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Una chiacchierata con l’assessora Filograno sul progetto di riqualificazione della Pinacoteca “Domenico Cantatore”

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Nel punto in cui il poeta latino Orazio, dopo una breve sosta a Ruvo, riparte col suo viaggio di discesa alla volta di Brindisi descritto nel primo libro delle Satire, si allinea lungo il prospetto della via Traiana l’ex complesso conventuale di San Domenico.

Varie sono state le vicissitudini storiche che hanno attraversato la sua struttura, risalente alla seconda metà XVI secolo e collocata fuori dalla vecchia cinta muraria cittadina. Sarebbe quasi impossibile offrirne un’esposizione dettagliata! Occorrerà perciò soffermarci su quegli eventi sviluppatisi nell’arco cronologico compreso dal 1866 (data della soppressione della sede ruvese dei Padri Scolopi  e successiva acquisizione degli ambienti dell’edificio da parte del Comune) ad oggi.

Sarà il Comune a destinare l’intero complesso alle sedi delle scuole pubbliche primarie (Avviamento, Scuola Media Inferiore e due sezioni staccate: l’una di una Scuola Superiore per l’Agricoltura, l’altra del Liceo Linguistico verso gli anni 1970). Una situazione perdurata fino al 1995 con il trasferimento della scuola Media “Domenico Cotugno”, già ospitata nel convento, seguito dall’abbandono di questa sede da parte di tutti gli altri istituti, a causa degli imminenti lavori di restauro, recupero funzionale e strutturale dell’edificio che da quel momento il Comune decideva di adibire a pinacoteca. Tale progetto rispondeva all’esigenza ben più ampia di accogliere le opere grafiche donate in comodato gratuito (non, comunque, a tempo indeterminato) dal Maestro Domenico Cantatore al Comune di Ruvo di Puglia nel 1986.

Nonostante la mancata realizzazione del comodato, stipulato nel 1994, e l’improvvisa scomparsa dell’artista ruvese nella primavera del 1998, il sito si presentava già strutturalmente riadattato e dotato di un sistema di illuminazione a gruppi di faretti per consentire gli allestimenti di eventuali mostre, ma era ancora in attesa della predisposizione degli arredi interni per accogliere esposizioni permanenti. Gli ulteriori lavori di adeguamento funzionale e di restauro facevano parte di un progetto ben più ampio che, sotto la direzione dell’ing. Michele Stasi, comprendeva anche la valorizzazione di Palazzo Caputi, sede originaria delle 133 opere del Maestro Cantatore fruibili in una mostra dedicata alla memoria del padre.

Con il restauro di Palazzo Caputi si acuiva sempre più la necessità di trovare un contesto adatto per il trasferimento delle tele di Cantatore. Si optò quindi per la sistemazione nell’ex convento di San Domenico già destinato a questa funzione in quanto, come si evinceva dalla Relazione generale al restauro, si prestava ad essere utilizzato per una struttura museale.

Dunque, fu questa la svolta favorevole che portò l’immobile a diventare la sede di un’esposizione permanente riservata alle opere grafiche del Maesto Cantatore, in acquatinte, acquaforte e litografie, nonché ad ospitare manifestazioni culturali e mostre temporanee, comprendendo l’installazione di audio e video, vista la notevole ampiezza degli spazi (oltre 5.000 mq).

Da allora ne è stata fatta di strada e ancora molta ce n’è da percorrere, in virtù degli imminenti lavori di riqualificazione a cui sarà soggetta la Pinacoteca. Pensiamo al cambio del tradizionale allestimento istituito nel 2015 e ripartito in tre sezioni fondamentali: la prima dedicata alle opere del Maestro Michele Chieco, nato a Santo Spirito e trasferitosi assieme ai suoi familiari nel territorio ruvese alla tenera età di due anni; la seconda al ruvese Domenico Cantatore (Sala del Crocifisso, Uomini e donne del sud, le odalische e i paesaggi); la terza e ultima sezione dedicata al Premio Città di Ruvo di Puglia, oli su tela di artisti prevalentemente pugliesi.

L’importo complessivo di questo ambizioso progetto è di 959.000 euro, un finanziamento ottenuto nell’ambito del “Patto per lo sviluppo della Città Metropolitana di Bari” che prevede, tra l’altro, la ristrutturazione e la messa a norma degli impianti, l’attivazione della videosorveglianza, una nuova illuminazione e tutti gli adeguamenti necessari ad ospitare le prossime esposizioni. Le sale al primo piano dell’ex convento sono attualmente chiuse al pubblico e, una volta restaurate, custodiranno la preziosa collezione di reperti archeologici del V, IV e il III secolo a.C. rinvenuti in agro ruvese e mai esposti al pubblico, attualmente conservati nei depositi della Soprintendenza, a Taranto e a Bari.

Ne parliamo con l’assessora alla cultura del Comune di Ruvo di Puglia, Monica Filograno, rivolgendo a lei alcune domande per analizzare meglio problematiche e opportunità derivanti dalla messa in atto del piano di ‘rivitalizzazione’ di questo importante contenitore culturale.

Da cosa è partita l’esigenza di riqualificazione della Pinacoteca d’Arte Contemporanea?

«Innanzitutto dalla necessità di mettere in sicurezza un bene importante per la città come l’ex Convento dei Domenicani in cui solo il piano terra era stato oggetto di interventi di restauro diventando appunto una Pinacoteca Comunale d’arte Contemporanea, mentre il primo piano aveva bisogno di essere del tutto riqualificato. E poi dalla volontà politica della nostra amministrazione di creare un museo nuovo che sviluppi le potenzialità del bene di cui parliamo e che possa rappresentare un vero attrattore culturale per una città d’arte, come la Regione Puglia ha riconosciuto Ruvo di Puglia già nel 2018, con un utilizzo polifunzionale».

In che cosa consiste questo progetto? Quando sarà portato a termine?

«È un intervento di rifunzionalizzazione e adeguamento degli impianti tecnici, di ridisegno generale dell’immobile che lo porterà a poter essere utilizzato in tutti  suoi ambienti, con un ingresso finalmente privo di barriere architettoniche perché a quello attuale su via Madonne delle Grazie sarà preferito l’ingresso da via Valle Noè con ambienti dedicati a bookshop e biglietteria, ora del tutto assenti, un ascensore che potrà essere utilizzato per raggiungere direttamente il primo piano dedicato all’archeologia, dove tutte le stanze e le teche espositive, fino ad ora mai usate, saranno messe a norma e diventeranno fruibili per visitatori, scolaresche, studiosi e archeologi; di lì si scenderà al piano terra che tornerà ad esporre le opere d’arte ma con una differente distribuzione. L’impresa ha 5 mesi da contratto per eseguire i lavori, ma poi ci vorrà altro tempo per l’allestimento e la sua inaugurazione. E’ un’opera molto importante, va fatta con scrupolo e cura».

Quali sono gli obiettivi che il progetto di riqualificazione intende perseguire?

«Avere un contenitore prestigioso e adeguato all’esposizione di tutto il patrimonio archeologico cittadino che si trova nei sotterranei di Palazzo Simi a Bari e della Soprintendenza Archeologica a Taranto. Un secolo di scavi di edilizia privata ha riportato alla luce corredi funerari e reperti archeologici estremamente preziosi e mai esposti altrove. Abbiamo voluto progettare il giusto spazio per riportarli finalmente in città grazie ad una convenzione sottoscritta con la Soprintendenza che, in presenza di uno spazio adeguato e ben progettato, ha accettato di buon grado di far rientrare a casa i materiali archeologici e di conservare qui ulteriori reperti che saranno ritrovati in futuro e che potranno essere anche direttamente ripuliti e restaurati in loco grazie alla presenza di uno spazio laboratori adeguato a questo scopo.  Sarà un luogo da visitare e da vivere, un centro culturale per le arti e l’archeologia che attirerà studiosi che mai prima hanno potuto analizzare questi reperti».

Quali saranno gli elementi di innovazione della struttura preesistente? Quali peculiarità verranno conservate? Quali nuove opere verranno inserite?

«La novità sarà data dalla compresenza di una mostra archeologica permanente al primo piano con la collezione d’arte contemporanea al piano terra, in via anche di ulteriore arricchimento.  Conserveremo tutto quello che già c’è sia come contenitore, perché ovviamente non abbatteremo nulla ma restaureremo e metteremo in sicurezza tutto, che come contenuto. Ma è questo che si arricchirà molto con la collezione archeologica come già da convenzione e anche con una importante collezione d’arte, ma su questo stiamo ancora lavorando».

Sarà favorita una campagna di sensibilizzazione per giovani e meno giovani, affinché possano conoscere e apprezzare le varie raccolte contenute nella Pinacoteca, espressione dell’identità locale?

«Direi che faremo di più e di meglio. Questo sarà un Museo nuovo, che dialogherà col prestigioso Museo Nazionale Jatta, diverso per contenuto e per tipologia museale, ma vicinissimo come posizione e affine come valore, quindi chi visiterà Ruvo di Puglia, avrà ora una ragione in più e anche parecchio importante, per fermarsi più tempo. Gli studiosi potrebbero arrivare da tutta Europa per il pregio del patrimonio esposto. E anche la vita culturale della città ne sarà avvantaggiata: nel cortile interno e nella sala conferenze al piano terrà torneremo ad ospitare mostre temporanee, incontri, spettacoli. Sarà un vero centro culturale, di produzione anche. Spero possa essere la sede di una istituzione culturale nuova, a gestione non solo comunale, che potrebbe inaugurare nella nostra città un nuovo modello di offerta culturale innovativo che produce economia e lavoro soprattutto per le generazioni più giovani. Un vero museo del futuro».

Verranno coinvolti i ragazzi del Servizio Civile nel progetto di riqualificazione della Pinacoteca?

«In questa fase non sarebbe possibile: abbiamo un team di direzione dei lavori affidato a professionisti, i lavori sono portati avanti dall’impresa che si è aggiudicata la gara, il progetto è stato elaborato da uno studio specializzato, il nostro ufficio tecnico è responsabile del procedimento finanziato per altro dal Patto per Bari di Città Metropolitana, la direzione museale comunale e l’area cultura della nostra amministrazione si stanno occupando di tutto quello che compete la cura e la custodia delle opere e degli arredi traslocati al sicuro e in questi mesi gestirà la progettazione del piano di gestione del museo. Una volta riaperto, tutta la città sarà protagonista della vita di questo bene, ma dovremo elaborare un modello di gestione adeguato alla portata e alla mission di questo attrattore. Personalmente sto lavorando anche a questo».

Avviato anche il dialogo con la Direzione Regionale dei Musei per una collaborazione fattiva. Insomma, Ruvo è in cammino. La meta è davvero ambiziosa!

 

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