EDITORIALE DI "LUCE E VITA": DOV'E' IL TUO DIO? CHI E' IL TUO DIO?

Pubblichiamo l’editoriale di “Luce e Vita” di questa settimana a firma di Lorenzo Pisani.
È la tarda serata del 13 novembre, tremende notizie da Parigi: esplosioni, attacchi in diversi punti della città; una replica dei 4 attentati simultanei dell’11 settembre 2001.
In un teatro ci sono terroristi con ostaggi: scene di panico, persone che cercano in tutti i modi di mettersi in salvo, alcuni riescono a comunicare “ci stanno uccidendo uno ad uno”. Torna in mente un verso che avevo riletto di recente: “Braccati da forsennata morte”. È la fotografia degli ostaggi che cercano di sfuggire ai colpi di kalashnikov.
Il verso è dell’orazione che D.M. Turoldo compone a commento del Salmo 136: «… E pur se provati da mali e sventure, potati come vigne d’inverno, visitati dalla morte, ostaggi di una civiltà di morte, braccati da forsennata morte, almeno qualcuno riesca a dire: eterno è il suo amore per noi…».
Nel Salmo 136 ogni versetto si conclude con un ritornello “perché il suo amore è per sempre”; nella vecchia traduzione “perché eterna è la sua misericordia”. Lo cita anche il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo. Noi vorremmo essere tra quelli che riescono a ripetere il dolce ritornello. Invece rimaniamo addolorati e sgomenti.
Con gli amici si scambiano frasi solite ma non meno sincere “ma che mondo lasciamo?” Diciamoci la verità: il terrorismo è come un pugno nello stomaco. Si pensa ai propri figli e si rimane sgomenti. Quel ritornello del salmo rimane strozzato in gola. Altro che Giubileo della Misericordia.
Eppure “Egli dà il cibo ad ogni vivente”. Il suo è un amore smisurato, smodato, irragionevole.
Parigi è la terra della rivoluzione moderna. Diciamocelo con franchezza: l’uguaglianza e la fraternità spesso rimangono aneliti, ci teniamo stretti solo la libertà. Libertà spinta talora agli estremi, al rinnegare radici e regole, alla dissacrazione, alle vignette oscene di Charlie Hebdo. Eppure “Egli da il cibo ad ogni vivente”. E nessun uomo può permettersi, tanto meno bestemmiando il Suo nome, di togliere la vita al fratello.
Egli dà il cibo ai nostri fratelli musulmani, quelli che erano seduti al ristorante e sono rimasti vittime negli attacchi e quelli che sono entrati con i mitra ed hanno portato la morte. Molto probabilmente scopriremo che ad uccidere sono stati cittadini europei. Provenienti da situazioni di mancata integrazione, in cui ci si sentiva prima musulmani e poi cittadini della propria nazione, la degenerazione di un sentimento che ogni emigrante ha provato. Si tratta di un fenomeno complesso: il Califfato che fornisce anche un marchio ad un conflitto interno al contesto europeo/occidentale.
Dunque occorre pensare modalità di pacificazione nelle terre lontane (ma non troppo) dove si sta impiantando con terrore lo Stato Islamico. “Il male c’è e va affrontato. L’Is e tutti gli altri volti dell’odio fanatico vanno scrutati con scaltrezza, isolati” e sconfitti. (G. Bernardelli) Sconfitti con mezzi che, a Dio piacendo, non siano il seme di conflitti futuri.
Ma contemporaneamente si deve agire nei nostri Paesi. Ritornano in mente le parole del Salmo 42: “Dov’è il tuo Dio?” Il nostro Dio era tra le vittime innocenti, come sempre. Ma era anche nelle case dei parigini che si aprivano per ospitare tutti quelli che fuggivano dagli attentati. Il momento di prova è il momento per capire, e far capire, in che Dio crediamo. Il nostro Dio è il buon Samaritano del mondo, che chiede a noi di seguire il suo esempio. Ci sono i cuori da confortare e gli stranieri da accogliere. Ma ci sono anche gli impauriti, da sostenere con delicatezza. Ci sono quelli che pensano a rispondere alla violenza con misure “severe”, di dubbia efficacia; tante volte ci sembra di sprecare fiato.
Chiudo allora con le parole del Papa a Firenze: “Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, … Altrimenti non è possibile comprendere le ragioni dell’altro, né capire fino in fondo che il fratello conta più delle posizioni che giudichiamo lontane dalle nostre pur autentiche certezze. È fratello.”

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