Al “Tedone” di Ruvo di Puglia, vivace dibattito tra il sindaco Chieco e il prof. Villani: le ragioni del Sì e le ragioni del No

Un “duello giuridico” quello tra il sindaco di Ruvo di Puglia, Pasquale Chieco, ordinario del Diritto del Lavoro al Dipartimento di Economia di Bari e il prof. Ugo Villani, ordinario di Diritto Internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza di Bari e di Diritto dell’Unione Europea alla Luiss di Roma, che si è svolto nell’Auditorium del Liceo Scientifico “Orazio Tedone” di Ruvo di Puglia. “Padrino” super partes e garante, il giornalista Roberto Straniero, dell’emittente Telesveva.

Oggetto dell’interessante tenzone è la riforma costituzionale per la quale gli Italiani, il 4 dicembre, dovranno esprimere il proprio voto nel referendum confermativo. E per esercitare un voto consapevole, un voto scevro dalla “mistificazione della realtà attraverso la verità”, come ha chiosato efficacemente Straniero, è necessario ascoltare le due opposte fazioni, politicamente trasversali.

Della riforma due sono i punti che sono stati affrontati: il nuovo Senato e il Titolo V della Costituzione, dedicato ai rapporti tra Regioni, Province e Comuni.

Villani, sostenitore del “No”, ritiene che il bicameralismo perfetto non sarà superato attraverso questa riforma, ambigua, tecnicamente eccepibile. Il nuovo “Senato” dovrebbe dare voce agli enti territoriali, alle Regioni e ai Comuni ma questo non è vero perché tra i cento senatori, cinque sono nominati dal Capo dello Stato per meriti (che fine faranno gli ex Capi dello Stato senatori a vita e di diritto?) Quali interessi regionali rappresenterebbero quei cinque senatori? Novantacinque senatori saranno eletti dai consigli regionali con metodo proporzionale, poi sarebbe composto anche da sindaci. Perché togliere il diritto di voto nella elezione del Senato? E se si vuole fare una riforma ineccepibile perché non coinvolgere anche la Camera dei Deputati? I sostenitori del “Sì” ritengono che la prima parte della Costituzione, quella dedicata ai principi fondamentali, non sarà inficiata dalla riforma, ma non è vero perché, di fatto, si va ad incidere su un importante presidio democratico, il diritto di voto, garantito dall’art. 1 secondo comma della Costituzione, “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Chieco, sostenitore del “Sì”, ritiene che questa riforma costituzionale sia il primo passo per terminare la “tela di Penelope” della riforma delle istituzioni, una riforma prevista anche dai Padri della Costituzione che non hanno mai negato la possibilità di modificare la Carta, sempre nel rispetto dei Principi Fondamentali che non verranno inficiati dalla eventuale vittoria del “Sì”. E non ci sarebbe alcun baratto del “diritto di voto” perché comunque sono i cittadini che eleggono i sindaci e i consiglieri regionali che, in seconda battuta, andranno a eleggere i componenti del nuovo Senato e quindi non ci sarebbe alcuna privazione di questo diritto fondamentale. Vero è che i sindaci avranno la possibilità di interagire più facilmente con Roma, di far valere i diritti delle comunità che rappresentano, si sentiranno “meno abbandonati” loro che devono fare i conti con i limiti dei vincoli di bilancio dettati dalla legge di stabilità.

Secondo punto importante, riforma del “Titolo V”.

Per Villani, la riforma introduce una “clausola di supremazia” che sottrae alle Regioni materie di sua competenza per affidarle al Governo qualora si ravvisino motivi superiori di interesse nazionale. Questo porterebbe a possibili abusi. Inoltre molte materie di competenza delle Regioni, quali turismo, sanità, lavoro tornerebbero allo Stato. Ma proprio questo “riaccentramento” di competenze in settori nevralgici in capo allo Stato è positivo per Chieco, in quanto si applicherebbero standard comuni a tutte le Regioni. “Basti pensare che in materia di sanità, per una stessa prestazione ci sono parametri differenti da regione a regione. In materia di sicurezza di lavoro è lo stesso e questo non è ammissibile perché si tratta di materie che vanno disciplinate con uniformità”. Si deve considerare, aggiunge Chieco, che se passasse la riforma, diminuirebbero i contenziosi sulla competenza tra Stato e Regioni davanti alla Corte Costituzionale.

Un altro punto controverso è l’art. 70 della Costituzione, riformato. Tra gli studenti c’è chi ha fatto rilevare la complessità del nuovo testo. “Una prova dell’ambiguità della riforma” (Villani), “Semplicemente disciplina il nuovo modo di formare le leggi. Il testo attuale, ancora in vigore, è breve perché senatori e deputati osservano lo stesso procedimento”.

Una cosa gli Italiani devono tenere a mente. Che la nostra Costituzione poggia sul sacrificio di chi ha lottato per liberare l’Italia dall’occupazione nazista, dei giovani che hanno versato sangue sulle montagne, secondo le parole di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, lette dalla Preside Domenica Loiudice. E per onorare tali sacrifici, è necessario recarsi alle urne ed esercitare un voto consapevole e pacifico, senza attacchi gratuiti da parte di entrambe le fazioni.

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