Il Teatro Nazionale dei Burattini a Ruvo di Puglia. Alessio Sasso: «Un mondo magico che mi ha conquistato»

Negli occhi degli adulti brilla la stessa luce di gioia e divertimento che splende sul viso dei bimbi, seduti nelle comode sedie di plastica bianca, mentre sgranocchiano fragranti popcorn e assistono alla divertente commedia degli equivoci “Pulcinella e la Festa di Santo Catufato”, inserita nella programmazione del 5 ottobre.

Protagonisti i pupazzi di legno e stoffa del Teatro Nazionale dei Burattini, diretto dal ventunenne Alessio Sasso, di Bisceglie, sognatore e narratore di storie che mescolano fantasia, storia, letteratura e attualità.

Il palcoscenico di legno, con una cornice adorna di due Pulcinella, è un piccolo attrattore culturale che, sino a domenica 15 ottobre, in Piazza Matteotti, animerà le sere rubastine con tre spettacoli: alle 18.30, alle 19.30 e alle 20.30. Per sedersi, è sufficiente pagare 1 euro. Ogni sera, inoltre, saranno proposte storie diverse, con intrecci che partono da equivoci.

Parlare di attrattore culturale non è un’inutile enfatizzazione perché lo spettacolo dei burattini è teatro di animazione, espressione della cultura popolare, patrimonio immateriale attraverso cui si tramandano le storie, le leggende e le tradizioni di un popolo. E, spesso, “castigat ridendo mores”, è una forma di critica al potere.

Ne parlo con Alessio Sasso, nella pausa tra uno spettacolo e l’altro. Gentile, dagli occhi profondi e un po’ malinconici, come il burattino che ama tanto, Pulcinella, maschera universale della condizione umana.

E’ un giovanissimo impresario “sui generis”, che dirige un teatro d’animazione. Quando ha deciso di entrare in questo mondo affascinante?

«E’ vero. E’ un mondo magico che mi ha affascinato sin da quando ero bambino. Ogni volta che i Fratelli Ferraiolo, con il loro teatrino, giungevano a Bisceglie, seguivo i loro spettacoli, rapito. A sedici anni, armato di coraggio, chiedo loro di farmi lavorare nelle loro commedie, di farmi provare l’ebbrezza di manovrare un burattino. Al’inizio erano titubanti, ma poi, alla fine, mi fecero provare e, vedendo che avevo un talento naturale ed ero animato da autentica passione, mi ammisero nella loro “compagnia” e ho lavorato con loro sino a sei anni fa».

Cosa è accaduto?
«I Fratelli Ferraiolo, sulle piazze da tantissimi anni e per ragioni di età, decisero che era giunto il momento di cessare la loro attività. E fu allora che decisi di aprire un nuovo Teatro Nazionale dei Burattini».

Quindi lei ha raccolto l’eredità dei Ferraiolo.
«Certo. Ho appreso tanto da loro. Mi hanno donato le loro commedie, che risalgono a novanta-ottant’anni fa e alcuni burattini. E lavoro in quelle che erano le loro piazze. E, dopo otto anni, il teatro dei burattini è tornato a Ruvo di Puglia».

Con grande successo, devo dire. Come se tutti, mi riferisco agli adulti, sentissero l’esigenza di rivivere e riassaporare atmosfere di infanzia. I bambini, naturalmente, si divertono molto.
«E’ vero. E’ una cosa che mi fa piacere. Credo che gli adulti si divertano anche perché nelle commedie lascio spazio anche alla satira, all’ attualità. Le commedie che propongo ogni sera, di cui alcune sono dei Fratelli Ferraiolo e altre sono mie, sono frutto di un’attenta rielaborazione di opere di Eduardo De Filippo, di Eduardo Scarpetta e della farsa e commedia napoletana e non solo. I personaggi, poi, sono Pulcinella, Felice Sciosciammocca, un personaggio ripreso da Totò, e altre figure classiche della commedia: il servo, il gran signore, il diavolo…Per quanto riguarda i dialoghi, a volte mi affido alla registrazione delle battute; altre volte i miei spettacoli sono “live” e qui ricorro spesso all’improvvisazione. Poi, mi piace interagire col pubblico, dialogando o lanciando, scherzosamente, oggetti non contundenti. Questo compito, di solito, è affidato a Pulcinella».

(L’intervista prosegue dopo la photo gallery)

Credo che il fascino del teatro dei burattini sia anche nella belllezza dei fondali dipinti, dei pupazzi di stoffa e legno, frutto di artigianato.
«Infatti, i burattini protagonisti dei miei spettacoli sono realizzati in legno e stoffe pregiate. Ogni burattino è prezioso, e per la sua bellezza, anche intrinseca, e per la cura con cui è realizzato. I miei burattini sono realizzati da uno scultore. Ma anche io sono creatore di burattini che, poi, vendo durante i miei spettacoli».

Infatti, in bella mostra e in abiti colorati, sono esposti il Diavolo, la Morte, la Signora, il Ladro e altri personaggi tipici del teatro d’animazione. «Sono realizzati da me, con materiali di recupero. Come io stesso ho provveduto a realizzare l’impianto elettrico che, naturalmente, è a norma di legge, avendo superato tutti i controlli» continua Alessio.

Guardo il teatrino e ricordo quello, in legno, dei Fratelli Ferraiolo che si ergeva, un tempo, sulla vecchia Rotonda di Piazza Matteotti.
«Anche questo è stato realizzato da un falegname. Il teatrino dei Fratelli Ferraiolo era più piccolo». Ma i colori sono quelli: crema e marroncino chiaro. Un piccolo “filo rosso” con la grande famiglia dei burattinai.

Ha collaboratori?
«Un grande aiuto viene dalla mia famiglia. Anzi, io parlerei di “impresa familiare”. Ma se si riferisce allo spettacolo in sé, devo rispondere che, di solito, sono io che manovro i burattini, anche se, a volte, ho un collaboratore».

Come è la vita da impresario di teatro d’animazione?
«Bellissima anche se ci sono difficoltà innumerevoli da affrontare: spese alte, a volte eccessiva burocrazia. Ma credo sia così per molti. Certo, a volte un aiuto dalle istituzioni farebbe comodo…Ma io vado avanti: dalla mia ho la forte passione per questo lavoro, che amo con tutte le mie forze, e nulla mi fermerà».

Progetti?
«Beh, proseguirò nei giri per le scuole pugliesi, soprattutto della provincia di Bari e della BAT, nei centri commerciali. E, poi, ci prepareremo per l’estate, per il nostro consueto giro nelle piazze».

Sono quasi le 20.30. I bambini già da tempo, tra gridolini di gioia e risatine, hanno occupato le sedie. Alessio deve prepararsi. Questo giovane narratore di storie, a cui è affidato il compito di tramandare tradizioni scritte e orali di un popolo, prima di salutarmi con Pulcinella, mi dice: «Io so solo che quando sono dentro il teatrino, sotto il palcoscenico, sono felice. E’ un mondo magico, meraviglioso, diverso da quello di fuori, pur sempre bello. Ma lì dentro è tutta un’altra storia».

 

 

 

 

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