SUOR MARIA MAZZONE E LA “CITY OF HOPE”: CHE ORGOGLIO PER RUVO

Un ponte perenne tra lo Zambia e la Puglia, è questa suor Maria Mazzone che da anni prosegue la sua missione fra i più poveri della terra. Originaria di Ruvo di Puglia, classe 1949, a diciannove anni decide di entrare nella famiglia salesiana dove scopre il suo talento più bello, quel travolgente e contagioso ardore per il prossimo.

Nel 2009 papa Benedetto XVI le conferisce l’alta onorificenza pontificia della croce “Pro Ecclesia et Pontifice” consapevole lui stesso che «la carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza» e suor Maria è la prova provata di questo mirabile disegno celeste.

Prima di congedarsi per la ripartenza in Zambia, prevista per i primi giorni di gennaio, non ha voluto far mancare il suo riconoscente commiato.

Un ringraziamento a tutto tondo, intriso di amore e parole di incoraggiamento per la gente del Sud che, pur gravata dalla pressante crisi economica, è diventata un “faro luminoso” di solidarietà. Tante le iniziative a supporto che si sono succedute in questi anni, dal coinvolgimento delle scuole ruvesi fino alla costituzione della Onlus “Un mondo di bene”.

Questo slancio di altruismo ha innescato un circolo virtuoso di adozioni a distanza, di donazioni, di impegno da parte di tantissimi volontari che sostengono il suo progetto benefico e che, ben più di un esercizio minimo di umanità, simboleggia la riscoperta e il compimento di quei valori evangelici che, da taluni, sono spesso ripudiati in nome di un progressismo caotico senza più punti di riferimento e senza più mete di destinazione.

In Africa, Suor Maria ha costruito il suo sogno di “missionaria”, impegnata da quasi trentacinque anni per offrire un futuro a chi non ha nulla e vive senza assaporare la vita, lasciandosi andare ad un’esistenza infelice e malinconica. Nasce così, grazie alla sua instancabile dedizione e al sostegno di tanti ruvesi, “City of Hope” a Lusaka (http://www.salesiansisterscityofhope.org) e “City of Joy” a Mazabuka, progetti che hanno il primario intento di impartire una educazione per un sicuro inserimento dell’individuo nella società, garantendo prospettive occupazionali senza tralasciare il cammino umano e spirituale. Oggi suor Maria dirige “Casa Mornese” all’interno “City of Hope”, una piccola struttura di accoglienza per chi ancora vive di stenti. Non si tratta di un semplice alloggio dove vengono ospitati derelitti, emarginati, disagiati, orfani. In quel posto meraviglioso, vive prolifico il segreto di una sollecitudine fidente e operosa, che non si lascia avvilire e turbare dall’impazienza, dal countdown del male, dentro di sé, intorno a sé.

Sebbene lo Zambia abbia vissuto negli ultimi anni una incessante crescita economica con una spiccata occidentalizzazione di usi e costumi, la famiglia di stampo patriarcale è rimasta impermeabile e refrattaria ad ogni cambiamento. A patirne le conseguenze sono le donne, reduci da cruente violenze fisiche subite in età adolescenziale da sconosciuti o dai loro stessi genitori. Tante storie ed un solo obiettivo: ridare dignità a chiunque venga maltrattato. Ed è proprio sulle donne che le salesiane in Zambia stanno concentrando i loro sforzi, nella consapevolezza che l’affermazione e il potenziamento del loro ruolo rappresenti una tappa obbligata per una società più giusta, più libera, più democratica, più umana. Lo sa bene Memory Phiri, una giovane madre poco più che trentenne, violentata a otto anni dal proprio patrigno e con indosso gli indelebili segni di una malattia terribile e incurabile, l’AIDS. Venticinque anni fa suor Maria e le altre salesiane l’hanno accolta a braccia aperte, offrendo una educazione ai suoi fratelli e un tetto sicuro per tutta la sua famiglia. Ed è così che Memory non si è mai lasciata attanagliare dallo sconforto, anzi ha ripreso in mano la sua vita, divenendo ella stessa intrepida icona di coraggio e riscatto per altre donne, oggi ammirata e conosciuta in tutto lo Zambia.

La vera solidarietà non lenisce ferite, non asciuga lacrime, non rimargina cuori infranti, ha un potere più profondo quasi catartico, è quella carezza di Dio che infonde la gioia di vivere nel prossimo. E suor Maria con la sua gaiezza incondizionata con cui si approccia agli ultimi, ai derelitti, agli emarginati in zone del mondo dimenticate dall’opulenta civiltà occidentale, ci ricorda tanto le parole di don Tonino Bello «Il Signore si serve di vecchie ciabatte per farne calzari di arcangeli, e usa vecchi stracci di cucina per farne tovaglie di altare». È il ricamo dell’amore divino: noi vediamo solo alcuni nodi della trama, ma quell’amore non ci abbandona mai.

La vita di suor Maria è una testimonianza di una Chiesa militante viva e vera, di quella “Chiesa col grembiule” che è estroversa, non si arrende alle sfide del tempo e senza primati o privilegi, si fa serva dinanzi alle miserie del mondo. Tutto è dono, tutto è benedizione. E gli occhi cerulei e luminosi di suor Maria, vibrano nella speranza del suo sorriso!

 

ANTONIO VISICCHIO

 

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