CATERINA MONTARULI: “IL  PUG DOPO 5 ANNI: QUALI RISULTATI? LA CITTA’ CHIEDA IL CONTO SPESE”

Nota dell’ex assessora all’Urbanistica Caterina Montaruli sulla bocciatura del Pug da parte della Regione Puglia.

Cominciamo dai fatti. La Regione Puglia, in data 28.05.2021, ha bollato con un giudizio negativo il NUOVO PUG presentato dalla attuale amministrazione in data 18.01.2021, al fine di ricevere l’esito del controllo di conformità che ne avrebbe permesso la definitiva approvazione nel Consiglio Comunale. La Giunta Regionale, “viste le numerose incongruenze riscontrate conseguenti alle modifiche apportate agli elaborati a seguito dell’accoglimento delle osservazioni” ha espresso la NON COMPATIBILITA’  del PUG presentato rispetto alla L.R. n.20/2001 e al DRAG (Documento Regionale di Assetto Generale)

Ci corre l’obbligo di puntualizzare che quanto inviato in Regione non ha nulla a che vedere con il PUG adottato all’unanimità dal Consiglio Comunale in data 14.05.2016, alla fine della precedente legislatura.

Ma facciamo un po’ di storia. Il piano urbanistico generale, che muove i suoi primi passi ormai 15 anni fa (amministrazione Stragapede), è uno strumento complesso e molto articolato di cui i Comuni si dotato per la programmazione territoriale e la  governance della città. La sua costruzione parte dall’analisi critica del quadro esistente fisico e giuridico per essere in grado di cogliere le caratteristiche, le emergenze e le opportunità che il territorio e la città e quindi la sua comunità è in grado di manifestare. Inoltre il Piano ha la responsabilità di anticipare e sostenere politiche di sviluppo innovative in grado di qualificare il patrimonio territoriale, la vita dei suoi cittadini, promuoverne le proprie eccellenze e attrarne di nuove.

Nel 2016, con l’adozione del PUG, questo enorme e complesso processo fu portato a compimento grazie al lavoro dell’ufficio tecnico comunale con la consulenza dell’Università degli Studi di Bari, in un primo momento, e poi dai professionisti locali all’interno di un processo partecipativo dell’Ufficio PUG nel quale fu attivato per ben 3 anni un apposito tavolo tecnico. Pratica, messa in atto come previsto dal DRAG, poi riconosciuta come buona pratica a livello regionale.

Il PUG adottato nel 2016 aveva una sua coerenza riconosciuta dagli organi regionali in conferenza di co-pianificazione con la Regione, tanto che in quella sede l’allora Assessore Regionale all’Urbanistica arch. Curcuruto invitò gli amministratori a completare il percorso di approvazione per dotare quanto prima la città di Ruvo di programmazione generale al fine di scongiurare ulteriori richieste puntuali e particolari di conferenze di servizio.

Il PUG, quindi, fu portato in adozione e approvato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale.

Per completare il percorso di approvazione, questa amministrazione doveva procedere alla pubblicazione del PUG adottato e alla fase della valutazione delle eventuali osservazioni. Osservazioni che, invece di riferirsi ad eventuali errori o evidenziare interessi particolari, sono state utilizzate a fini politici ed ideologici, osservazioni  trasformate in emendamenti la cui ammissibilità sono tutte da verificare in punto di diritto, per stravolgere il lavoro fin qui condotto : impianto complesso, articolato che aveva avuto le autorizzazioni da tutti gli enti preposti  liquidato immotivatamente allo scopo premeditato e preordinato di distruggere quel PUG.

Tutti sono in grado di comprendere che, se si sostituiscono coloro che il PUG lo hanno redatto e ne sono i più profondi conoscitori con tecnici esterni nominati senza motivazione che non hanno partecipato in alcun modo alla sua stesura, questi opereranno con estraneità rispetto alle idee, alla visione e elle linee strategiche che sottostanno all’intero piano, ancorchè non profondi conoscitori del territorio, e risulterà quanto mai impossibile integrare le osservazioni in maniera coerente all’impianto originario facendo scempio della continuità dell’operare per perfezionare l’opera con scienza e coscienza  . Ed ecco che torna questa parola…COERENZA!

Ecco spiegato perché, dopo 5 anni di lavoro del Consiglio Comunale, delle commissioni e della macchina tecnica -amministrativa il nuovo PUG non ha alcuna relazione con il PUG adottato: il PUG adottato è stato stravolto nella visione, nell’impostazione strategica senza alcuna motivazione e senza che è apparsa una visione alternativa per il futuro della città (se mai ritorno al passato)

La Regione, infatti, dichiara di aver riscontato nel nuovo PUG numerose incongruenze in seguito alle modifiche agli elaborati apportate e all’accoglimento delle osservazioni e degli emendamenti.

Le osservazioni finali         Non sono poche le responsabilità che discendono da questa triste storia. Ora siamo fuori tempo massimo, siamo ai tempi di recupero Covid e dobbiamo tirare le somme e fare il bilancio delle responsabilità:

– responsabilità amministrativa:  è stato portato avanti un percorso illogico e incoerente a cominciare dalla messa in liquidazione in malo modo dell’Ufficio PUG, il cui tavolo tecnico aveva accompagnato il percorso di partecipazione e doveva continuare ad operare per il processo partecipativo, assente in questa fare di modifica e stravolgimento strutturale del piano.

In modo irrituale è stata nominata una società di tecnici esterni che ha valutato le osservazioni, che ha “sorprendentemente” accolto osservazioni di natura politica rifiutate e bocciate in sede di copianificazione dalla Regione e in contrasto con la strategia del PUG adottato e quindi dello stesso Documento Programmatico (DPP) scegliendo quindi di stravolgere le linee di sviluppo economico del territorio e di apportare quelle modifiche strutturali che ne hanno bollato la incoerenza da parte della Regione.

responsabilità politica: il Consiglio Comunale è responsabile di aver tenuto fermo un paese privo di programmazione richiesta a gran voce da cittadini e da istituzioni. Grave danno per la vita delle persone e per lo sviluppo delle attività produttive e di tutto il paese.

Aver stravolto uno strumento elaborato sulla base di una volontà popolare e istituzionale dal momento che le osservazioni fatte da poche persone i cui interessi legittimi sono tutti da verificare, erano orientate a distruggere l’impianto del piano. Stravolto il piano si sarebbe dovuto procedere ad una riadozione e quindi riavvolgere il nastro e ripercorrere tutto l’iter amministrativo e partecipativo. Più coerentemente e più coraggiosamente si sarebbe potuto procedere all’annullamento del piano adottato e ricominciare tutto il percorso con nuova impostazione e dichiarando una diversa visione. E’ legittimo cambiare idea da parte di chi lo aveva adottato o esprimere visioni diverse ma poi si deve avere il coraggio di dichiararle e portarle fino in fondo con la condivisione e l’approvazione dei cittadini: il piano è una costruzione complessa, è una cosa seria, è come un puzzle, se sbagli un incastro la costruzione non si mantiene più in piedi. Non c’è coerenza e non c’è compatibilità.

responsabilità per danno erariale:    sarebbe utile sapere quanto costa alla comunità di Ruvo tutto questo cincischiare intorno ad una programmazione complessa senza avere prima costruito una visione e senza avere la piena conoscenza e coscienza di ciò che era stato costruito in più di 10 anni rifiutando in modo ossessivo di ascoltare chiunque a prescindere, senza alcun risultato utile.

E’ giusto che la città chieda conto della lista della spesa. 

E’ a tutela della onorabilità del lavoro istituzionale dell’ amministrazione comunale con la sua macchina tecnico-amministrativa, del denaro pubblico impiegato, della professionalità di tanti tecnici coinvolti, della partecipazione attiva di tante persone e nel rispetto di quanti hanno condiviso una buona pratica di pianificazione partecipata, che oggi questa amministrazione ha il dovere di chiarire alla città: qual è il risultato di 5 anni di lavoro, di tempo e denaro sprecato perché una montagna costruita su falsità, supponenza e consumo di vendette personali, partorisse nemmeno un topolino?

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