“La Torre di Pilato a Ruvo di Puglia”. Presentata l’ultima creatura di Cleto Bucci

Uno sguardo al passato ruvese affinché questo rimanga nella memoria di tutti. Questo è stato l’incontro di Cleto Bucci con la cittadinanza. Protagonista il suo ultimo capolavoro “La Torre di Pilato a Ruvo di Puglia“.

Nel saggio lo storico ruvese ha ripercorso la storia della Torre di Pilato, antica torre che svettava imponente su Piazza Matteotti e che, pur dopo il crollo, rimase un punto riferimento di Ruvo nel mondo.

Dobbiamo appropriarci di ciò che la storia ci ha lasciato per non cadere in un travisamento della memoria” ha affermato il presidente della Pro Loco Unpli Ruvo di Puglia, Rocco Lauciello.

Nella piazzetta antistante l’info point della Pro Loco è stata presente anche una buona rappresentanza dell’Università della Terza Età. Quest’ultima, come già fatto in precedenza, ha patrocinato la pubblicazione editoriale del libro.

Perché l’università patrocina questi lavori? – spiega la vicepresidente – Sia per portare fuori ciò che è stato studiato durante l’anno accademico sia per la certa valorizzazione del territorio. Una linea che coincide con quella dell’amministrazione che si sta impegnando nella valorizzazione della città” dice, appellando Ruvo come “cantiere di idee”.

Altre parole di soddisfazione e di complimenti giungono dall’Ass. Monica Filograno nei confronti dell’opera di Bucci che ha subito dopo preso parola per presentare la sua ultima creatura.

Si tratta di un libro raffinato e ricco con foto d’epoca, schizzi e cartoline del passato. È una ricerca storiografica, che pur essendo un saggio ha la forma di una narrativa. “La Torre di Pilato che diventa un personaggio al quale ti affezioni” sostiene la vicepresidente dell’Università.

Così, dopo ringraziamenti e alcune critiche contro chi gli ha voltato le spalle, l’autore Cleto Bucci ha presenziato, con consapevolezza, schiettezza e a tratti ironia,  una vera e propria lezione storica sulla Torre di Pilato.

Ne ha spiegato la nascita incerta citando fonti secolari e la struttura, invece, certa, illustrando diverse cartoline della Torre che i ruvesi utilizzavano per scambiarsi i saluti addirittura anche cinquant’anni dopo il crollo. Così facendo Bucci si è ricollegato a quanto l’arch. Giuseppe Caldarola, autore della prefazione del volume, ha detto in sua precedenza, soffermandosi sulla questione del mito della Torre e di come si cominci a ricordare qualcosa o qualcuno solo subito dopo la sua scomparsa.

Altri i punti toccati tra cui i diversi ruoli della torre in relazione ai continui passaggi di proprietà. Qui Bucci ha raccontato un simpatico aneddoto secondo cui, quando la Torre fu acquistata dal comune e divenuta un ufficio telegrafico, il telegrafista ormai certo dell’imminente crollo, pregava il Sindaco di Ruvo per farlo spostare perché “non voleva morire seppellito lì“.

Ancora. Fondamentale la questione del nome. Molti conoscono la vecchia torre come “del Pilota“. Questo per merito dell’arch. Bernich che nell’Ottocento affermava che sulla torre venissero accesi dei fuochi che da lontano indirizzassero, anzi pilotassero, le navi verso il porto di Molfetta. “Non è vero – sostiene Bucci – Riteniamo sia più corretto il nome “di Pilato” perché così è citata nelle fonti più attendibili“.

E’ seguito infine il racconto del crollo. Dopo una serie di amministrazioni distratte, di incuria e manomissioni (fu costruita una scala scavando nelle mura della torre), il 18 febbraio 1881 la torre crollò. L’avvenimento era ormai prevedibile ma, spiega Bucci, non fu fatto alcun intervento per evitarlo. Fortunatamente il crollo avvenne verso le 22 evitando così che qualcuno ne rimanesse ferito. In quella che oggi è Piazza Matteotti rimasero solo le macerie di una torre alta non di meno che di 33,70 metri (contro gli attuali 36 del campanile della Cattedrale).

Tra i presenti anche don Vincenzo Speranza, in qualità di presidente dell’Università della Terza Età, secondo il quale il lavoro di Bucci è un tassello in più al patrimonio artistico della città.

Ha concluso la serata il Sindaco Pasquale Chieco. “Questo saggio è la dimostrazione di come la nostra città sia un tesoro, sia una città colta – ha sostenuto – È importante coltivare questa conoscenza e soprattutto farla coltivare ai giovani“. Ha concluso, perciò, parlando del volume come “impegno a non dimenticare, a non metter in disparte un’assenza, un pezzo culturale della vita cittadina quale è la Torre di Pilato“.

Articolo e foto di Ruvesi.it

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