Storia di Paola, storia di nuovi schiavi

Non poteva avere introduzione migliore il convegno, organizzato dalla Camera del Lavoro di Ruvo di Puglia, sul caporalato, lo scorso venerdì, nella Sala Conferenze di Palazzo Caputi a Ruvo di Puglia.

“La giornata”, il corto diretto da Pippo Mezzapesa e voluto da Cgil Puglia e Flai Cgil Puglia, è una narrazione corale, sussurrata e cupa, dell’ultimo giorno di vita di Paola Clemente, la bracciante di San Giorgio Jonico «morta di fatica per due euro l’ora sotto il sole del 13 luglio 2015» mentre “toglieva l’acinino” nelle campagne di Andria. Il corto ha restituito ai presenti la stanchezza di chi è sfruttato e la ferocia paternalista dello sfruttatore, del caporale. Ma ha restituito anche le criticità, le contraddizioni del mercato del lavoro e dei suoi attori, come accennato da Alessandro Pellegrini, coordinatore della Camera del Lavoro CGIL ruvese, con la sua stigmatizzazione degli “accordi sottobanco” che flettono verso il basso i diritti dei lavoratori del comparto agricolo e non solo.

Relatori del convegno, moderato dalla giornalista Enrica D’Acciò, sono stati l’assessora alla Cultura Monica Filograno; Francesco Stolfa, assessore alle Politiche del Lavoro del Comune di Ruvo di Puglia; Pasquale Chieco, sindaco del Comune di Ruvo di Puglia; il regista Pippo Mezzapesa; Anna Lepore, segretaria generale FLAI CGIL Puglia e Gigia Bucci, segretaria generale della Camera del Lavoro CGIL della Città Metropolitana di Bari.

L’assessora Filograno ha ricordato come la vicenda di Paola Clemente sia al centro della narrazione in “Morire come schiavi. La storia di Paola Clemente nell’inferno del caporalato” (Imprimatur) della giornalista Enrica Simonetti, ospite, lo scorso anno, della rassegna culturale “Attraversamenti” in cui era inserito un altro lavoro di denuncia al caporalato, “Paradise” di Valeria Simone. Due opere che approfondiscono, attraverso la tragedia di Paola, i meccanismi contorti, spesso oscurati dall’omertà, che regolano il mercato del lavoro nero, fenomeno endemico del Sud Italia.

L’assessore Stolfa, giurista e autore de “La legge sul “caporalato” (l. n. 199/2016): una svolta “etica” nel diritto del lavoro italiano? Una prima lettura”, saggio dedicato alla legge che dovrebbe porre un argine a questa forma di schiavitù, ricorda come un parte del mercato del lavoro agricolo sia sempre stato retto dalle regole “non scritte” dello sfruttamento e della precarietà e sottolinea come l’Italia sia lo Stato economicamente avanzato dove non si riesce a trovare una soluzione idonea a favorire un efficiente ed efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro. Nella vicenda di Paola Clemente, per esempio, sono coinvolte anche agenzie interinali a cui i caporali si sono rivolti per l’impiego di braccianti. Una soluzione possibile a tale problema è l’accreditamento di professionisti qualificati e degli enti locali (è possibile sin dal 2003) presso il Ministero del Lavoro e la Regione come Centro per l’impiego. E una delle linee programmatiche dell’Amministrazione Chieco è proprio quella di trasformare il Comune in una specie di Agenzia di sostegno e di promozione del territorio, che favorisca l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in sinergia con le imprese.

Il sindaco Chieco parla sia come giuslavorista sia come legale della famiglia di Paola Clemente. Il processo non è ancora terminato in quanto si è chiuso il filone delle indagini sul caporalato – è chiaro che si tratti di schiavitù – ma si deve accertare se esista o meno il nesso di causalità tra la morte di Paola e il lavoro di acinellatura. Il merito della Flai Cgil è stato quello di far riaprire le indagini sulla morte di Paola visto che, in un primo momento, era stata archiviata come caso di morte naturale. Ma nonostante le leggi, nonostante l’operato dei sindacati, esiste molta reticenza nelle persone sfruttate a parlare della propria condizione, perché temono di non lavorare più, sia pure per pochi euro all’ora. «Non abbiamo, ancora oggi, trovato soluzioni a questi problemi che affliggono il mondo del lavoro» è la triste conclusione di Chieco. La 199/2016 potrebbe riuscirci? Sarebbe importante, intanto, che la legalità si diffondesse in maniera uniforme in certi settori e non a macchia di leopardo.

Pippo Mezzapesa, il regista che ha diretto il corto sulla sceneggiatura di Antonella Gaeta, ispirandosi all’inchiesta del giornalista Giuliano Foschini de La Repubblica, ha confidato come sia stata tormentata la scelta di trasferire sulla pellicola un racconto di sofferenza e sfruttamento che trapelano dalle carte del processo – i monologhi e i dialoghi riproducono le testimonianze delle colleghe e dei caporali di Paola, interpretata da Arianna Gambaccini. Il regista ha prediletto lo sguardo in camera, una inquadratura desueta, con le attrici-braccianti , dal volto segnato dalle occhiaie e dai graffi del sole, che si rivolgono allo spettatore e parlano di “quella giornata”. Il corto si conclude con la fiaccolata perché «Paola non aveva avuto neanche questo onore» dichiara Mezzapesa. Anche sul set si respirava un’aria solenne e mesta al contempo e Mezzapesa racconta come il marito di Paola, Stefano Arcuri, dopo aver visto il film lo abbia abbracciato e lo abbia pregato di diffondere il film ovunque, soprattutto nelle scuole, affinché tutti sappiano.

Anna Lepore sottolinea la endemicità del fenomeno caporalato nel Sud Italia, anche se qualche traccia si intravede nel “florido” Nord. I nuovi schiavi sono i braccianti emigrati, i braccianti italiani – o meglio le braccianti perché le donne possono essere sfruttate più facilmente, secondo la bieca logica dei caporali – che devono affrontare levatacce per partire da una provincia e raggiungere un’altra molto più lontana e sottoporsi a ritmi lavorativi intensi. Per pochi euro. La legge 199/2016, per funzionare a dovere, dovrebbe, secondo Lepore, essere dotata di disposizioni di attuazione che consentano ai Centri per l’Impiego di svolgere adeguatamente e con efficienza il proprio lavoro. Non solo. Non bisogna mai abbassare l’asticella della tutela dei diritti dei lavoratori come è avvenuto con la firma del contratto provinciale dell’agricoltura di Bari e BAT da parte di alcuni sindacati. La Flai Cgil non ha firmato perché il contratto penalizza i lavoratori dal punto di vista salariale, contributivo e previdenziale.

Per Gigia Bucci, già ospite nel convegno “Giovani e lavoro” organizzato dalla Camera del Lavoro ruvese lo scorso novembre, è importante agire dal punto di vista culturale, ossia diffondere la cultura della legalità tra i ragazzi ed è per questo che la Cgil e la Flai Cgil hanno organizzato un tour che porta “La Giornata” in tutte le scuole. La destrutturazione dei diritti nasce anche perché esiste una certa acquiescenza allo stato delle cose alimentata dalla scarsa consapevolezza del valore “lavoro”. E questo si riscontra già dai più giovani. La legge 199 del 2016, contro lo sfruttamento del lavoro e il caporalato, ha un grande valore politico perché ha legato il valore del lavoro alla retribuzione fissata nei Contratti Collettivi Nazionali siglati dai sindacati. Inoltre, modificando l’art. 603 bis del c.p., ha aumentato la pena fino a sei anni di reclusione e ha fissato a 1000 euro la multa per ogni lavoratore reclutato. Non vi è certezza che questa legge possa evitare ulteriori casi di sfruttamento, ma perché ciò accada, è necessaria una maggiore cooperazione tra sindacati, lavoratori, imprese e istituzioni.

Per vedere il corto “La giornata”, cliccare sul seguente link:
https://video.repubblica.it/edizione/bari/caporalato-il-dramma-di-paola-clemente-nel-corto-la-giornata-di-pippo-mezzapesa/286305/286922.

 

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