però l’enorme retribuzione conferita agli straordinari, non sarebbe forse conveniente trovare il modo di facilitare le nuove assunzioni? Questo ci permetterebbe di rifiatare ed andrebbe di pari passo con un risparmio economico non indifferente. E’ del tutto evidente che è mancata totalmente un’attenta programmazione.

Dunque ritenete che grossa parte delle responsabilità siano da attribuire alla politica?

Anche su questo ci sono ben pochi dubbi. La sanità dev’essere totalmente scevra da valutazioni politiche contingenti. E’ passato poco tempo da quando il Presidente Michele Emiliano ha visitato i presidi ospedalieri di Terlizzi, Corato e Molfetta e ha rinviato la decisione definitiva sul polo ospedaliero di primo livello a giugno, dopo le elezioni comunali che si terranno a Terlizzi e Molfetta. Ciò implica che i primi interventi seri saranno effettuati in autunno. Se a ciò sommiamo i tempi tecnici e fisiologici necessari al perfetto funzionamento della struttura, appare evidente che l’emergenza sanitaria per la nostra ASL non accennerà di certo a placarsi a breve. Stiamo pagando una totale assenza di lungimiranza, legata -probabilmente- ad interessi politici.

E da parte vostra quale può essere la risposta a questo stato di emergenza prolungata? Mi pare evidente che non abbiate nemmeno il margine per abbozzare una protesta i cui effetti si riverberino sul servizio.

Esattamente, abbiamo le mani legate. Non possiamo farci sentire in nessun modo perché, scioperando, gli unici a pagare sarebbero i nostri utenti, già così tanto vessati da un servizio ormai resosi scadente. Noi proviamo in ogni modo a tamponare la situazione, sfociando anche nel volontariato più puro. Ma quanto a lungo potrà andare avanti questa situazione? Di qui a sei mesi non sappiamo cosa succederà. Ciò che procura rabbia non è tanto lo spostamento di personale o la perdita d’importanza da parte dei nostri ospedali: ciò che ci fa male è la totale assenza di prospettive ben programmate. E’ inaccettabile che la sanità e l’istruzione, ovverosia le fondamenta di una società civile, vengano così beceramente messe da parte.

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