Cronaca

Uno Bianca, i fratelli Savi tacciono davanti ai magistrati. I familiari delle vittime: «Serve fare piena luce»

Nessuna svolta dall’interrogatorio dei fratelli Roberto e Fabio Savi, ascoltati nei giorni scorsi nel carcere di Bollate dai magistrati della Procura di Bologna nell’ambito del nuovo filone d’indagine sulla banda della Uno Bianca.

Roberto Savi avrebbe scelto il silenzio, mentre Fabio avrebbe fornito dichiarazioni ritenute limitate e non tali da chiarire i numerosi interrogativi ancora aperti su una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana. I due ex poliziotti, condannati all’ergastolo per i delitti commessi dalla banda tra il 1987 e il 1994, sono stati sentiti come imputati in procedimento connesso dal procuratore capo Paolo Guido e dai sostituti procuratori impegnati nella riapertura di alcuni aspetti dell’inchiesta. Tra le vittime il carabiniere ruvese Cataldo Stasi.

L’esito dell’audizione ha suscitato profonda amarezza tra i familiari delle vittime. Proprio nelle stesse ore si è svolta l’assemblea annuale dell’associazione che li rappresenta, durante la quale è stato ribadito l’impegno a proseguire la ricerca della verità completa sui fatti che causarono 23 morti e oltre cento feriti tra Emilia-Romagna e Marche.

Nel documento approvato dall’associazione emerge la convinzione che non tutti gli aspetti della vicenda siano stati definitivamente chiariti. Per questo motivo viene chiesto un rafforzamento delle attività investigative, con particolare attenzione all’eventuale esistenza di complici, coperture o collegamenti mai emersi nel corso dei processi.

I familiari delle vittime sollecitano inoltre l’impiego di ulteriori risorse investigative e invitano chiunque possa fornire elementi inediti a collaborare con gli inquirenti. Secondo l’associazione, il fatto che la Procura stia ancora approfondendo alcuni aspetti della vicenda rende prematuro discutere di possibili benefici o percorsi premiali per i componenti della banda.

Particolarmente duro il commento del presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Alberto Capolungo, che ha espresso forte delusione per il mancato contributo fornito dai fratelli Savi agli investigatori. Secondo Capolungo, le diverse versioni emerse nel tempo e le recenti dichiarazioni rilasciate pubblicamente dai due ex componenti della banda non contribuiscono a fare chiarezza sui fatti.

Le nuove indagini si concentrano soprattutto su alcuni degli episodi più sanguinosi attribuiti alla Uno Bianca, tra cui la strage di Castel Maggiore, l’eccidio del Pilastro e l’assalto all’armeria di via Volturno. Eventi che, a distanza di oltre trent’anni, continuano a presentare zone d’ombra e interrogativi che la magistratura intende approfondire.

Per i familiari delle vittime, la speranza resta quella di arrivare finalmente a una ricostruzione completa dei fatti e delle eventuali responsabilità ancora non accertate.

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