Agricoltura

CRESCE VALORE FONDIARIO VIGNETO PUGLIA (+6,3%); PARTE NUOVA ETICHETTA DIGITALE

Cresce l’appeal del Vigneto Puglia con il valore fondiario che aumenta del 6,3%, con i fenomeni inflazionistici che rilanciano la terra come bene rifugio, in uno scenario in cui i conflitti hanno accelerato il fenomeno del ritorno alla terra e maturato la convinzione comune che le campagne siano capaci di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale. Ad affermarlo è Coldiretti puglia, in occasione dell’incontro ad Enoliexpo sull’evoluzione normativo e l’analisi del comparto vitivinicolo della Puglia, a cui hanno partecipato Donato Bosco, responsabile vitivinicolo Coldiretti, Enzo Gilli del CAA nazionale Coldiretti, Antonio Stasi dell’Università di Foggia, Donato Pentassuglia, assessore regionale all’Agricoltura.

Intanto, le aziende vitivinicole sono chiamate ad adeguarsi all’introduzione e all’applicazione della normativa europea sul cambio di etichettatura del vino, permettendo cosi l’utilizzo e l’esaurimento delle etichette già in magazzino. La norma impone – spiega Coldiretti – l’inserimento delle informazioni relative a ingredienti e valori nutrizionali.

“Si tratta di un sistema, innovativo integrato con gli altri applicativi e con i servizi vitivinicoli in essere che consentirà ai produttori di tracciare le informazione durante tutto il processo produttivo e metterle a disposizione attraverso pagine web dedicate accessibili mediante qr-code o similari. Il sistema consentirà di gestire funzionalità aggiuntive e volontarie quali quelle sulla etichettatura degli imballaggi, la tracciabilità del prodotto dal vigneto alla bottiglia e la messa a disposizione di informazioni in lingue diverse”, ha spiegato Alfonso Cavallo,  presidente di Coldiretti Puglia.

“Il vino farà da apripista sul fronte dell’etichettatura digitale, testimoniando un processo di grande specializzazione che va promosso, realizzato da un sistema di imprese che si è posto l’obiettivo –aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni  – di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Ecco a cosa servono i marchi di qualità, a difenderci dagli attacchi dei falsari e a valorizzare la tipicità e la localizzazione del prodotto. La rintracciabilità ed i marchi, peraltro, non sono meri principi teorici e filosofici, piuttosto valori economici che le imprese agricole e l’intero territorio di produzione devono saper difendere e promuovere”.

Si stima tra l’altro che il vino offra durante l’anno opportunità di lavoro ad un milione e duecentocinquantamila italiani tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (vinacce e raspi).

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