San Francesco e il Lupo, sulla Murgia un’opera di Max Di Gioia che dialoga con il vento e la natura
Il progetto prende forma attraverso la figura del Poverello d’Assisi, il “Giullare di Dio”, e del lupo, presenza fedele e simbolica. Un’opera che non intende imporsi sul paesaggio, ma accompagnarlo attraverso un sentiero discreto, fatto di materia, significati e suggestioni.
La scultura raggiunge gli otto metri di altezza. Il ferro, slanciato verso il cielo, costruisce una figura essenziale e al tempo stesso potente: San Francesco sembra elevarsi oltre le nuvole, trasformandosi in una presenza leggera, quasi attraversata dal vento. Accanto a lui, il lupo ne accompagna la figura, richiamando uno dei racconti più conosciuti legati alla vita del Santo e al suo rapporto con il mondo naturale.
L’opera di Max Di Gioia trova a Serra Petrullo grazie alla Fondazione “Angelo Cesareo” la sua profonda dimensione. Nell’installazione, l’artista è stato accompagnato da numerose maestranze tra cui Leonardo Eden, Sorice, Edil Services e Saulle Impianti.
“San Francesco e il Lupo” si presenta come un’opera che unisce arte, paesaggio e memoria. Una presenza capace di cambiare la percezione dello spazio senza dominarlo, invitando chi percorre il sentiero a fermarsi, osservare e riflettere.
Il progetto di Max Di Gioia sembra trovare proprio nella Murgia il suo naturale contesto: una terra di pietra, vento, silenzi e orizzonti aperti, dove anche uno scarto di ferro può trovare una nuova vita.
Come racconta lo stesso artista, l’intento è quello di “piantare un verso di poesia nella terra, usando la resistenza del metallo”.
L’idea dell’opera, racconta Max Di Gioia, è nata durante una passeggiata nella campagna murgiana. A catturare la sua attenzione è stato un elemento apparentemente privo di valore: un groviglio di tondini di ferro abbandonati, uno scarto di cantiere.
Da quello scarto è nata l’idea di recuperare la materia, restituendole una nuova funzione e una nuova dimensione. Il ferro, da rifiuto, diventa così struttura, forma e infine linguaggio artistico.
La realizzazione della scultura è stata accompagnata anche dall’incontro con Nicola, dal quale è nato un confronto capace di unire intenzioni e sensibilità. Da quelle conversazioni ha preso forma l’idea di rappresentare San Francesco attraverso una figura essenziale, aperta al vento e al paesaggio, capace di diventare un punto di riferimento per lo sguardo e per la riflessione.
Nella figura di Francesco il ferro non diventa sinonimo di rigidità. Al contrario, attraverso la struttura dell’opera, assume una dimensione quasi impalpabile.
La figura è esile, ma non fragile. La leggerezza diventa una forma di forza e la semplicità si trasforma in eleganza. Il metallo sostiene una presenza discreta e incisiva, capace di inserirsi nel paesaggio senza interromperne l’equilibrio.
Particolarmente significativo è il rapporto tra la struttura della scultura e il tema dell’accoglienza. Nelle maglie del saio e nell’ossatura della figura, l’artista ha immaginato di inserire veri nidi, trasformando la materia dura in un possibile rifugio per gli uccelli.
È un gesto che porta l’opera oltre la semplice rappresentazione: il ferro diventa spazio per la vita e la scultura torna a dialogare concretamente con la natura.