Verso gli altari: la storia di Suor Amalia Di Rella, la “Discepola del Volto Santo”
Una vita spesa nel segno della carità incondizionata, sospesa tra la profonda contemplazione mistica e l’instancabile servizio agli ultimi. È la storia toccante di Suor Amalia Di Rella, figura indimenticata della terra di Puglia e nota a tutti come la “Discepola del Volto Santo”, per la quale si auspica l’avvio del processo di beatificazione. Un’esistenza straordinaria che ha saputo coniugare l’accoglienza degli emarginati alla vicinanza spirituale con i grandi testimoni della fede del Novecento.
Nata a Ruvo di Puglia il 25 maggio 1934 da Cleto Di Rella e Maria Marinelli, Amalia riceve il battesimo lo stesso giorno nella chiesa di Santa Lucia. La sua giovinezza scorre tra il lavoro presso la farmacia Tota e una progressiva maturazione spirituale.
Il punto di svolta arriva nei primi anni Settanta, segnati da un lungo e tormentato percorso di noviziato e vestizione. Fondamentale si rivela l’incontro con il Servo di Dio Padre Domenico da Cese, il frate cappuccino custode del Volto Santo di Manoppello. Il frate diviene la sua guida, indicandole persino le modalità della vestizione: una scelta che, all’epoca, genera stupore e dileggio in paese, esponendola all’incomprensione dei concittadini che la ritengono folle. È in questo periodo di isolamento che Amalia sperimenta le prime stigmate invisibili alle mani e stringe i primi legami con la comunità di Andria, in particolare con Elisa Prudente.
Il 1978 è un anno di profondi lutti e trasformazioni: il 23 luglio si spegne la madre, Maria Marinelli, e poche settimane dopo, il 17 settembre, Padre Domenico da Cese muore tragicamente a Torino, investito da un’auto mentre si recava a visitare l’ostensione della Sacra Sindone.
L’eredità spirituale del frate si manifesta sul corpo di Amalia l’anno successivo. Il 1° marzo 1979, lasciata definitivamente la collaborazione con la farmacia, la mistica ruvese riceve la prima stigmata visibile sulla mano sinistra. Il percorso ecclesiale si compie formalmente il 12 febbraio 1981 quando, dinanzi a Monsignor Garzia, pronuncia i voti perpetui nella chiesa del Purgatorio.
Iniziano così i pellegrinaggi a Lourdes e Fatima. Proprio nel santuario francese, sul dorso della mano sinistra, compare un ulteriore segno a forma di “M”, attribuito alla Vergine Maria. Successivamente, nella notte tra il 25 e il 26 luglio dello stesso anno, si manifesta la stigmata sulla mano destra. È l’atto di nascita della prima “Discepola del Volto Santo”: la stessa Amalia ne riceverà la conferma mistica attraverso la figura di Maria Matera, giunta a Ruvo su indicazione spirituale del defunto Padre Domenico con il compito di custodirla.
Il cammino di Suor Amalia non è privo di ostacoli e sofferenze interiori. A causa di voci infamanti e del pregiudizio locale, il nuovo rettore della chiesa del Purgatorio le impedisce di portare la comunione agli ammalati, segnando un periodo di dolorosa emarginazione ecclesiale.
La svolta pastorale coincide con l’arrivo sulla cattedra della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi di Monsignor Antonio Bello, l’indimenticato Don Tonino. Il legame con il “Vescovo degli ultimi” si traduce immediatamente in opera sociale: l’8 dicembre 1984, Don Tonino istituisce la comunità C.A.S.A. (Comunità Alternativa Servizio Assistenza) per il recupero dei tossicodipendenti. Sotto la guida di don Nino Prudente, Suor Amalia diviene una colonna portante della struttura, offrendo un supporto fondamentale e incarnando la cura della marginalità.
Il cammino terreno della Discepola del Volto Santo si è interrotto all’una e quindici della notte del 16 giugno, presso l’ospedale San Martino di Genova. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo, ma ha al contempo consegnato alla storia locale e nazionale l’esempio di una donna che ha saputo guardare Cristo nei volti dei bisognosi, offrendo oggi un modello universale di umiltà, compassione e misericordia.